Striano, torna la rassegna letteraria “Stringiamoci a corte”

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Striano.  Torna a Striano “Stringiamoci a corte”, la rassegna letteraria organizzata, quest’anno, dalla Pro Loco e dall’associazione di promozione sociale “Geppina Coppola”, con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Striano. Due gli appuntamenti, che si terranno nell’area antistante il centro sociale di via Beniamino Marciano. Lunedì 26 luglio alle 19,30 sarà presentato “Aghi”, di Ornella Esposito (Augh! Edizioni, collana Frecce). Si tratta di una raccolta di dieci racconti, tutti ambientati a Napoli, che l’autrice ha scritto nel corso degli ultimi anni. Per Ornella Esposito, giornalista ed esperta di comunicazione sociale, è l’esordio letterario Martedì 27 luglio alle 19,30 tocca, invece, al romanzo “Il posto degli assenti” di Francesco Puccio (Marlin editore): un libro sull’assenza, con al centro il personaggio di Teo, scrittore di gialli seriali. L’evento “Stringiamoci a corte” si chiama così (con l’errore voluto del verso dell’inno di Mameli) perché intende valorizzare i cortili di Striano. La prima edizione si è tenuta nel 2010, poi una lunga interruzione: ora la kermesse riparte grazie all’interessamento della Pro Loco e dell’aps “Geppina Coppola”

Somma Vesuviana, messa in memoria di Mario Cerciello Rega

0
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana
Il 26 Luglio del 2019 veniva assassinato a Roma il carabiniere Mario Cerciello Rega. Ieri, 25 luglio,  Santa Messa al Complesso Francescano di Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana.
Salvatore Di Sarno (sindaco) “Somma Vesuviana non lo dimenticherà mai! Dedicheremo a Mario la nuova scuola elementare di Santa Maria del Pozzo”.
“Questa mattina abbiamo ricordato il nostro concittadino, carabiniere Mario Cerciello Rega barbaramente assassinato a Roma il 26 Luglio del 2019, con una messa celebrata da Padre Casimiro presso il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo, lì dove Mario e Rosa Maria si sposarono. Alla funzione religiosa erano presenti i familiari. Somma Vesuviana non lo dimenticherà e gli dedicherà la nuova scuola elementare di Santa Maria del Pozzo. Per l’Arma era presente il Generale di Divisione Stefanizzi Maurizio “. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno , sindaco di Somma Vesuviana.

Edilizia, a Pomigliano adottato il nuovo piano regolatore: “stop al cemento”

La giunta comunale ha approvato la delibera di adozione. Scattate le norme di salvaguardia del territorio     Negli ultimi anni Pomigliano è stata l’epicentro delle attività edilizie nell’hinterland a nordest di Napoli. Attività costruttive finite in una maxi inchiesta della magistratura che ha portato al sequestro di una lunga serie di cantieri capaci di contenere un totale di ben 320 appartamenti. E sembra pure che non sia finita qui, che l’indagine sia destinata ad ampliarsi. Intanto l’altro ieri è spuntato il provvedimento che da giorni stava mettendo in fibrillazione gli addetti ai lavori: la giunta municipale ha adottato il nuovo piano regolatore. La delibera di adozione del PUC, il Piano Urbanistico Comunale, è stata approvata. L’adozione dello strumento edilizio da parte dell’amministrazione locale ha fatto immediatamente scattare le norme di salvaguardia per cui da questo momento tutte le richieste di permessi a costruire che risulteranno in contrasto con il nuovo piano saranno bocciate. Lotta all’abusivismo senza quartiere. Il PUC appena adottato è stringente: stop al cemento. Il nuovo strumento vieta infatti ogni forma di premio volumetrico, vale a dire la possibilità di sfruttare leggi e leggine in grado di far aumentare a dismisura le dimensioni degli edifici da realizzare. Ampliamenti volumetrici che hanno caratterizzato il caso delle licenze edilizie rilasciate dal Comune sulla base della legge regionale “Piano Casa”. Molte le concessioni regolate da queste normativa che sono terminate nell’inchiesta della Procura di Nola, che sta indagando decine di persone, tra imprenditori e tecnici, accusate a vario titolo di abusivismo edilizio, falso e omissione nell’ambito delle procedure di rilascio dei permessi a costruire. Ora però il Comune ha eretto un muro blindato attorno alla questione cemento.
l'assessore all'urbanistica del Comune di Pomigliano Mena Iovine
l’assessore all’urbanistica del Comune di Pomigliano Mena Iovine
“Siamo soddisfatti di aver adottato uno strumento che affronta le problematiche nell’ottica della sostenibilità ambientale – commenta l’assessore all’urbanistica, Mena Iovine – del miglioramento dei servizi e delle condizioni di vivibilità. Abbiamo adottato la componente strutturale del PUC che diventerà la base della futura discussione politica”. La parola passa alla cittadinanza, che attraverso le sue osservazioni . E’ aperto il dibattito pubblico finalizzato a integrare lo strumento appena adottato. “Dopo la pubblicazione dell’avviso di deposito sul Burc, il Bollettino regionale – spiega ancora Iovine – organizzeremo tavoli di confronto con gli operatori del settore edile, i commercianti, le associazioni e i cittadini. Questa fase partecipativa ci accompagnerà fino all’approvazione definitiva che avverrà entro dicembre”. Entro la fine dell’anno il consiglio comunale sarà chiamato al voto sul piano urbanistico. In caso di voto favorevole l’ufficio tecnico della Città Metropolitana esprimerà poi il suo parere di congruità. Infine sarà la Regione a concedere il nulla osta. A quel punto il PUC definitivo sarà pubblicato sul Bollettino regionale e da quel momento sarà pienamente operativo. “Il Puc di Pomigliano – aggiunge l’assessore all’urbanistica – si attua anche attraverso i progetti di rigenerazione urbana che abbiamo già predisposto e che abbiamo candidato per il finanziamento. Qualche giorno fa il progetto di riqualificazione del comparto 219, presentato attraverso la Città Metropolitana, di circa 7 milioni di euro, ha superato anche l’esame dell’alta commissione ministeriale: attendiamo fiduciosi il decreto di assegnazione”. Ecco le linee d’indirizzo del nuovo piano regolatore: stop al consumo di suolo, previsione delle residenze commisurata alle reali esigenze, tutela del centro storico, aumento dei parchi pubblici e corridoi ecologici per mitigare l’impatto delle polveri sottili. E poi la delocalizzazione delle imprese inquinanti e un sistema di mobilità urbana complesso per una movida sostenibile. Significativa la previsione di progetti di riqualificazione delle palazzine “Cairoli” e del Borgo Paciano.

Saviano, al via la seconda tappa dell’iniziativa contro ogni forma di violenza “Pane e Rose”

0
Riceviamo e pubblichiamo   Prosegue la campagna di solidarietà sociale “Pane e Rose” – un’iniziativa contro ogni forma di violenza Il giorno 26 luglio, all’interno dell’incantevole giardino di Palazzo Allocca sito a Saviano, a partire dalle ore 19.00, si terrà la seconda tappa della campagna di solidarietà sociale Pane e Rose. .. dalle poesie di Alda Merini agli spunti di riflessione sul ruolo degli uomini e delle donne nella società contemporanea .. .. dai punti di ascolto alle lezioni di difesa femminile .. dal teatro al Kundalini Yoga .. .. dal canto alle proposte di legge per la parità di genere .. Sono questi solo, alcuni degli interventi che si alterneranno durante la manifestazione; “una rivendicazione di eguaglianza nei diritti sostanziali – il pane – che ancora oggi sono corrisposti in modo diverso a seconda del sesso, ma senza che tali rivendicazioni cancellino le differenze –le rose.” Partecipano inoltre: – On. Giovanni Mensorio, Presidente della III Commissione della Regione Campania; – Dott.ssa Santina Pierro, assessore alle politiche sociali del comune di Saviano; – Prof. Domenico Lepre, coordinatore delle attività Humanitas; – Dott.ssa Mariachiara Corbisiero, coordinatrice delle attività Unitas; – Dott.ssa Mariassunta Cavaliere, una femminista a caso; – Dott. ssa Martina Fabriani, Studio Legale Nocera & Partners; – Dott.ssa Elisa Loré, psicologa, psicoterapeuta, neuropsicologa e criminologa; #paneerose – Dott.ssa Autilia Scala, psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare; – Dott. Gennaro Di Laora, criminologo ed esperto intecniche di indagine contro la violenza di genere, bullismo e cyberbullismo – Felicia Annunziata, capitano della squadra di calcio Saviano. Modera la Prof.ssa Antonella Marciano. Le lezioni dimostrative di difesa femminile saranno tenute dall’istruttore federale della Federazione Italiana di Krav Maga Raffaele Lettieri. Con le performances artistiche di: IOSONORAMA & Marzia Ascani Stefano Carrella & Nunzia Franzese L’evento, gratuito, è aperto a tutti e si terrà nel rispetto di tutte le misure di sicurezza e di prevenzione anti-covid. La campagna si avvale, di avvocati, terapeuti, psicologi, centri antiviolenza, forze dell’ordine, maestri ed istruttori federali, al fine di offrire un reale e concreto supporto alle donne/persone vittime di violenza

Educare alle emozioni: ristabilire l’empatia per la nuova quotidianità

“Pensare è affare dell’uomo”. La frase in esergo, del filosofo francese Paul Valéry, sintetizza in maniera essenziale lo spirito fondante della nuova rubrica del Mediano: Kairòs – Costruendo il tempo propizio.  La parola greca kairòs prevedrebbe una specificazione dettagliata. Mi accontenterò qui, semplicemente di specificare, che kairòs personificazione e divinizzazione del momento opportuno – si differenzia da krònos – il tempo che scorre per convenzione: i giorni, le ore e i minuti. L’idea di creare una rubrica è nata durante la prima quarantena, quando il tempo sembrava più denso, quasi viscoso, complesso da riempire. Lì ho capito – sulla lezione di Seneca – che non è il tempo verticale a dare un senso alla nostra esistenza ma bensì il tempo interiore; quello che appunto potremmo definire propizio.  Un tempo costruibile solo attraverso lo scambio intersoggettivo con gli altri che ci permette di vivere l’attimo esatto in cui qualcosa di positivo può avvenire. La chiusura inaspettata dovuta alla pandemia da Covid19 ci ha fatto comprendere quanto siamo abituati a vivere bruciando il tempo piuttosto che abitarlo e il bisogno del kairòs si è fatto stringente.  Data la premessa, la finalità di questa rubrica – che fin da subito specifico avere un carattere divulgativo – sarà quella di provare a costruire il tempo giusto, quello che ci fa assaporare l’autenticità del nostro essere umani; connettendoci a noi stessi e alle relazioni nelle quali quotidianamente siamo immersi. Non è di certo un compito facile e il focus sarà incentrato sul nostro territorio: ricco di risorse e testimonianze che potranno rappresentare dei preziosi strumenti atti a fornire stimoli. L’intento sarà quello – soprattutto attraverso la formula dell’intervista – di recuperare narrazioni ed elaborare riflessioni. Il lettore sarà quindi posto nel confort di una chiacchierata che – si spera – lo spinga ad approfondire determinate questioni, ad incuriosirsi o semplicemente a pensare. Da anni tento, nella variegata moltitudine delle cose che faccio, di mettere un ordine capace di chiarire, a me e a chi mi vive/legge, la direzione in cui procedo; ma spesso mi risulta impresa ardua. Per questo, la rubrica ha – tra le varie pretese – quella di assumere la funzione specchio: raccontare le cose che a volte non siamo capaci di vedere.  All’inizio di questo viaggio, che mi auguro sia il più lungo possibile, devo ringraziare il direttore del Mediano – Carmela D’Avino – per avermi concesso quest’importante opportunità sul suo giornale.
Silenzi, amnesia e vuoti. Il tempo della pandemia non si è ancora esaurito e forse quel ritorno alla normalità, tanto desiderato, è già presente nel quotidiano.
  È più di un anno che siamo a “casa”:   e con questa espressione non mi riferisco alla claustrofobica chiusura che ci ha colpiti dal marzo al maggio 2020 ma bensì al fatto che la nostra quotidianità non è più la stessa. Durante i primi periodo di emergenza, la tensione è salita alle stelle e l’epidemia ci ha colti totalmente impreparati. Viviamo il tempo dell’iper-rapidità; un tempo che va riempito per evitare che i nostri vuoti riempiano noi. Passare oltre 365 giorni – tra finte chiusure ed aperture – in casa non è stato facile. Poche interazioni, assenza di sfoghi, nessun volto nuovo, niente scuola, lavoro e università; niente baci appassionati o corpi esultanti, nessuna emozione, niente che ci renda umani. Attraverso un processo di resilienza ci siamo adattati– con molti sacrifici – ad una nuova condizione che all’inizio ci è sembrata disarmonica e annichilente ma poi è diventata – nella seconda metà dell’anno funesto – una nuova pelle.

Tutto questo processo psico-fisico ha – inevitabilmente – lasciato delle vittime sul campo. Come Darwin insegnava nell’ Origine della specie: non resiste l’animale più forte ma quello che si adatta meglio; così – esclusi i decessi per il virus – non siamo più ontologicamente gli stessi. Che n’ è dell’uomo alla luce dell’effetto Covid?

Siamo animali sociali che hanno necessità di fantasia. Aristotele – nel V secolo a. C. – insegnava che l’uomo è l’unico essere vivente ad avere la capacità di immaginare il proprio futuro e di proiettarlo davanti a sé attraverso delle immagini. Ci immaginiamo il mare al tramonto, quando magari siamo giù; ci proiettiamo al giorno della nostra laurea, al primo contratto di lavoro, all’amore fatto in un posto impensabile, ad una passeggiata lontana dal mondo, ad una baita di montagna durante l’inverno. Leopardi diceva: “Sempre che l’uomo pensa, ei (egli) desidera”.  Quanta verità indistruttibile. Siamo sempre immersi in un desiderio e quindi nell’immaginazione ma cosa succede quando questa phàntasia si interrompe di colpo?

La Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia ha stimato che nel 2021 saranno circa 150.000 le persone colpite da depressione per via dell’effettoCovid. Le cause, molteplici ed eterogenee, sono in sostanza: la paura del contagio, le nevrosi per la perdita del lavoro, la mancanza di contatto fisico, la sindrome della capanna,l’ analfabetismo emotivo e l’assenza di rapporti socio-relazionali. Se durante la prima “chiusura” trascorrevamo le giornate a pensare al pre-pandemia, chiedendoci quando saremmo tornati “a fare quello che facevamo”, radicalmente diversa è la situazione attuale. Cosa facevamo prima? Pochissimi lo ricordano e chi è in possesso di questa fortuna è in uno stato depressivo o affine. Questo perché – per ritornare alla resilienza – la mente di circa 7 miliardi di persone ha effettuato quello che in psicologia si chiama rimozione. “Il nostro cervello ha una caratterista che gli permette di superare qualsiasi tipo di problema: l’adattamento. Si adatta alle nuove situazioni, perché non può farne a meno, altrimenti non sopravvive” ci spiega la SIN (Società Italiana Neurologia).

Per continuare a vivere abbiamo avuto la necessità di lasciare indietro delle cose. Questo – palesemente – ha comportato disagi e disturbi temporanei; abbiamo il megafono dell’emozioni al minimo. Nulla sembra colpirci più di tanto edempatizzarci al punto di risollevarci. Ciononostante, una nuova versione dell’uomo si sta già affermando. Stare più chiusi in casa, lavorare solo al pc, pensare che gli amici si possano vedere uno per volta, non darci la mano, non abbracciarci. Abbiamo stabilito una nuova “normalità”; anche se la capacità di adattamento è stata più strutturata nelle persone adulte e meno tra i giovani, poiché il loro cervello è in una fase di crescita e rifiuta spesso le nuove regole.

Cosa faremo allora quando l’emergenza sarà finita?

Torneremo come prima, dimenticando rapidamente la vita durante la pandemia oppure affronteremo – come in parte già facciamo – la quotidianità in una versione aggiornata? Di certo il processo di tecnicizzazione dell’uomo – che ha caratterizzato la globalizzazione negli ultimi decenni – è aumentato esponenzialmente. Saremo dei robot che si abbracceranno o avremo il bisogno di ritornare all’istinto animale e primitivo? Questo non ci è dato saperlo. Molte sono le analisi che hanno provato a fare psicologi, antropologi e filosofi ma – come sempre – le risposte non sono univoche. Probabilmente già viviamo una quotidianità che non è proiettata verso un futuro liberatorio ma che gode di un presente incerto. Saremo sempre noi, con qualcosa in meno e qualcosa in più. Dovremo sentire forte il bisogno di voler ritornare uomini che scelgono i propri momenti senza essere costretti ad isolarsi, senza il fiato di un fantasma che spettrale c’è e non vediamo. Saremo chiamati – a mio avviso – ad una educazione all’emozioni che sono l’unica vera natura dell’essere umano; quelle che danno un senso alla nostre esistenze e le caratterizzano fino alla parte abissale che ci portiamo dentro. Non potrà essere solo il capitalismo economico a dettare il tempo; urgerà riscoprirsi sensibili e disposti a stringersi per ricostruirsi e ricostruire.

Manifestazioni in tutta Italia per dire No al “Green Pass”

Manifestazioni a  Roma,  a Torino,  ad Aosta, ad Alessandria e Bologna,  a Cagliari,  a Saluzzo, a Milano e poi ancora a Genova, Lecce, Cremona, Messina, a Napoli  e in altre località da un capo all’altro della Penisola hanno aderito alla mobilitazione lanciata attraverso un tam-tam su social e canali Telegram contro quella che senza mezzi termini è stata definita “dittatura” con tanto di paragoni al nazismo. In tutta Italia tra la folla pensionati, artigiani, lavoratori dipendenti . Manifestazioni  “No Green Pass” in tante piazze italiane ma anche nel resto del mondo come la Francia, dove a Parigi ci sono stati scontri tra dimostranti e polizia, e l’Australia, anche qui teatro di disordini e arresti.      L’obbligo di Green pass scatterà il 6 agosto e servirà  per accedere a una serie di servizi e attività non essenziali. Il certificato servirà per le consumazioni al tavolo al chiuso in ristoranti e bar, dove non sarà invece necessario per il servizio al bancone. Servirà inoltre per spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; musei, luoghi della cultura e mostre; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, solo a chiuso; centri culturali, centri sociali e ricreativi al chiuso; sagre e fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò, concorsi pubblici. Gli esercenti dovranno verificare il pass. CINEMA E TEATRI – Arriva l’obbligo di Green pass per cinema e teatri, ma aumenta il numero di spettatori ammessi ad assistervi. In zona gialla si entrerà con Green pass, mascherina e distanziamento, ma gli spettatori potranno salire all’aperto dagli attuali 1000 a un massimo di 2500 e al chiuso da 500 a 1000. Mentre in zona bianca, dove ora sono fissati limiti di capienza, viene fissato un tetto all’aperto di 5000 persone e al chiuso di 2500 persone. SPORT – Per gli eventi e le competizioni sportive in zona bianca la capienza consentita non può essere superiore 50% di quella massima autorizzata all’aperto e al 25% al chiuso. In zona gialla la capienza consentita non può essere superiore al 25% e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 2.500 per gli impianti all’aperto e a 1.000 per gli impianti al chiuso. DISCOTECHE – Restano chiuse, ma arrivano 20 milioni di rimborsi. SANZIONI – Per chi viola le regole c’è una sanzione da 400 a 1000 euro sia a carico dell’esercente sia dell’utente. Se le violazioni si ripetono in 3 giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni. SCONTO SUI TAMPONI – Fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi sarà assicurato a prezzi contenuti. TRASPORTI, SCUOLA, LAVORO – Il governo non tocca per ora il tema dell’ipotesi di Green pass per i trasporti a lunga percorrenza e locali, cruciali in vista di settembre, con il ritorno dalle ferie e la riapertura delle scuole. QUANDO VIENE RILASCIATO il Green Pass e come ottenerlo – Il green pass italiano, o certificazione verde, è rilasciato dal Ministero della Salute e si ottiene una volta che si è in possesso di un certificato di vaccinazione. Tale certificato si ottiene 15 giorni dopo la prima dose (e in questo caso è valido fino alla seconda) o dopo la seconda dose (con validità 9 mesi) ma anche con un documento che attesti l’avvenuta guarigione (valido 6 mesi) o con l’esito negativo di un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti. Una volta che il certificato è stato emesso dalle autorità sanitarie, l’utente riceve una mail o un messaggio dal Ministero della Salute. A quel punto la certificazione verde, che riporta un Qr Code, può essere scaricata dal sito dgc.gov.it, utilizzando la tessera sanitaria o l’identità digitale (Spid/Cie), dalle App ‘Immuni’ o ‘Io’, dal fascicolo sanitario. Chi non ha strumenti digitali o non è in grado di utilizzarli può richiedere la stampa del proprio pass al medico di base, al pediatra o anche in farmacia. (fonte foto: imola oggi)  

Le città invisibili, la scuola e i vaccini..

La scuola italiana è diventata di nuovo protagonista, ma solo per qualche giorno, delle prime pagine dei giornali, dei social e di qualche stento talk a causa della Dad. Questa volta il motivo è rappresentato dagli esiti delle prove Invalsi, visto che sono ancora peggiorati ed hanno confermato una pesante disuguaglianza tra Nord, Centro e Sud.   Gli osservatori e gli esperti, alla ricerca delle cause del fenomeno, si sono concentrati sulle conseguenze  pesanti della chiusura delle scuole durante la pandemia e sull’utilizzo della didattica a distanza come sostitutivo poco efficace delle lezioni in presenza, restringendo così il perimetro del discorso, dimenticando che la problematica precede di molto il tempo della pandemia e limitandosi a mettere in dubbio l’idea stessa di una didattica integrata con l’ausilio dei dispositivi elettronici, come se la responsabilità fosse di una piattaforma e non di chi e di come la usa. Lascia interdetti, inoltre, la preoccupazione di illustri ministri, tra cui una competente rappresentante dell’intellettualità parlamentare, di sottosegretari, di capi di partito, sempre desiderosi di esternare le loro profonde opinioni, circa il basso livello delle abilità matematiche e linguistiche dei nostri ragazzi, che dipende sicuramente dalla didattica a distanza. “Mai più la dad!” è il grido di dolore. Che care e responsabili persone ci guidano!  E come hanno a cuore un’istituzione che avranno sicuramente frequentato con merito. Per non dire dei genitori, degli influencer e di quanti, morendo dalla voglia di segnalare le spoglie della loro presenza, discettano su un argomento tanto di moda. Ora, pur dovendo, per il breve spazio a disposizione, commentare rapidamente il panorama che ci troviamo di fronte ogni volta che la scuola emette un piccolo segnale di esistenza,  bisogna soffermarsi su qualche aspetto della questione che forse è sfuggito ai nostri politici, certo non per loro colpa, impegnati come sono a non risolvere problemi. In generale bisognerebbe prendere le distanze da analisi nate sull’onda della riprovazione del fenomeno Invalsi e allargare lo sguardo a tre orizzonti ben più complessi, che sono latenti e silenti e per questo poco evidenti: la visione globale che si ha del ruolo della scuola, la preparazione dei docenti e il rapporto tra scuola e territorio. Del primo aspetto ci siamo già occupati brevemente nelle pagine di questa stessa rubrica, tempo fa; citeremo invece il secondo aspetto e terremo in frigorifero il terzo per un’altra volta. Il Corriere della sera del 22 luglio concede l’onore dell’articolo di apertura della prima pagina ai prof, che devono assolutamente vaccinarsi. Benedetto il Corriere che si occupa della scuola in primissima pagina! Seguissero tutti questo preclaro esempio! Cari miei lettori, come vedete, di tutte le problematiche attinenti ai docenti i media scelgono quella dell’obbligo o meno del vaccino. Fantastico. Cosa stiamo ad argomentare sul nodo della preparazione dei docenti; è un dettaglio di poco conto di cui non vale la pena occuparsi! Si tradisce troppo il politically correct per dire chiaro e tondo che una parte dei docenti non è all’altezza del compito, nel senso che non solo presenta lacune nella preparazione di base, male endemico ed epocale del personale della scuola italiana, ma ha grosse e lampanti difficoltà nell’uso della didattica a distanza, per lo più condotto secondo i paradigmi peggiori della didattica in presenza e cioè mediante la supervalutazione della lezione frontale, condita con qualche video e qualche giochino ritenuto tanto avanguardistico ed innovatore? E ancora, è così inattuale affermare che le prove Invalsi sono modulate su una didattica per competenze che ha poco a che vedere con la didattica che di solito viene utilizzata in classe, attenta di più alle semplici informazioni e all’allineamento dell’alunno a  ciò che il docente esprime? Non è compito di un articoletto ricorrere alla storia della scuola in Italia per ricercare le cause delle condizioni in cui gli insegnanti si trovano a lavorare, né è mia intenzione ricorrere alle solite difese dei docenti che lavorano tanto e con un basso stipendio; tutti sanno la misera realtà in cui la politica, da Casati in poi, tranne alcune rare eccezioni, ha inabissato il diritto costituzionale all’istruzione ed ha lasciato che il nostro patrimonio culturale fosse gestito così inavvedutamente. Tuttavia il fatto è questo: nelle sezioni della scuola dell’Infanzia e nelle classi delle scuole di I e di II grado, accanto a docenti di buona volontà e ben preparati, alberga una pletora di ignoranti, che si accontenta di una preparazione libresca e mediocre, ripetitiva e lontana dalle aspettative ampie e appassionate degli studenti. Basta dare un’occhiata ai titoli delle tesi di laurea che vanno dal festival di San Remo alle scrupolose indagini sulla musica neomelodica, ignorando completamente come si faccia ricerca e finanche cosa sia una citazione oppure basta leggere cosa raccontano i bambini e i loro quaderni circa i temi più attuali di storia sociale, ridotti a rituali sentimentali e ripetitivi, per non parlare poi della sbandierata inutilità della civiltà classica. I nostri ragazzi non sono abituati a riflettere sui loro processi di conoscenza, su quali strumenti adottare per padroneggiare la lingua, perché nessuno glielo insegna e perché nessuno crede più alla sua funzione civile. Provate a chiedere ai docenti a cosa è dedicato l’ultimo “corso di aggiornamento” (e già questa denominazione sembra ripresa da un piano formativo del 1930) a cui hanno partecipato e vi riempiranno di Coding e Alimentazione, di Gamification, di Inclusione e successo formativo e via elencando. Che dire? Il nodo tutto politico della formazione deve essere sciolto in fretta, non lo si può demandare al singolo insegnante, che non può più attendere. Credo che, in caso contrario, la ribellione dovrebbe partire proprio dai docenti, che farebbero bene a rifiutarsi di essere trattati come tecnici da addestrare e ad essere pronti a bloccare il Paese con gli strumenti nonviolenti, pur di rivendicare la dignità di un ruolo, che non ha pari nelle umane società; battersi per un serio patto di riqualificazione professionale, se chi ne ha il compito istituzionale non sa farlo. Intanto singolarmente si può cominciare a fare qualcosa, conta ancora molto una semplice e rivoluzionaria  azione: studiare. Il docente è un perenne scolaro, che non dimentica mai la propria dignità di guida e di mediatore di sapere, più che di simpatico e allegro youtuber. Niente altro, per cambiare in meglio. Studio e cura dell’apprendimento.

Le ricette di Biagio: insalata di fagioli. I fagioli “nobili” di Campi e di Carracci. ‘O “sfasulato”

0
L’arte finissima di Vincenzo Campi (1536- 1591) e di Annibale Carracci (1560- 1609) celebra i fagioli, “carne dei poveri”, in due quadri che non è giusto classificare come quadri di “genere”, perché sono una ricca trama di riferimenti, anche ironici, alla realtà. I “fagioli” erano, a Napoli,  il simbolo dell’amicizia delle famiglie che abitavano nei cortili e nei vicoli: se ne accorse anche Guido Piovene. Cosa significa “sfasulato”?   Ingredienti: 300 gr di fagioli secchi; 1 spicchio d’aglio, 1 limone, prezzemolo, origano, sale, olio. Dopo aver ammollito i fagioli, metteteli in cottura, controllando che restino interi e non si spappolino. Versateli poi, con una parte dell’acqua di cottura, in una zuppiera capace, condite con olio, sale, origano, aglio e prezzemolo: l’insalata va messa in frigo per un’ora, va “bagnata” con il succo del limone e infine gustata con  fette di pane “cafone”.   Appena arrivarono dall’ America, i fagioli divennero subito la “carne” dei poveri: nel Vesuviano, ancora a metà del ‘900, le massaie dicevano che nella “pasta e fagioli” i fagioli dovevano risultare, a fine cottura, “carnosi”: “si se fanno troppo muolli, allora è nu pastrocchio”. Era fatale che a questi nuovi protagonisti della tavola degli “umili” e della cultura popolare anche alcuni pittori del Rinascimento prestassero la loro attenzione. I quadri di cui oggi parliamo, il “mangiafagioli” di Vincenzo Campi (1536 – 1591) e il “mangiafagioli” di Annibale Carracci (1560- 1609) sono considerati quadri di “genere”. E’ un giudizio ingeneroso, perché le due opere sono ricche di riferimenti, anche ironici, a una realtà concreta.   Il “mangiafagioli” del Campi (vedi immagine in appendice) è un ruvido contadino che si sta sguaiatamente inebriando con il profumo della zuppa di fagioli e già pregusta il piacere che gli verrà dal corposo boccone. La donna, dal seno prorompente e ingioiellata con una clamorosa collana di corallo rosso, è la stessa che Campi raffigura nei “Mangiatori di ricotta”: in entrambi i quadri la sua piena presenza allude al sesso, perché da subito il baccello dei fagioli divenne “immagine” dell’organo sessuale maschile, e lo è ancora nelle poesie di Gioacchino Belli;  per il significato allusivo della ricotta basta ricordare quale mestiere esercitasse a Napoli “’o ricottaro”, quello senza “fuscelle”. Il “mangiafagioli” di Carracci ( immagine in appendice) è meno rustico del personaggio di Campi: porta un cappello di paglia, indossa un gilet, la tovaglia del tavolo è pulita, la brocca del vino ha una forma “borghese”. Il pittore coglie il suo “mangiafagioli” nel momento in cui solleva dal piatto il cucchiaio colmo di fagioli: ma pare, dallo sguardo, che una “sorpresa” lo distragga: forse l’ingresso di un ospite inaspettato e anche indesiderato: egli resta a bocca aperta, dal cucchiaio cadono stille di brodo e la mano, d’istinto, va a coprire e, forse a proteggere, la pagnotta di pane. Per secoli i fagioli restarono la “carne” dei poveri e il simbolo dell’amicizia che trasformava in comunità le famiglie che abitavano nello stesso cortile e nello stesso vicolo: la “cotta dei fagioli” le massaie la dividevano con le vicine. Nel libro “Viaggio in Italia”, pubblicato nel 1957, Guido Piovene scrisse che “Spaccanapoli e i vicoli che la circondano sono l’unico mezzo a nostra disposizione per capire sul vivo che cosa fosse una metropoli del mondo classico”. In questi vicoli lo scrittore sentì l’odore del brodo di polpi, “la più economica di tutte le bevande calde” e quello dei fagioli. E dunque chi è, a Napoli, “’o sfasulato”? E’ lo squattrinato: D’ Ascoli connette la parola al latino “pasceolus” e al greco “phàskolos” che indicano, nelle due lingue antiche, il borsellino di cuoio per le monete: la “s” iniziale ha una funzione “privativa”. Sergio Zazzera non si pronuncia sull’etimologia del termine, altri ricordano che nella lingua napoletana “’o fagiolo”, pronunciato ironicamente “all’italiana”, indica il “danaro”, e perciò “’o sfasulato” è colui che non ha soldi, il disperato. Ma nella voce e nell’espressione di quelli che hanno usato il termine alla mia presenza ho sempre avvertito una nota di rimprovero, talvolta di disprezzo: ‘ “o sfasulato” è colui che non ha soldi soprattutto perché non vuole lavorare: è “sfaticato”.

Somma Vesuviana, Casaraia: vittoria dei ricorrenti contro il Comune: «Quella strada è privata»

Anni di ricorsi, consulenze legali e parcelle pagate dall’amministrazione comunale, ma l’esito è quello auspicato dai ricorrenti, come ha stabilito la sezione settima del Tar che ha pronunciato la sentenza.  La vicenda va avanti dal 2018, da quando cioè undici residenti di via Casaraia – rappresentati dall’avvocato Francesco Rinaldi – presentano ricorso contro il comune di Somma Vesuviana perché sia annullata la determina 268 del 4 giugno 2018. Un atto con il quale si affidano i lavori per l’istituzione di un senso unico alternato alla II traversa Casaraia per consentire l’accesso al parcheggio pubblico. Nella determina 268 però, si fa anche riferimento ad una determina n.205. Un atto fantasma, pare giacché dovrebbe essere l’approvazione del progetto dei lavori ma non ne si conoscono né data di pubblicazione né estremi e non è reperibile né sul sito ufficiale del Comune, né altrove. La determina 268 intanto è stata annullata dal Tar, come pure la nota firmata dall’allora responsabile dell’Urbanistica che rigettò l’istanza per passo carrabile. Ma ci sono altri atti prodotti su un’erronea (secondo il Tar) valutazione: l’attestazione del Comune, per esempio, datata 10 maggio 2018, con la quale si include la strada nell’inventario dei beni di proprietà comunale. La querelle, da anni, si è giocata sulla convinzione dei ricorrenti circa l’illegittimità della procedura di istituzione del senso unico alternato per l’accesso al parcheggio su un’area di proprietà privata e senza alcun ricorso ad espropri. Nel frattempo anche una nota della polizia locale attestava che la II traversa Casaraia non possiede oggettivamente le caratteristiche per la destinazione a pubblico transito, essendo una strada senza uscita, priva di marciapiedi e con una sede stradale di ridotta larghezza. Da considerare, inoltre, che il Comune di Somma Vesuviana non è dotato di Piano Urbano Traffico. Tant’è, proprio per questo motivo la determina originaria finisce con l’avere contenuto programmatico, rientrante cioè in una diversa competenza: quella del consiglio comunale ed in più la semplice inclusione nell’elenco delle strade comunali non basta a comprovarne la demanialità. Tutte circostanze che i ricorrenti hanno ribadito nelle memorie depositate fin dal 2018 ma – era l’anno dopo, il 2019 – l’amministrazione comunale insiste ribadendo la natura pubblica della strada nonché l’unico accesso al parcheggio pubblico di interscambio di via Casaraia. E la battaglia a colpi di atti e memorie continua, ancora una volta il 31 gennaio 2020 il Comune ribadisce la sua posizione e lo fa anche nei mesi successivi parlando tra l’altro di «scelta sperimentale» necessaria a rendere utilizzabile nell’immediato il parcheggio pubblico. Nei mesi scorsi si è affidato l’incarico ad un «verificatore» che ha accertato quanto segue:
  • Attualmente la traversa seconda Casaraia è una strada senza uscita che consente l’accesso dalla strada comunale “prima traversa Casaraia” alle proprietà predette ed alla proprietà identificata catastalmente dalla particella n°847 al foglio 31, lotto di terreno su cui recentemente il Comune di Somma Vesuviana ha realizzato un parcheggio pubblico ancora non in servizio.
  • La traversa si presenta pavimentata in conglomerato bituminoso, sviluppa per ml 76,00 circa (in verbale viene riportato ml 760,00 per mero errore materiale), ed ha una larghezza media di mt 5,16 circa, rilevata al filo delle proprietà private presenti sui due lati. Non sono presenti marciapiedi. (…) Sul lato sinistro sono presenti n° 3 pali di illuminazione con corpi illuminanti a led, non numerati (allegato 3).
  • Considerate le contestazioni delle parti circa la proprietà dell’impianto di pubblica illuminazione, si provvedeva a richiedere ulteriore documentazione atta a comprovarne la proprietà. La parte ricorrente, ha prodotto attestazione della ditta in cui si riporta che l’impianto allo stato non risulta allacciato alla rete elettrica pubblica (allegato Considerato che la tipologia dei pali presenti sulla seconda traversa Casaraia è tipica di impianti di pubblica illuminazione ed è similare a quella dei pali presenti sulla via comunale “prima traversa Casaraia”, fatto salvo la differenza dei corpi illuminanti, è ragionevole comunque concludere che l’impianto sia di proprietà comunale. Sulla traversa è presente longitudinalmente la fognatura pubblica, con tre pozzetti posizionati sull’asse centrale e derivazioni dell’impianto di fornitura idrica. Al momento del sopralluogo non erano presenti numeri civici in corrispondenza degli accessi ai fabbricati. Non è presente segnaletica stradale verticale né orizzontale. In corrispondenza del primo palo di illuminazione è presente una targhetta riportante la dicitura “divieto di accesso proprietà privata” ed in corrispondenza dell’innesto con la prima traversa Casaraia è presente sulla pavimentazione stradale una lastra di marmo riportante la scritta “proprietà privata” (…) non risulta che i proprietari degli accessi carrabili privati presenti sulla “seconda traversa Casaraia” versino al Comune di Somma Vesuviana, il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche.
  • La strada non presenta limitazioni fisiche che ne precludano l’accesso, ed è aperta al transito pubblico, sebbene allo stato non abbia uscita ed abbia funzione di strada di servizio alle proprietà private adiacenti. Con la messa in esercizio del parcheggio comunale, evidentemente verrà ad assumere la funzione pubblica di strada di accesso al parcheggio comunale.
  • Allo stato, i lavori di realizzazione del parcheggio risultano sostanzialmente completati. Non è presente un accesso carrabile alternativo sulla via comunale Casaraia. (…) Il dislivello tra la quota del Parcheggio e la via comunale Casaraia non rende possibile una immediata trasformazione dell’accesso pedonale in accesso carrabile, in quanto la rampa da realizzare avrebbe una pendenza non accettabile e maggiore del 10% e non garantirebbe, inoltre, il rispetto del triangolo di visibilità per l’immissione sulla strada comunale.
Inoltre, la verificazione ha accertato che la strada non ha natura pubblica: come ritenuto in giurisprudenza, “Ai fini della qualificazione di una strada come vicinale pubblica, occorre avere riguardo alle sue condizioni effettive, in quanto una strada può rientrare in tale categoria solo qualora rilevino il passaggio esercitato “iure servitutis pubblicae” da una collettività di persone appartenenti a un gruppo territoriale, la concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale, anche per il collegamento con la pubblica via, e un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, che può anche identificarsi nella protrazione dell’uso da tempo immemorabile. L’iscrizione della strada nell’elenco delle strade vicinali di uso pubblico costituisce presunzione “iuris tantum”, superabile con la prova contraria, che escluda l’esistenza di un diritto di uso o di godimento della strada da parte della collettività“. Decisivo, dunque, è il rilievo in forza del quale la strada in questione non è, né è stata in passato, destinata al pubblico transito (lo sarebbe solo se il parcheggio entrasse in funzione) e che ha esclusivamente la funzione di consentire l’accesso dalla strada comunale “prima traversa Casaraia” alle proprietà dei ricorrenti, atteso che essa non costituisce, né ha mai costituito un collegamento con altra viabilità comunale. Pertanto, non risulta alcun titolo che giustifichi l’appartenenza pubblica o l’uso pubblico preteso dal Comune di Somma Vesuviana. Il ricorso è dunque fondato, gli atti impugnati sono illegittimi, fermo restando che il Comune può decidere per l’esproprio. La settima sezione del Tar, riguardo alle spese di giudizio, ha deciso di compensare tra le parti: duemila euro, metà il Comune, metà i ricorrenti. Qui i nostri articoli sulla vicenda:
Somma Vesuviana, opera pubblica abbandonata: scempio e degrado in via Casaraia
Somma Vesuviana, esposto in Procura per il parcheggio di via Casaraia
Somma Vesuviana, parcheggio di via Casaraia: i residenti chiedono incontro al Prefetto
Somma Vesuviana, diffida dei residenti di via Casaraia: «Il suolo è privato, se apriranno il parcheggio chiederemo i danni»
Somma Vesuviana, querelle parcheggio di via Casaraia: la parola al sindaco
Somma Vesuviana, è ancora scontro su via II Traversa Casaraia. Seconda diffida dei residenti: «Quella strada è privata»
Somma Vesuviana, l’odissea di II traversa Casaraia: il ricorso al Tar
Somma Vesuviana, querelle «Casaraia»: il Tar accoglie istanza residenti e concede sospensiva
Somma Vesuviana, odissea di via II Traversa Casaraia: anche il Comune si costituisce in giudizio
Somma Vesuviana querelle Casaraia, ancora un atto a favore dei residenti: il Tar sospende gli atti impugnati
Somma Vesuviana, querelle Casaraia: anche il Consiglio di Stato si esprime in favore dei residenti
Somma Vesuviana, diffida dei residenti di via Casaraia: «Il suolo è privato, se apriranno il parcheggio chiederemo i danni»
Somma Vesuviana, la “maledizione” del parcheggio di via Casaraia

Nola, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e lesioni personali. Arrestato 29enne

I Carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di nola hanno arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e lesioni personali antonio pignatelli, 29enne di cimitile già noto alle forze dell’ordine. I militari – allertati dal 112 per la segnalazione di un’auto sospetta –  sono intervenuti nel centro di Nola. Hanno individuato l’auto con all’interno il 29enne. Si avvicinano per controllarlo ma a quel punto inizia la fuga di pignatelli e parte l’inseguimento. La corsa dura 40 minuti ed è caratterizzata da forte velocità e sorpassi pericolosi. Il 29enne è braccato, la gazzella gli sta attaccato ma l’uomo non si arrende. Sperona più volte l’auto dei militari e anche quella dei carabinieri della stazione di san paolo che nel frattempo era arrivata in supporto. L’inseguimento termina a Cimitile. Lì, l’uomo scende dall’auto ormai inservibile – stessa sorte per le 2 auto dell’Arma – e si incammina verso la sua vicina abitazione. I Carabinieri lo bloccano e lo arrestano. Pignatelli è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio. I 2 Carabinieri sono dovuti ricorrere alle cure mediche, fortunatamente ne avranno per pochi giorni.