Napoli, “Ti porto fuori”: un tour virtuale allo zoo per i piccoli pazienti del Pausilipon

Un dono speciale per i piccoli eroi del Pausilipon: un tour tra gli animali dello Zoo di Napoli per provare, anche se solo per un giorno e a distanza, a sorridere lontani dalla routine della vita in reparto. “Ti porto fuori”, un invito ad uscire, anche se solo virtualmente, dalle quattro mura in cui si consumano le giornate dei bambini ricoverati al reparto di oncologia del Pausilipon. È questo lo scopo del tour in real time organizzato allo Zoo di Napoli che ha visto come protagonisti i bambini ricoverati presso l’ORN Santobono Pausilipon, presidio Ospedaliero Pausilipon, incluso il reparto di radioterapia pediatrica del AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Dispensare gioia, divertimento e trovare un rimedio alternativo alle cure dell’anima: un’impresa non facile, ma resa possibile grazie al contributo di una squadra d’eccellenza – tecnici, videomaker, operatori del suono, guide turistiche, volontari – che è stata in grado di donare ai bambini una manciata di normalità, tenendo i piccoli pazienti lontani, anche se solo per un giorno, dalla routine della vita in reparto. «Quando nel 2013 i proprietari dello Zoo di Napoli hanno deciso di ripristinare la struttura – racconta Peppe Viola, direttore dello Zoo – lo hanno fatto per recuperare un pezzo della storia che è appartenuto a ogni bambino della città. Pensare che ci siano bambini di 5 anni che non possono vedere un leone o una giraffa da vicino fa male al cuore. Con questa esperienza ci siamo riusciti ed è stato bellissimo anche per noi vivere e condividere le loro emozioni». Un dono davvero speciale e diverso dalle solite escursioni. Perché? La risposta è semplice. I piccoli hanno potuto assistere al tour virtuale passando attraverso un ingresso privilegiato, da veri vip. L’escursione, infatti, è avvenuta dietro le quinte, laddove hanno accesso solo i keeper. Questo per ottenere riprese più emozionanti e significative, oltre che per dare ai bambini un’idea dell’interazione che c’è tra personale e animali. «Il regalo più bello che abbiamo ricevuto – confessa Fiorella Saggese, curatore dello Zoo – è stato sapere di essere riusciti a far sorridere i bambini. Ci siamo resi conto che stavamo passando un bel messaggio: animali felici che trasmettono serenità ai bambini!». Il progetto, finanziato dall’associazione Open onlus, è stato coordinato da Ara Luxury Events Napoli, da sempre impegnata anche nell’organizzazione di eventi con utilità sociale, che grazie al supporto dello Zoo di Napoli e delle sue star – i nostri amici animali – è riuscita a creare un momento di profonda gioia per i piccoli ma grandissimi eroi dell’ospedale. «Sono stata contattata dalla Luxury Event – racconta Fiorella Saggese, curatore dello Zoo – per costruire insieme una visita completa degli ospiti del parco per i bambini ricoverati. L’idea era di creare un’esperienza immersiva, che portasse i bambini tra i nostri viali, soffermandosi su quegli animali che attirano maggiormente la fantasia dei piccoli: elefanti, ippopotami, giraffe». Un tour immersivo che ha introdotto i piccoli visitatori nel mondo degli animali anche grazie alla guida ambientale escursionistica di Camminamente Trekking, Viaggi e visite guidate. Tutti insieme uniti per un sorriso, per costruire ponti di solidarietà che aiutino a superare momenti di sfiducia e sconforto. Un esempio di profonda sensibilità verso una realtà che esiste e va sostenuta. Un progetto, dunque, da emulare e diffondere tra quanti, dotati di strutture ricreative, vogliano provare a donare tanti nuovi sorrisi supportati dalla Luxury Events di Napoli.  

Ottaviano, il rilancio del turismo: dialogo tra Regione ed Ente Parco Vesuvio

Riceviamo e pubblichiamo dall’ente Parco Nazionale del Vesuvio   Regione e Parco Nazionale del Vesuvio si sono incontrati​ per avviare un tavolo permanente sul rilancio di uno dei grandi attrattori turistico-culturali della Campania. Alla riunione hanno partecipato l’assessore regionale al Turismo Felice Casucci; il presidente della III Commissione consiliare Giovanni Mensorio; la direttrice generale per le politiche culturali e turistiche, Rosanna Romano; il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio Agostino Casillo e il direttore Stefano Donati. Le misure per garantire ai visitatori un servizio nel pieno rispetto degli standard di sicurezza previsti dalle normative anti-Covid hanno permesso di accogliere nel 2020, oltre 100.000 turisti e 40.000 dal secondo lockdown ad oggi, conferma che il contingentamento non disincentiva i flussi turistici ma rende migliore la fruizione garantita anche grazie agli interventi per migliore i sentieri e alla lotta ad ogni forma di abusivismo e illegalità assicurata dal controllo dell’assessorato. È stato presentato un nuovo strumento commerciale per agenzie e tour operator: un software per le prenotazioni, finanziabile con fondi regionali (DGR n°244 dell’8 giugno 2021). “Il Vesuvio è un cratere, seppur inattivo, che custodisce la nostra storia millenaria, le tragedie e i fulgidi giorni del riscatto” ha affermato l’assessore al Turismo Felice Casucci. “E’ di uno dei nostri più grandi attrattori e con questa sinergia qualifichiamo e specializziamo i servizi di fruizione agendo su tutti quegli elementi che ne qualificano e specializzano i servizi. Attivando questa sinergia coinvolgiamo tutti gli enti territoriali rispettandone le peculiarità istituzionali e convocheremo a breve un incontro con i 13 Comuni presenti sull’area Parco. Solo con la partecipazione di tutti si tutela un bene pubblico”. In piena sintonia il Presidente dell’Ente Parco, Agostino Casillo, che ha dichiarato: “Sono molto contento del grande interessamento da parte della Regione Campania ed in particolare all’Assessorato al Turismo, che ha deciso di mettere in campo iniziative importanti per la nostra area protetta. Una sempre più forte collaborazione istituzionale è fondamentale in questa particolare fase storica, per risolvere insieme le criticità che ci sono e vincere la sfida della transizione verso un turismo sostenibile e consapevole dei luoghi di straordinaria bellezza che abbiamo nel nostro territorio.” (Fonte foto: rete internet)

Movimento 5 Stelle, Gianfranco Di Sarno: un piano contro le licenze edilizie “imperfette”

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento alla Camera dei Deputati di Gianfranco Di Sarno, M5S: “Continua il mio impegno a liberare centinaia di Uffici Tecnici Comunali d’Italia, impossibilitati a lavorare su migliaia di istanze di cittadini titolari delle cosiddette licenze edilizie, denominate ‘imperfette’, ossia fabbricati costruiti in passato con regolari licenze edilizie, che da anni producono carico edilizio nel pieno rispetto delle prescrizioni di zona del Piano Regolatore o altri strumenti vigenti al tempo della realizzazione. Il provvedimento produrrebbe due importanti effetti: gli Enti Locali incasserebbero nuove risorse attraverso la sanzione pecuniaria da investire in servizi ai cittadini sui loro territori e i fabbricati sarebbero legalizzati a pieno titolo per beneficiare di quelle riqualificazioni edilizie che il Governo tanto sta promuovendo con incentivi e strumenti economici come il super bonus 110%”.

Sant’Anastasia, Ezia Raia (Lega): «Il partito disconosce le esternazioni di un manifesto che espone senza titolo il nostro simbolo»

Ezia Raia, coordinatrice cittadina del partito Lega Salvini, disconosce ufficialmente quanto contenuto in un proclama – e in un post – a firma di Giacomo Gammella. Il testo del manifesto «La solitudine del sindaco», parla di una maggioranza consiliare «giovane ed inesperta», di una «inesistente opposizione», di «responsabili di posizione organizzativa completamente asserviti al presunto consulente legale del Comune di Sant’Anastasia» e auspica come obiettivo imprescindibile il «rafforzare la giunta comunale». «Mi dissocio da quanto contenuto nel testo che reca la firma di chi non ha alcun ruolo nel partito che rappresento e lo faccio da coordinatrice cittadina – dice Ezia Raia – il signor Giacomo Gammella avrebbe potuto esprimere il suo pensiero liberamente ma da normale cittadino, senza utilizzare il simbolo di un partito dal quale non ha ricevuto alcuna delega».
Il proclama disconosciuto dal partito

Sefirot, ecco il progetto che sostiene le famiglie LGS

Si chiama SEFIROT il progetto pilota che mira ad individuare un protocollo di “aiuto” per le famiglie che vivono malattie croniche e invalidati come la sindrome di Lennox Gastaut. La LGS (dalla lingua inglese Lennox–Gastaut syndrom) è una delle più gravi sindromi epilettiche dell’infanzia, una malattia rara, farmacoresistente che esordisce tra i 2 e i 7 anni con un’incidenza di 1/1.000.000 nati all’anno e si associa frequentemente al ritardo mentale. L’obiettivo del progetto è il recupero del senso di genitorialità, spesso sostituito con l’aspetto esclusivo della “cura” dei propri figli. Si tratta di supportare, attraverso momenti di scambio e confronto, i caregiver in un processo che permetta loro di riaccendere i riflettori sul ruolo di genitori e di focalizzarsi sulle interazioni tra disabilità e famiglia, che sono numerosissime ed investono in pratica tutti gli aspetti della vita familiare: da quello affettivo, a quello economico, dai rapporti tra i vari membri della famiglia a quelli con la comunità di appartenenza. Sefirot è, quindi, un luogo virtuale dove ogni famiglia può sentirsi supportata, capita, compresa e guidata in questo viatico difficile. “Attraverso lo scambio frequente di esperienze, di informazioni sulle terapie, di successi e di insuccessi, si costruisce quel sapere comune che caratterizza le nostre famiglie e le rende protagoniste attive nei percorsi di vita dei nostri figli, senza mai trascurare la nostra identità di genitori. La famiglia cronica ha bisogno di ripristinare i ruoli che troppo spesso vengono messi a dura prova dalla paura, dai sensi di colpa e dalla inadeguatezza a sentirsi liberi”, sono le parole di Katia Santoro, presidente dell’associazione Famiglie LGS Italia, che prosegue “ringrazio le dott.sse del Centro Studi e Ricerche Mente e Corpo Elisa Paravati, psicologa e psicoterapeuta, e Gloria Messetti, psicologa, insieme al loro team di professionisti, per aver mostrato da subito piena consapevolezza dell’importanza dell’aiuto nella gestione logistica della malattia e per il lavoro svolto sino ad oggi allo scopo di mettere a sistema tutte quelle buone prassi che facilitano le relazioni tra le nostre famiglie e con le istituzioni pubbliche”.

Marigliano, dal centro storico a Pontecitra: in arrivo 15 milioni di euro per trasformare la città

A dare la buna notizia alla città è il parlamentare Paolo Russo. Grande la soddisfazione del sindaco Peppe Jossa.
“Quando si lavora per i cittadini- scrive Paolo Russo su Fb-  e si mettono in campo le migliori energie per disegnare un futuro fatto di rispetto per la dignità delle persone e dell’ambiente i risultati non tardano ad arrivare. Il Governo nazionale ha destinato a Marigliano 15 milioni di euro per trasformare tutta la città: dal centro storico a Pontecitra. Grazie alla qualità dei progetti realizzati a costo zero e con tanto impegno di Anna Terracciano Assessorato Pianificazione Territoriale, Rigenerazione Urbana ed Ambientale la nostra città é tra le 271 ritenute ammissibili al finanziamento del Programma nazionale della qualità dell’abitare del Ministero per le Infrastrutture per riqualificare i centri urbani, ridurre il disagio abitativo e favorire l’inclusione sociale. I progetti saranno finanziati con appositi fondi ai quali sono stati aggiunti i 2,8 miliardi del PNNR: c’è ancora qualcuno che dice che le risorse non arrivano al sud? Misurino pure le cifre e vedranno che nelle assegnazioni finali al Sud arriverà il 40% del totale.
Un’Alta Commissione istituita presso il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile ha promosso la nostra idea di città.
Finalmente Marigliano torna al centro delle politiche nazionali ed era ora dopo anni bui!
Grazie Draghi, grazie Carfagna, grazie Giovannini”.
“Marigliano- aggiunge soddisfatto il sindaco Jossa-  é tra le 271 città italiane ammesse al finanziamento del Programma nazionale della qualità dell’abitare del Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibili. Abbiamo disegnato una città contemporanea dove ogni spazio, ogni angolo sarà valorizzato per migliorare la qualità della vita di tutti i nostri concittadini, dai più grandi ai più piccoli, da chi vive nelle periferie a chi abita nel centro. Brava l’assessore Anna Terracciano Assessorato Pianificazione Territoriale, Rigenerazione Urbana ed Ambientale che ha saputo realizzare un progetto di valore che sarà interamente finanziato con 15 milioni di euro.
Un grande successo, un risultato raggiunto dalla grande squadra che amministra questa città, un riconoscimento che l’intera comunità merita a pieno!”

Castello di Cisterna, Servizi anti-droga: arrestati 2 pusher

Nell’ambito dei servizi anti-droga disposti dal comando provinciale di napoli continuano i controlli dei Carabinieri. A Castello di Cisterna – all’interno del complesso di edilizia popolare “Legge 219” – i militari della locale compagnia hanno arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti il 45enne Angelo Il debrante e il 66enne salvatore cafiero. Sono entrambi del osto e già noti alle forze dell’ordine I Carabinieri li hanno bloccati mentre cedevano delle dosi ad un giovane “cliente” – poi segnalato alla prefettura quale assuntore di droga. I 2 pusher sono stati perquisiti e trovati in possesso di 25 dosi di crack, 13 dosi di marijuana e della somma in contanti di 64 euro sequestrata perché provento del reato. Gli arrestati sono stati tradotti al carcere in attesa di giudizio.

“La terrazza” di Edoardo Dalbono: stanno insieme, ognuno nella propria solitudine. Pare una scena di oggi

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Non è una “gradevole scena borghese” – così ha scritto uno studioso – quella che Edoardo Dalbono (1841- 1915) rappresenta nel quadro “La terrazza” (olio su tela, cm. 28, 8 x 46,5), dipinto tra il 1865 e il 1866, quando il pittore condivideva i principi della “Scuola di Resina”. Questa “Scuola”, “fondata” da Marco De Gregorio, che era di Resina, da  Federico Rossano, da Giuseppe De Nittis e da Adriano Cecioni rappresentò un’ esperienza artistica di notevole importanza nella pittura italiana della seconda metà dell’Ottocento.       La “Scuola di Resina venne “fondata” nel 1863, quando a Resina giunsero il pugliese Giuseppe De Nittis, espulso per motivi disciplinari dall’Istituto delle Belle Arti di Napoli, e il toscano Adriano Cecioni, vincitore di un “pensionato” per la scultura. Essi vennero ospitati da Marco De Gregorio, grande e infelice pittore, che era di Resina, e da Federico Rossano che già dal 1858 frequentava lo studio e la casa di De Gregorio. Molti altri pittori, come vedremo in altri articoli, si unirono ai “padri fondatori” e condivisero i principi della scuola con una coerenza di varia intensità e di varia durata. La “Scuola di Resina” si propose di imprimere una svolta radicale alla pittura napoletana e a quella italiana, dominate da Domenico Morelli, il quale, secondo alcuni, irrise la “Scuola di Resina” chiamandola “Repubblica di Portici”: ma è assai probabile che non sia stato lui a coniare il titolo ironico. La “svolta” riguardava sia i temi che la tecnica: i pittori della “Scuola di Resina” cancellarono dai loro quadri tutti i temi storico – letterari e di genere cari alle Accademie, a Morelli, agli epigoni della pittura neoclassica e agli artisti che si ispiravano allo storicismo romantico. Il “vero” fu il vasto e complicato campo in cui si avventurarono De Gregorio, De Nittis, Rossano e Cecioni: e Diego Martelli, la “mente” e il teorico dei Macchiaioli toscani che esploravano gli stessi “spazi”, scrisse che i quattro di Resina avevano costituito una “camerata di radicali in arte”, non riconoscevano alcuna autorità, e, soprattutto, si dedicavano consapevolmente a un tipo di pittura che “nulla concedeva alla moda” e dunque non avrebbe procurato ad essi “il benessere”. La loro pittura “sociale” rispettò il “vero” dei contadini e degli umili e non li trasformò in figure di “genere” come avevano fatto i pittori della “Scuola di Posillipo”. Anche sotto l’aspetto tecnico, i pittori di “Resina”, come i Macchiaioli, adottarono, con grande coerenza, le innovazioni imposte dalla loro decisione di dipingere il “vero”, “en plein air”, nella luce naturale, e senza apportare modifiche suggerite dalla luce dell’ “atelier”. Dunque, venne dichiarata guerra aperta ai passaggi tonali, alle trasparenze e alla brillantezza cromatica dei quadri di Morelli e di Fortuny, e si adottò la pittura “per macchie”, di cui aveva incominciato a parlare Vittorio Imbriani. Edoardo Dalbono, nipote, per parte di madre, di Consalvo Carelli, figlio di Carlo Tito e nipote di Cesare, scrittori, giornalisti, storici e critici d’arte, fu allievo “privato” anche di Nicola Palizzi e a partire dal 1864 condivise, per alcuni anni, i principi della “Scuola di Resina”. Al periodo “resiniano” appartiene il quadro “La famiglia in terrazza”, in cui, forse, il pittore ha raffigurato la propria famiglia, sulla “terrazza” della casa che si affaccia sul centro storico di Napoli, e sulla chiesa di San Pietro a Maiella. E’ un caldo pomeriggio, l’intonaco delle case è grezzo, ruvido, scrostato e i muri, susseguendosi senza pausa – non c’è albero, non c’è fiore, non c’è varco per la luce – suggeriscono l’immagine di un fortilizio invalicabile, “tolgono l’aria”, come si dice a Napoli, molto più della calda “controra”. Alla nitidezza dei muri, disegnati in tutti i particolari – minuzioso è anche il disegno degli edifici più lontani – si oppone la tecnica “corsiva” delle macchie che costruiscono i personaggi. Sintetici sono i tratti ocra dei volti e i colpi di pennello che danno sostanza agli abiti con pochi colori che “si richiamano” l’un l’altro, il giallo, l’ocra, il bianco e il nero. Le cinque persone – l’uomo di destra dovrebbe essere proprio il pittore – sono caratterizzate dalla “posa”: appoggiate al muro, rivolgono lo sguardo verso la donna che volge loro le spalle, ma nel loro “guardare” non c’è un particolare interesse, non c’è emozione. Lo comprendiamo dalle braccia incrociate delle due signore di destra, dalla postura dell’uomo intento soprattutto a mantenersi in equilibrio, dallo stare distratto del giovane sulla sinistra. In questo contesto, le strisce nere sugli abiti delle tre donne assumono, al di là delle intenzioni del pittore, un chiaro significato simbolico: il nastro nero sulla “figura” della donna in primo piano è anche un elemento di armonia cromatica, perché corrisponde alle strisce nere che si sviluppano lungo i muri. E un significato simbolico siamo indotti ad attribuirlo anche alla striscia nera del gradino che separa, materialmente e metaforicamente, la donna in primo piano dai suoi famigliari. Su quella “terrazza”, nel silenzio di un caldo pomeriggio, la famiglia recita una scena segnata dalla malinconia, dalla solitudine e forse dall’indifferenza. Questa famiglia rappresenta sé stessa e anche la borghesia napoletana, scossa a metà degli anni ’60 dell’’800 da non pochi problemi.

Somma Vesuviana, 160 anni fa, il 23 luglio del 1861, un esempio di mala giustizia

  Il mese di luglio del 1861, esattamente 160 anni fa, fu rovente – spiega il pedagogista Antonio Lombardi – non solo per il sole che brillava sulle Due Sicilie, ma soprattutto per il crepitio delle armi da fuoco che facevano strage della nostra popolazione, sottoposta ad un’annessione forzata alla quale cercò in ogni modo di opporsi.     A Somma, alle 6 del mattino del 23 luglio del 1861, venne aperta la porta del quartiere della guardia al Trivio. Ad uno ad uno, sei condannati furono condotti con una benda agli occhi presso una muraglia bianca, tutta coronata di fogliame, scortati da tre bersaglieri (vedi foto al centro). Un caporale li fece appoggiare, uno alla volta, al muro ed un rapido comando rese cadaveri quei sciagurati, un istante innanzi rigogliosi d’una vita sì tristemente spesa. Intervista al prof. Domenico Parisi su quel delicato periodo all’indomani dell’Unità d’Italia. Per chi, invece, volesse approfondire maggiormente la storia, può cliccare sul seguente link: 23-luglio-1861 a cura del prof. Mimmo Parisi del Centro Studi dell’Archivio Storico Cittadino Somma Vesuviana. Professore Parisi, cosa avvenne a Somma in quei giorni? “Il 22 luglio del 1861 la 3^ Compagnia Bersaglieri, al comando del capitano di stato maggiore cav. Federico Bosco, conte di Ruffino (vedi foto in basso), si mise in marcia verso Somma per dare il primo esempio della repressione secondo le regole stabilite dal luogotenente del Re, Generale Enrico Cialdini (1811 – 1892). Ottanta militari giunsero a Somma senza incontrare ostacoli; subito si diressero in località Santa Maria a Castello, che era stata segnalata come base operativa dei briganti borbonici, ma la trovarono deserta perché, tempestivamente allarmati, probabilmente, da un emissario di Antonio Viscusi, un agente borbonico che organizzava ed alimentava i legittimisti del vesuviano. Gli uomini della banda di Vincenzo Barone si erano appostati molto più in alto, al riparo della fitta selva del monte, in una posizione più favorevole e adatta a respingere un eventuale assalto. Il capitano Bosco si rese conto della situazione sfavorevole e decise di ritornare a valle per procedere con quella che, probabilmente, era la seconda parte degli ordini ricevuti: rintracciare gli eventuali fiancheggiatori dei reazionari borbonici, arrestarli e fucilarli per atterrire la popolazione e dare un esempio della fine riservata a chi prestava loro aiuti di qualsiasi genere”. Che cosa avvenne in città? “Giunto in città, il capitano Federico Bosco convocò il dr. Domenico Angrisani (1821 – 1901), sindaco della città, alcuni funzionari municipali e, in ultimo, Vincenzo Giova di Gaetano, capitano della Guardia Nazionale di Somma. Acquisì informazioni e, alla fine, ebbe in mano una lista di otto nomi. Subito dopo, fece diramare un ordine che impose a tutti i paesani di chiudersi in casa, preannunciando un imminente attacco di briganti. Intanto, organizzò una retata, con 20 bersaglieri e 20 guardie nazionali, che ebbe inizio nel cuore della notte e si concluse con l’arresto di otto cittadini sommesi sospettati di essere manutengoli di briganti: Francesco di Mauro alias Scatena, impiegato civile e commerciante di vino di via Castello; Angelo Granato, proprietario abitante nella masseria Ciciniello; Saverio Esposito seu Scozio, possidente di via Castello; Giuseppe Iervolino, proprietario, domiciliato in via Persico; Luigi Romano, di via Pigno, proprietario; Vincenzo Fusco, contadino di via Spirito Santo; Rev. don Felice di Mauro, canonico della Collegiata ed, infine, un altro sacerdote di cui non si è mai saputo con certezza il nome; ma che potrebbe essere Mons. Giovanni de Felice, esponente di primo piano di un’ influente famiglia sommese, rimasta fedele ai Borbone anche dopo la conquista piemontese. I primi sei, su cui gravavano i sospetti più pesanti, furono fucilati. I presbiteri, invece, risparmiati”. Come reagì l’opinione pubblica a questo eccidio? “La ferocia di quella repressione scosse enormemente l’opinione pubblica napoletana. La sera di quel martedì 23 luglio, prima ancora che la notizia apparisse sulla stampa, nel Teatro San Carlo, la prima rappresentazione di Virginia – tragedia lirica in tre atti di Errico Petrella – iniziò con molto ritardo, poiché gli spettatori si attardarono a commentare i tragici fatti nel gremito foyer. All’indomani, lo sgomento e le proteste aumentarono a dismisura perché, dalle prime notizie pubblicate sui quotidiani napoletani, iniziò ad emergere il forte sospetto che i sei sventurati fossero stati fucilati immediatamente e senza un regolare processo. Giornali alla mano, seduti sugli eleganti divani rossi del Caffè Trinacria in via Toledo o nel più fresco Gran Caffè delle Sette porte, al piano terra dell’attuale Prefettura, gli spettatori, divisi tra rivoluzionari e legittimisti, si affrontarono in animate discussioni. Nei giorni successivi, la pubblica opinione era ormai certa che quel giorno a Somma era stato compiuto qualcosa di illegittimo e si cominciò a parlare apertamente di abuso di potere. Una delle più clamorose manifestazioni di dissenso fu quella del Procuratore generale presso la Gran Corte Criminale di Napoli, l’avvocato torinese Camillo Trombetta, che per protesta rassegnò le dimissioni, seguite da quelle del Governatore D’Afflitto. Tutto ciò gettò, definitivamente, un’ombra pesante sull’operato del capitano Bosco”. Come reagì il popolo di Somma e come si pose rimedio? “Il 3 agosto, anche il popolo di Somma si unì al coro di proteste e inviò al Questore di Polizia o Ministro a Napoli una lettera contro i soprusi, gli arresti arbitrari e le esecuzioni sommarie di sei cittadini innocenti, chiedendo il ripristino della legalità e della giustizia. Da Torino si provò a porre rimedio per arginare l’ondata di malcontento che da Napoli, dalla stampa estera e dal Parlamento saliva impetuosa. Giunti a questo punto, il generale Enrico Cialdini (vedi foto in alto), suo malgrado, si vide costretto a mettere agli arresti il capitano Bosco, che restò consegnato in Castel dell’Ovo per alcune settimane, prima di essere definitivamente trasferito a Torino per essere sottoposto a giudizio”. Come si conclusero le indagini sul capitano Bosco? “La Commissione d’inchiesta avviò le sue indagini e dopo qualche mese, l’Uditore generale di guerra di Torino trovò il capitano reo d’omicidio per abuso di potere e requisì, se non la fucilazione e la galera, almeno la reclusione in attesa che l’accusa fosse trasmessa al tribunale e si facesse luogo al pubblico dibattimento. La notizia del rinvio a giudizio del capitano Bosco di Ruffino fu pubblicata con grande rilievo dai giornali napoletani e romani. Il processo iniziò nella seconda decade di novembre; il 20 dello stesso mese, nel pieno del dibattimento processuale, il Deputato di Casoria, Francesco Proto, Duca di Maddaloni,  presentò alla Presidenza della Camera una sua mozione d’inchiesta parlamentare per i fatti che erano accaduti nelle province napoletane: Essi sono di tal natura – affermò in aula – che richiedono pronti rimedi e soprattutto rimedi giusti e saggi. Né ciò solamente è necessario per la salute del mio paese, ma sì per la salvezza di tutta Italia ad un tempo. La questione napolitana oggi non è questione di colori: la questione napolitana è questione di Onore. Purtroppo, in quell’occasione, l’Onore andò in vacanza! Il processo di Torino si concluse rapidamente con la completa assoluzione dell’imputato”. Federico Bosco di Ruffino Qual è la sua opinione su questo caso a 160 anni di distanza? “A 160 anni di distanza posso dire che quel processo fu effettivamente una farsa annunciata, perché nessun punto oscuro venne chiarito! Oggi, come allora, rimane il sospetto che la fucilazione dei sei uomini sia stato anche frutto di un regolamento di conti tra fazioni sommesi. E non solo per la curiosa coincidenza dell’appartenenza allo stesso clan familiare di una parte dei fucilati. Quello che, invece, emerge con chiarezza dai documenti è che certamente ci fu un tentativo di inquinare le prove più compromettenti per il capitano Bosco; tentativo che non si sarebbe potuto compiere senza l’intervento almeno di un funzionario municipale. Mi riferisco alle contraddizioni che emergono circa l’ora della fucilazione, tra quanto riportato da tutti i quotidiani dei giorni immediatamente successivi e ciò che, invece, è scritto sul registro dei morti del cimitero. Le ultime acquisizioni asseriscono che la fucilazione avvenne alle ore 6:00 di mattina, mentre gli atti di sepoltura e di morte, conservati nell’Archivio storico cittadino, sostengono alle ore 15. A riguardo, per dovere di cronaca, gli atti cimiteriali sono datati 23 luglio, con orario di morte alle ore 15 e inumazione dei cadaveri tra le 23 e le ore 24 dello stesso giorno; mentre per lo Stato Civile, l’annotazione dei decessi avvenne il giorno dopo, 24 luglio, seguendo uno schema che prevedeva la presenza, oltre del Sindaco Domenico Angrisani e del segretario Casillo, di due dichiaranti e conoscenti dei defunti: Vincenzo D’Avino, impiegato civile, e Saverio Mirolla, serviente comunale. Perché, per prima, l’addetto del cimitero fu costretto ad attestare il decesso alle ore 15 e non alle 6 di mattina? Sicuramente per dimostrare che in quelle nove ore era stato compiuto un veloce e regolare processo, che invece non fu mai svolto. Tutto ciò attesta, senza dubbio, la malafede del Sindaco Domenico Angrisani, peraltro ufficiale dello Stato Civile, e del capitano Vincenzo Giova della Guardia Nazionale, che consegnarono al capitano Federico Bosco la lista di nomi di coloro che dovevano essere condannati. Chi operò questa possibile manipolazione sul registro dei morti del cimitero di Somma fu lo stesso scellerato che denunciò i sei compaesani oppure fu l’incaricato della registrazione che, costretto o compiacente, contribuì a mettere le carte a posto per togliere dalle spalle dell’ufficiale piemontese l’accusa di abuso di potere? Ad oggi, possiamo solo supporlo! Rimane, tuttavia, il fatto che quello fu un esempio di mala giustizia che consentì, agli ufficiali piemontesi, di perpetrare simili, innominabili nefandezze, ancora per anni”.

Gran Caffè Gambrinius, fiumi di applausi per Pulcinella

Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione Vesuvius 

    Si è svolta martedi 20 Luglio alle ore 19:00 nell’incantevole location Gran Caffè Gambrinius la settima tappa del tour ” La rinascita”di Angelo Iannelli dove è stato presentato il libro ” Pandemia seconda ondata rabbia e confusione la sfida di Pulcinella”, edito da Albatros Edizioni . Una serata storica, che ha ricordato gli intelettuali del tempo , il salotto degli artisti, il caffè del Napoli bella . Una manifestazione poliedrica, ricca di un mix di emozioni : Arte, Cultura e bellezza. questo evento era incentrato sulla sfida di Pulcinella al covid dove in questo momento particolare si è contradistinto nel donare momenti di spienseratezza alle persone fragile e meno fortunate, per l’occasione l’ambasciatore del sorriso ha indossato il camicione bianco, il cuppolone e il turcitrulo, simbolo di abbondanza e promiscuita’ e togliendosi la maschera nera ,ha parlato di verita’ e giustizia. Nello storico bar di Piazza Plebliscito sono accorsi tanti personaggi e tanti amici per celebrare la presentazione del suo capolavoro letterario . La manifestazione è stata moderata con maestria dalla pscologa e presentatrice Edda Cioffi che ha coinvolto tutti i partecipanti . La serata si è aperta in una magia surreale tra le note di Napul’e della violinista Daniela Trionfante e il profumo del caffè ,accompagnata dai chitarristi Giulio Bosso e Rosario Penza , mentre la bellissima modella dell’Accademia Maria Mauro con eleganza mostrava l’abito ” Pulcinella” , con lo sfondo di due quadri meravigliosi a tema “Pandemia” degli artisti: Bruno Ciniglia e Luigi Calì. Presente la famiglia del Gambrinius :Antonio, Arturo e Michele Sergio. A fare i saluti di casa è stato l’imprenditore Massimiliano Rosati , che ha ringraziato l’artista Iannelli per il suo instancabile impegno socio-culturale e apprezzato il ricco parterre di ospiti presenti al Gambrinus . Sono intervenuti l’ Assessore Cultura e Turismo di Napoli Annamaria Palmieri , il presidente Premio Nazionale Amato Lamberti Nino Daniele, il cantante Mario Maglione , antropologo e studioso di Pulcinella Prof. Domenico Scafoglio , il re della tammorra Marcello Colasurdo , lo scultore Domenico Sepe , il Maestro pasticciere Sabatino Sirica, la giornalista Emanuela Gambardella ,il virologo Giulio Tarro. Una bellissima serata incentrata sul sorriso e la rinascita , che ha visto alternarsi momenti di confronto e riflessione sul significato storico e folkloristico di Pulcinella e prospettive di riascita post pandemia , intervallati da momenti artistici emozionanti come quelli degli artisti :Mario Maglione, Marcello Colasurdo e lo stesso Pulcinella. Applausi scorscianti che si sentivano nella vicina Piazza Plebliscito. Al professore Scafoglio è stato consegnato il prestigioso ” Premio Ambasciatore del Sorriso” Mentre al Gambrinus un corno porta fortuna e un busto di pulcinella . Erano presenti i gioralisti : Alessandra De Cristofaro Franco Buononato, Giuseppe De Carlo, Gigione Maresca , Pasquale Spera e Rosita Arpaia Bevilacqua . La top model Giada Salzano e ancora Maurizio Fontanella, Franco Capasso, Massimo Curzio,, Haruna Jarra, ,Loredana Condurro e Ciro Pisco, i fotografri : Sandro Barrasso e Vincenzo Burrone. Le riprese sono state effettuate da: Club Economy Tv, Campania Felix , Tele Blu ,DGPhotoArt , Positano News . Ancora un successo per Pulcinella che con la sua macchina dell” emozione sfida la Pandemia , donando momenti di spiensieratezza e benessere pscicofisico.