“Baccalà arrecanato”. Quando Sant’ Anastasia controllava il mercato del baccalà e delle carni

0
Il complesso significato di “arreganato” (“arraganato”,“arrecanato”) e del verbo “arraganare”. I vari “tagli” di baccalà forniti dai venditori, già nell’Ottocento, per “ricette” particolari. Nel 1859 la “battaglia”, a Sant’Anastasia, tra i baccalaiuoli, mercanti di “baccalari” e di carni salate e insaccate, e i “buccieri” che vendevano carni vaccine, agnelli e capretti di “fresco taglio”.I baccalajuoli guidati dai Piccolo e dagli Scafuto, i “buccieri” guidati da Marino Paparo e da Domenico Liguori. La decisione di Giuseppe IV Medici, Intendente di Napoli, e quella che il sindaco Sanseverino prese nei primi mesi del Regno d’Italia, mentre Vincenzo Barone preparava in montagna la “comitiva” di briganti.   Ingredienti (per 4 persone): gr. 700 di baccalà già “spognato”, gr. 250 di pomodorini, gr.100 di olive, gr. 50 di pane raffermo, un bicchiere abbondante di vino bianco, gr. 50 di noci, 2 cucchiai di uva passa, 1 spicchio d’aglio, una manciata di prezzemolo tritato, olio extravergine. Liberate il baccalà dalle lische e dalla pelle, e dividetelo in grossi pezzi; tagliate a metà i pomodorini, disponeteli in un’ampia ciotola, salateli e pepateli; ammorbidite nell’acqua l’uva passa. Preparate un trito di pane raffermo, prezzemolo, noci, olio, sale, pepe e aglio.  In una teglia dai bordi alti e convenientemente cosparsa di olio disponete i pezzi di baccalà, circondateli con i pomodorini, con le olive e con l’uva passa opportunamente strizzata, bagnate il tutto con il vino bianco, cospargetelo con il trito del pane raffermo e degli altri ingredienti, “governatelo” con un filo d’olio e mettete nel forno caldo a 180°. Dopo una quarantina di minuti il baccalà “arrecanato” è pronto per la tavola.   Dirà sicuramente qualcuno: si chiama “arrecanato”, ma l’origano dov’è?  Perché dicono i linguisti dei “social” che “arrecanato” vuol dire “trattato con l’origano”, che in napoletano si chiama “arecheta”. Per fortuna, Francesco D’Ascoli spiegò e scrisse che, per un chiaro passaggio analogico, “arraganato” significa anche “povero, semplice”, perché l’origano è  un “odore” che si trova facilmente e a poco prezzo, e poi perché sono due i verbi “arraganare”: uno significa “condire con l’origano”, l’altro indica l’operazione che con l’arganetta, una pianta tintoria, rinforzava i colori “mosci” degli abiti vecchi.La nobiltà semplice della povertà. Alla forma “letteraria” “arracanato”, o “arraganato” ho preferito quella vesuviana, “arrecanato”. A metà dell’Ottocento, i “baccalajuoli” di Sant’ Anastasia, gli Scafuto, i Piccolo, i Carotenuto vendevano non solo le “scelle” e i “mussilli” interi, ma anche pezzi di baccalà già tagliati da usare per almeno sette “ricette”: e c’erano, tra queste, le polpette di baccalà, il baccalà alla carrettiera, il baccalà “arrecanato”. Negli anni ’70 dell’Ottocento, almeno quattro “taverne” tra Sant’Anastasia e Volla preparavano maccheroni con il baccalà, un “piatto” che già da tempo era entrato nei menù “popolari” dei “signori” napoletani che tenevano villa intorno al Santuario della Madonna dell’Arco. Per un complicato concorso di cause Sant’ Anastasia, lungo tutto l’Ottocento, si trovò al centro del mercato del baccalà e di quello delle carni: la convivenza dei due “mercati” non era facile, e infatti l’età borbonica si chiuse, in questa città, con una vera e propria battaglia tra i “baccalajuoli” e i “buccieri”, che erano i mercanti di carne vaccina, di agnelli e capretti. Nel 1859, infatti, ci fu, nel bilancio di Sant’Anastasia, un residuo attivo di 300 ducati. I baccalaiuoli, guidati dagli Scafuto e dai Piccolo, chiesero di eliminare il dazio su “salumi e salami” – rientravano nella categoria anche stocco e baccalà- sostenendo che la durezza della gabella aveva costretto almeno 20 rivenditori anastasiani a spostarsi a Somma: le amministrazioni sommesi da almeno un decennio stavano sviluppando un abile gioco strategico per togliere a Sant’ Anastasia il controllo del mercato dei “baccalari”. Invece i buccieri, che erano guidati da Marino Paparo e da Domenico Liguori, chiedevano che venisse eliminato il dazio sulle carni. E gli amministratori della città li accontentarono. I baccalajuoli si rivolsero all’Intendente di Napoli – oggi lo chiameremmo il prefetto – che era Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano: e, poiché egli “quotidianamente benefica i poveri”, i ricorrenti erano certi che “la Vergine SS. dell’Arco gli avrebbe messo in testa buoni propositi” e gli avrebbe fatto notare che gli amministratori della città abolivano il dazio sulle carni, che solo i “signori” potevano comprare, mentre mantenevano quello su “stocco, salacche e baccalari, che sono il cibo dei poveri.” Giuseppe IV non si lasciò commuovere, e si tenne fuori dalla battaglia: i 300 ducati li destinò “agli accomodi della Chiesa di Sant’ Antonio che era indecentissima e cadente”. Un ottajanese purosangue. Nel marzo del 1861 le donne dei baccalaiuoli, istigate “dalla pessima genia dei contrabbandieri”, aggredirono, armate di salami, il sindaco Sanseverino chiedendogli che eliminasse il dazio su “salumi e salami”. Il sindaco, che non voleva aggiungere altri problemi a quello, incombente, dei briganti che Vincenzo Barone stava organizzando in montagna, decise di mantenere il dazio sulle carni insaccate e conservate e di abolirlo sullo stocco, sul baccalà e sulle salacche “che si consumano dalla classe infelice del popolo”. I baccalaiuoli accettarono la decisione che li accontentava a metà: ma la metà è meglio di niente, e poi stava arrivando a Sant’ Anastasia un reggimento di soldati “piemontesi”.

Sant’Anastasia, le rivalse. Il Pd: “Abbiamo tutelato l’onore del partito, se avessimo ceduto Abete sarebbe stato il sindaco Pd”

Da sx, Peppe Maiello, Antonio Marciano, Antonio Pone, Raffaele Coccia ed Enza Amato
Mentre i consiglieri comunali e gli assessori si dimettevano, nello stesso momento (giovedì scorso) due dei consiglieri comunali che erano stati pure candidati sindaco avversari di Abete, erano in diretta social per commentare la vicenda. Non era necessaria la loro firma per formalizzare le dimissioni, intendiamo quella di Carmine Esposito e quella di Mario Gifuni, bastavano quelle della maggioranza (cui si sono aggiunti Raffaele Coccia e Peppe Maiello del Pd) per far decadere anche la loro carica. Ma si è trattato evidentemente di una scelta precisa. Esposito e Gifuni, con accanto il portavoce del movimento SìAmo Anastasiani, Ciro Pavone, hanno voluto commentare non la ormai nota vicenda giudiziaria della Concorsopoli anastasiana, non gli arresti, ma il problema politico.
Mario Gifuni, Carmine Esposito, Ciro Pavone
C’era evidentemente la necessità di ricordare che qualcosa era accaduto prima. Che Mario Gifuni aveva sollecitato, sui concorsi pubblici anastasiani, una interrogazione parlamentare al senatore Iannone. Che dai commenti social, pure per chi non avesse voluto andare a fondo della vicenda, si evinceva che a quei concorsi avevano partecipato amici, conoscenti, parenti e paraparenti, come avrebbe detto un signore della politica anastasiana scomparso tempo fa e che, però, con Esposito e Gifuni poco avrebbe legato. C’era evidentemente la voglia di rivalsa di chi in questi mesi si è sgolato a dire che tre proroghe, per la gara dei rifiuti, sono un po’ tante. Che c’era qualche piccolo problemino dietro lo spostamento del funzionario Pappadia, inviso prima allo zio e poi anche al nipote. Che da esposti e denunce presentate alle forze dell’ordine e alla prefettura – così come loro hanno asserito –  il giudizio politico sull’amministrazione Abete è per loro ancor più fallimentare di quello inerente alle vicende giudiziarie. Che in ballo, nel bilancio degli ultimi anni, ci sono tante e tante piccole tessere, tante, per un lapidario giudizio politico negativo. Ma se da Esposito e Gifuni ci si aspettava un atteggiamento di rivalsa, di chi – per usare le parole di Pavone – «banchetta» sulle disgrazie degli avversari, chi era lì con pop corn alla mano ad aspettare il sangue è rimasto deluso. Magari qualcuno penserà che si poteva aspettare qualche giorno ancora. Una settimana, due. Anche tre. Sì, questo lo si pensa. Ciascuno però fa le sue scelte e così ha fatto anche il Partito Democratico. Se nel comitato di Agire si è picchiato pesante, politicamente pesante, sugli avversari in disgrazia, nel convegno di ieri mattina targato Pd si sentiva quasi la eco di una marcia trionfale. Non di sciacallaggio, attenzione. La politica non si esime, non deve esimersi, dall’interpretare gli eventi. Magari si poteva aspettare un po’ anche per questo, ma chi grida allo scandalo fa solo esercizio di ipocrisia. Altra cosa, e su questo nessuno può esimersi sul serio, è la riprovazione per chi sui social sta speculando sulla vicenda giudiziaria. In Italia esistono tre gradi di giudizio e qui non si è nemmeno al primo, i processi (tutti i processi) si fanno nelle aule di tribunale. Né sui giornali, né sui social.  E dicevamo, in città sono arrivati anche, ieri, i consiglieri regionali del Pd, Antonio Marciano ed Enza Amato. Per i democrat, o meglio per coloro i quali hanno presentato il simbolo di partito sostenendo la candidatura a sindaco di Raffaele Coccia, è una rivincita. Perché una parte del partito era tra le fila di Abete, perché si è corso il rischio di non presentare il simbolo, si è corso il rischio che Lello Abete potesse diventare «il sindaco del Pd». Il neo segretario Antonio Pone, gli ora ex consiglieri Coccia e Maiello, hanno chiarito che il giudizio politico non c’entra nulla con la vicenda giudiziaria che ha finito per decapitare il governo cittadino. «A prescindere da tutto, il nostro giudizio sulla cattiva amministrazione lo avevamo già espresso – ha detto il segretario Pone – ed avevamo spinto affinché si aderisse al Piano di Lavoro regionale, con un risparmio per l’ente e regole che avrebbero evitato episodi di corruzione». Sì, perché dei concorsi pubblici anastasiani, non si è parlato negli ultimi giorni. Perché in assise i consiglieri di opposizione avevano già fatto notare come i nomi dei candidati e delle commissioni qualche dubbio lo facevano venire. Mentre forze dell’ordine e magistratura stavano già indagando. Hanno chiesto, i democrat anastasiani, di avere al loro fianco, a Sant’Anastasia, il neo segretario metropolitano Marco Sarracino e il presidente Paolo Mancuso. «Perché con la nostra scelta in campagna elettorale, il partito lo abbiamo preservato da questo scempio e ci si dovrebbero almeno le scuse» – ha detto Maiello. Coccia, il candidato sindaco Pd della scorsa primavera ha chiesto che ci si attivi, in Regione, perché i giovani anastasiani possano avere ancora speranza per un lavoro nella pubblica amministrazione.    

Sant’Anastasia/Concorsopoli, Pasquale Iorio ai domiciliari, tutti gli altri indagati trascorreranno il Natale in carcere

0
L’udienza di Riesame (per la prima ordinanza) è fissata, sia per l’ex sindaco Lello Abete, sia per Pasquale Iorio, venerdì 27 dicembre. E tale resta. Però, mentre Abete trascorrerà in carcere il Natale 2019 – come l’ex segretario Egizio Lombardi e l’imprenditore salernitano Alessandro Montuori cui già il Riesame ha negato la mitigazione delle misure cautelari – ieri la polizia penitenziaria ha scortato Iorio nella sua abitazione di Sant’Anastasia dove è al momento in custodia domiciliare. Il difensore di Iorio, l’avvocato Sabato Graziano, non si sbottona più di tanto sulla vicenda, ma non occorre una particolare fantasia per comprendere che l’unica maniera di finire ai domiciliari prima ancora del Riesame sia aver reso dichiarazioni. Un interrogatorio ci sarebbe già stato venerdì, un altro sarebbe previsto prima di venerdì 27. Peraltro, voci non ancora confermate, farebbero supporre sia in arrivo una terza ordinanza, giacché i pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano starebbero lavorando su dichiarazioni rese da altre “vittime” della cricca dei concorsi.

Sant’Anastasia, il presepe dei Giocondi la notte di Natale: Gesù Bambino è figlio di chi lo ha interpretato 39 anni fa

Un filo di luce tra il borgo Sant’Antonio di Sant’Anastasia – scenario suggestivo del presepe vivente che si tiene da 39 anni la notte della vigilia di Natale – e Madonna dell’Arco dove, nel santuario dei padri Domenicani, il presepe con la regia di Luigi de Simone e l’interpretazione di poco meno di cento figuranti messa in scena dalla compagnia I Giocondi, replicherà l’evento nel chiostro mariano, il giorno dell’Epifania.
il regista Luigi De Simone in veste di pastorello
A Sant’Anastasia, sotto il Monte Somma, il Presepe non è una formalità natalizia. Occorre assistere alla rappresentazione dei Giocondi, quando tutti lasciano le tavole imbandite del cenone di Natale per avviarsi tra i vicoletti del centro storico e trovarvi i figuranti, le scene, fare un tuffo in un’altra epoca e avviarsi tra le stradine illuminate dalla luce delle fiaccole per giungere infine alla scena della Natività. Ancora una volta, per la notte di martedì 24 dicembre, Sant’Anastasia diverrà la Greccio vesuviana, per replicare ancora e ancora le scene che due anni or sono il vescovo ausiliare di Gerusalemme ha voluto si tenessero in Terra Santa. Ogni anno Luigi De Simone, medico psichiatra, sceneggiatore, regista, scrittore, introduce nuove scene nelle quali non manca mai una provocazione, uno spunto di riflessione. La scena di contestazione, quest’anno, tratta un tema ecologico e sarà, come sempre, una sorpresa. Ma un’altra scena provocatoria ha voluto introdurre De Simone che ha scelto per il Presepe una figurante che rappresentasse una Suora Domenicana della scuola Sodani, il luogo dove le monache hanno allevato generazioni di anastasiani e che adesso non le vede più intente all’insegnamento, per scelte e decisioni prese altrove e che ancora fanno discutere. Si potrà dunque vedere, nella prima delle tredici scene, una suora intenta all’insegnamento, mentre spiega ai bimbi il vero significato del Natale. Per l’edizione 2019 inoltre, si è data una ricorrenza emozionante: ben 39 anni fa, il bimbo che interpretò Gesù tra le braccia di Maria e Giuseppe, si chiamava Andrea Dobellini. Quest’anno il figlio di Andrea, che porta il nome del nonno Antonio, sarà a sua volta Gesù Bambino. Il presepe vivente anastasiano, sul quale sono stati scritti libri e saggi, è conteso da numerosi paesi della Campania nei giorni tra l’Immacolata e l’Epifania e così sarà anche stavolta prima della rappresentazione finale prevista per il 6 gennaio a Madonna dell’Arco dove i domenicani hanno a loro volta celebrato l’importanza del Presepe con nuovi spazi che nelle cantine del convento accolgono una mostra. Ebbene, il presepe poliscenico del Santuario sarà aperto fino al 2 febbraio. Tra le novità, un presepe realizzato da padre Vincenzo Avvinti, con le scene risistemate da padre Michele Spinali. L’allestimento è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20. Un percorso magico lungo il quale sono allestite diverse scene presepiali con pastori a grandezza naturale, opere d’artigianato artistico e un presepe in miniatura che cambia luci simulando il passaggio dal giorno alla notte. L’incipit di quell’esposizione che ancora oggi fa sgranare gli occhi ai bimbi e affascina chiunque vi sia passato risale agli anni ‘50 e con il trascorrere degli anni sono state realizzate vetrine attraverso le quali è possibile ammirare altre opere donate al Santuario da maestri presepisti. Nel 2001 è in questo luogo che fu ospitata la Mostra d’Arte Presepiale Contemporanea alla quale presero parte nomi di spicco dell’antica arte napoletana. Nel 2004, invece, l’associazione Carafa di Cercola ha allestito e donato al Santuario un’altra meravigliosa struttura che è andata ad arricchire l’originaria scena della Natività. Ed è da decenni che il Presepe del Santuario attira visitatori da ogni luogo, in molti ricordano anche l’antica usanza di chiuderne il percorso con una grande attrattiva per i bimbi: un ovile con vere pecorelle. Una tradizione per ora messa da parte, ma c’è per gli appassionati d’arte il percorso con l’esposizione permanente e la possibilità di ammirare le grandi scene principiali tipiche napoletane, restaurate come quelle a grandezza naturale. Ed è sul percorso d’arte che hanno puntato i Domenicani e il loro Rettore, padre Alessio Romano: «L’intenzione è di ampliarlo ulteriormente, allestendo e pensando a ulteriori scene artistiche nei locali dove ancora ci sono le antiche ed enormi botti – dice padre Alessio – fedeli e pellegrini che oggi arrivano al Santuario possono visitare il Presepe, la più grande collezione al mondo di ex Voto e il Museo allestito da circa un anno nei locali del chiostro dove c’è anche l’antica Farmacia».  

Carenze igieniche e abusivismo: sequestri e chiusure dei NAS a Pomigliano, Marigliano, Mugnano e Giugliano

0
Con l’approssimarsi del periodo delle festività di fine anno i carabinieri del NAS di Napoli, insieme ai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, hanno eseguito numerosi controlli, nei settori di competenza, allo scopo di prevenire attività illecite in danno dei cittadini: Marigliano, corso Vittorio Emanuele III: i carabinieri del NAS hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attivita’ di bar/pasticceria al cui termine hanno disposto il sequestro amministrativo di 100 chili circa di prodotti dolciari pronti per la somministrazione al pubblico. Sono risultate violate le norme in materia di tracciabilita’/rintracciabilita’ alimentare. Disposta anche una prescrizione finalizzata alla formazione professionale del personale dipendente ed operante nel settore alimentare. Pomigliano d’Arco, via Pertini: i carabinieri del NAS hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un bar al cui termine hanno proceduto alla chiusura amministrativa di un locale di circa 80 metri quadrati adibito a deposito alimentare, sala somministrazione e sala slot. Motivo: gravi carenze igienico–sanitarie riscontrate nel corso della verifica. E’ stata anche comminata una diffida per accertate carenze riscontrate sia sotto il profilo strutturale che documentale. Mugnano di Napoli, via Diaz: i carabinieri del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attività di panificazione e produzione di prodotti dolciari al cui termine hanno proceduto al sequestro amministrativo di 60 chili di verdura cotta (scarola rinvenuta allo stato congelato) per la farcitura di focacce in quanto detenuta in assenza di qualsivoglia indicazione e/o procedura in autocontrollo relativa alla sua rintracciabilita’ alimentare. Giugliano in Campania: al termine di una verifica igienico sanitaria eseguita in una casa albergo per anziani i carabinieri del NAS hanno accertato la mancanza dei requisiti strutturali, funzionali ed organizzativi per le strutture ricettive per anziani, per cui è stata inoltrata all’autorita’ amministrativa competente la richiesta di sospensione “ad horas” delle attivita’.Nella struttura è stata verificata la non attuazione del controllo periodico degli estintori, cosa per la quale è stato interessato il competente comando dei VVFF, l’assenza della notifica alimentare per l’attivazione del laboratorio-cucina in ambienti in precedenza autorizzati come palestra. Ambienti che tra l’altro sono risultati con presenza di situazioni di “non conformita’” dovute anche alla mancanza di manutenzione straordinaria alle strutture portanti e alle pareti. I responsabili sono stati quindi diffidati a eliminare questi inconvenienti. Verificata infine l’omessa predisposizione di idonee misure per la prevenzione della legionellosi.  

Omicidio di Acerra: contesto mafioso che pullula di criminali

0

L’ultimo morto ammazzato nel territorio di Acerra risale a dieci mesi fa, quando il 16 febbraio è stato ucciso sotto casa Vincenzo Mariniello, pregiudicato di 46 anni. Una lunga tregua in un territorio storicamente molto difficile che è stata interrotta in pieno clima natalizio, nel tardo pomeriggio di ieri, dall’uccisione di Giuseppe Avventurato. Comunque non si sa se i due omicidi siano collegati. Indaga la polizia di Stato. Quel che è certo è che le modalità e i contesti dei due fatti di sangue si assomigliano molto. Come Mariniello infatti Giuseppe Avventurato è stato ammazzato sotto casa sua, un basso al civico 76 di corso della Resistenza (le abitazioni di entrambi distano appena qualche centinaio di metri tra loro, quella di Mariniello è in via Nenni, a pochi passi). Stesse modalità anche nella mera esecuzione dell’agguato: un colpo alla testa, letale, e altri due colpi al torace. Sia Mariniello che Avventurato erano inoltre della medesima generazione, quasi coetanei: 46 anni il primo, 48 l’uomo appena ucciso. Ed entrambi facevano parte di un pezzo significativo della camorra locale. Mariniello era il figlio del boss Gennaro, ammazzato da un tiratore scelto mentre era sul terrazzo di casa, sempre nel centro di Acerra. Era il 2000. Per raccontare invece altri fatti di sangue relativi alla famiglia Avventurato bisogna risalire alla fine degli anni Ottanta, quando cioè nel 1988 furono uccisi il padre di Giuseppe, Domenico, allora quarantenne, e uno zio, il fratello del papà. Una mattanza che all’epoca fu inquadrata nell’ambito della terribile guerra di camorra tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia dei clan che avrebbero dominato il trentennio successivo, i casalesi, gli Alfieri, i Fabbrocino. Ma questa è un’altra storia. Gli scenari adesso sono molto diversi anche se le “dinastie” della malavita restano più o meno sempre quelle. Comunque ora di morti ammazzati sulle strade di questa parte del Napoletano ce ne sono per fortuna di meno. Ma i traffici illeciti non cambiano: droga, estorsioni e appalti al primo posto. Quest’anno però le armi ad Acerra hanno tuonato due volte. Prima c’erano stati più di tre anni di vera e propria pax mafiosa, seguita all’omicidio, avvenuto il 19 settembre del 2015, di Adalberto “Ignazio” Caruso, pregiudicato di 57 anni, cognato di un personaggio considerato di spicco dall’antimafia, Cuono Lombardi. Caruso fu freddato con un colpo alla nuca in piazza San Pietro, un posto vicinissimo al marciapiede antistante l’alloggio dove è stato ucciso Avventurato, sul conto del quale ci sono da registrare tre arresti relativamente recenti. Uno, risalente a quattro anni fa, riguarda una tentata estorsione a una sala giochi. Gli altri due, rispettivamente del 2017 e del 2018, sono stati messi a segno dalle forze dell’ordine per altrettante violazioni di misure restrittive disposte dalla magistratura. Avventurato nel frattempo doveva essere processato con rito ordinario insieme con il fratello Giancarlo per associazione finalizzata al traffico di droga. Un processo che riguarda 23 personaggi della criminalità acerrana. Un’associazione a delinquere che negli ultimi tempi si sarebbe spartita il territorio cittadino per spacciare praticamente in ogni angolo crack, cocaina hashish e marijuana. Anche a domicilio. Tra gli imputati in questo processo spiccano anche i nomi di Gaetano Soriano, Antonio e Vincenzo Di Buono, Antonio e Filomena De Falco, Pasquale Tortora. Tutte famiglie che contano da queste parti. Considerate “egemoni”. Clan storici, radicati da molto tempo. Elementi comunque troppo scarni per stabilire se quest’ultima uccisione sia il preludio di una nuova faida. Anche qui infatti l’omertà regna sovrana. Un silenzio interrotto di tanto in tanto dal “pentito” di turno. Ne è una prova la vicenda relativa all’assassino di Adalberto Ignazio Caruso. Gaetano Castaldo, 34 anni, è stato condannato due anni fa solo dopo che ha deciso di costituirsi e di diventare collaboratore di giustizia. Ha confessato di essere stato l’autore dell’omicidio.

Somma Vesuviana, Luci e Ombre

Da tanto tempo i cittadini fanno notare sul web o altrove, che non sembra possibile nel ventunesimo secolo avere strade al buio, illuminazione pubblica fatiscente. Alcuni  lo hanno fatto notare ma si sono fermati al palo, senza andare a fondo e quasi siamo a Natale quindi la gente ha cominciato a lamentarsi della scarsità di luci a festa. Noi ci siamo invece chiesti perché, visto che il sindaco e altri della sua maggioranza avevano annunciato in pompa magna l’arrivo di una nuova pubblica illuminazione già prima della scorsa Pasqua, adesso tutto tace. Aprire Facebook significa trovarci sempre foto di Somma al buio e nei rioni come il Casamale dove adesso sono state installate le luci a Led per Natale, tutto intorno, si vede solo un nero notte. Perché succede questo, perché nessuno si pone il problema?  La pubblica illuminazione nuova a Somma Vesuviana non c’è ancora perché quella annunciata ha avuto uno stop che è inspiegabile e nel frattempo la manutenzione è stata affidata in modo temporaneo, cosa che potrebbe essere vista come un danno per la città e per lo stesso comune. Fino all’arrivo della nuova dirigente, Simona Penza, della questione si era occupato Mario Moccia, scomparso recentemente e a novembre del 2017 se ne iniziò a parlare in consiglio comunale, con promesse che questa opera avrebbe cambiato la vita della gente di Somma Vesuviana. A ottobre 2019, dopo alcuni problemi alle cabine delle luci nel borgo Casamale, sentimmo il sindaco Salvatore Di Sarno che annunciò di nuovo la risoluzione della faccenda a breve. Ci sembra invece che questa storia sia infinita, che la gestione, il rinnovamento e la messa in sicurezza della pubblica illuminazione sia bloccata da qualcosa e sarebbe l’ora che i responsabili lo spiegassero ai cittadini. Risulta che a fine novembre sia stata chiesta un’altra integrazione ai documenti alla Vesuvio Energia S.r.L,  la società con cui ad aprile scorso è stato sottoscritto l’atto di concessione mediante procedura di Project Financing. Ci risulta che il progetto definitivo è stato presentato a maggio 2019, che nello stesso mese la giunta lo ha approvato, che il contratto obbliga il concessionario, subito dopo aver sottoscritto la convenzione, a ottenere la voltura immediata delle utenze relative agli impianti oggetto della concessione e che la procedura è stata avviata ma subito sospesa a seguito di una comunicazione proveniente dal Comune ai primi di agosto. Non ci sembra strano allora chiedere come mai il responsabile unico del procedimento, dopo che il progetto definitivo è stato approvato, non ha messo il concessionario nelle condizioni di ricevere tutte le autorizzazioni del caso, perché non si è affidata la gestione di manutenzione e fornitura? A questi dubbi e ad altre domande chiederemo presto risposte a chi può darle non a noi ma ai cittadini di Somma, lo chiederemo al Sindaco Di Sarno e lo chiederemo a Tommaso Sodano, amministratore delegato della Vesuvio Energia. Adesso, ai cittadini che ci hanno sollecitato a spiegare, possiamo dire solo che ne siamo all’oscuro.            

Italia-Egittto: Al via al Cairo l’Italian Egyptian Economic Forum

Entra nel vivo al Cairo l’Italian Egyptian Economic Forum (Investment in Trade), una tre giorni dal 17 al 20 dicembre 2019, dedicata allo sviluppo delle relazioni commerciali tra i due paesi che affacciano sul Mediterraneo. Una convention patrocinata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, presieduta dal primo Ministro egiziano Mostafa Madbouly, che ha accolto con uno speciale e cordiale benvenuto il Presidente della Cise, Giuseppe Romano e la sua delegazione. Hanno preso parte alla conferenza numerosi Ministri, personalità di spicco della politica ed imprenditori egiziani. Nutrita la delegazione italiana capitanata dalla CISE (Confederazione Italiana Sviluppo Economico) e da importanti imprenditori campani. “A seguito del successo ottenuto con la prima conferenza che si e tenuta a Napoli, che è stata l’occasione per far interagire i nostri imprenditori con i sindaci della regione Campania, abbiamo invitato le nostre controparti italiane per continuare a collaborare in modo proficuo sulla base anche dei successi che stiamo ottenendo con la nostra riforma economica” ha affermato Ali El-Moselhy (Ministro per le forniture e il commercio interno della Repubblica d’Egitto) durante il suo intervento. “Oggi l’inflazione in Egitto è a -5%. C’è la volontà politica diretta a supportare gli investimenti (pensiamo ad esempio alla protezione di marchi industriali e brevetti) non solo a parole ma anche con i fatti. Il nostro obiettivo è agevolare sempre più le aziende italiane a penetrare in Egitto”. Ha poi preso la parola Giampaolo Cantini – Ambasciatore d’Italia in Egitto: “è un’ occasione speciale che prosegue le relazioni storiche che intercorrono tra i due paesi orami da anni. L’Italia è il primo partner commerciale dell’Egitto. L’interscambio tra i due paesi riguarda settori merceologici che vanno dal tessile all’oil&gas. Il settore privato egiziano, nello specifico, apprezza molto la manifattura italiana, i macchinari, il settore tessile, tutto ciò che è know how italiano. L’Egitto tradizionalmente è un hub importante che unisce il Med all’Africa. E in questo l’Italia giocherà un ruolo di primo piano”. Per Giuseppe Romano, Presidente della Cise “quello che contraddistingue questo forum è il tentativo di invertire la rotta. Fare sinergia tra Italia ed Egitto è un modo diverso di rapportarci e relazionarci tra di noi. Le imprese dei due paesi fanno matching, mettono a fattor comune sinergie, know how ed expertise. E’ un momento storico irripetibile. Le condizioni economiche lo permettono. Le zone economiche speciali italiane stanno stringendo accordi e fanno sinergia con le zone franco egiziane. Vorremmo trasferire il know how dell’ Interporto di Nola qui. Non ci interessa fare i primi della classe ma cooperare e collaborare. A capo delle istituzioni egiziane ci sono uomini e donne capaci di abbracciare questo cambio di marcia. Per questo auspichiamo che sempre più navi egiziane possano viaggiare piene di merce in andata e ritorno in modo tale che non ci sia più un solo luogo di produzione. Ma una grande regione del Med senza alcun confine”. Gerardo Romano, presidente osservatorio sul Med di Eurispes ha invece spiegato che “i paesi che si affacciano sul med garantiscono stabilità e sviluppo. Il forum è un’occasione di dialogo tra imprese italiane e governo egiziano che ringraziamo per la disponibilità. L’Italia deve essere punto di riferimento per la pace, la cooperazione e lo sviluppo. Questa area comune non è un territorio di confine, ma un’ ottima via di comunicazione. L’Egitto è per noi un modello di sviluppo capace di dare risposte. Come Eurispes intendiamo facilitare il dialogo e collaborazione ed auspichiamo che sulla politica estera i nostri paesi trovino convergenza di vedute”. La tre giorni egiziana è stata organizzata dalla Presidenza del Consiglio Egiziano, Itda (Internal trade Development Autority), CISE (Confederazione Italiana Sviluppo Economico) e Eurispes.

Napoli, Tombolata dermatologica di beneficenza per i pazienti della Pediatria

Tombolata dermatologica di beneficenza il 20 dicembre, a partire dalle ore 13.00, nella Biblioteca Pietro Santoianni della Sezione di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli (via Pansini 5, Edificio 10). Ideata e promossa dalla Prof. Gabriella Fabbrocini, direttore della Scuola di specializzazione in Dermatovenereologia della Federico II, la tombolata sarà assieme un evento formativo e l’occasione per regalare un sorriso ai piccoli ricoverati presso il Policlinico: nelle cartelle della tombola, infatti, i tradizionali numeri sono stati sostituiti con i nomi di altrettante malattie dermatologiche, mentre il ricavato della manifestazione sarà utilizzato per l’acquisto di un televisore da donare al reparto di Pediatria. All’iniziativa, riservata al solo personale del Policlinico, parteciperanno medici, infermieri ed amministrativi che si cimenteranno con un test a dir poco inusuale con l’obiettivo di raccogliere i fondi necessari per il televisore da donare ai piccoli ricoverati. “Per I medici formazione e aggiornamento sono fondamentali – spiega la Prof. Fabbrocini – proprio come conservare la sensibilità e la capacità di empatia verso chi soffre, in particolare se si tratta di bambini”.

Incoerenza tra la politica e i manager delle Aziende Sanitarie della Campania

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal CICASC (Comitato Idonei Collaboratori Amministrativi Sanità Campana): Sembra non essere passato troppo tempo tra la pubblicazione di ben due graduatorie indette rispettivamente dalle due Aziende Ospedaliere di rilievo Nazionale Santobono Pausilipon e Antonio Cardarelli, per la figura di collaboratore amministrativo professionale cat. D e i numerosi inviti del Governo regionale, da ultima circolare prot. n. 680474 dell’11.11.2019, con cui la Giunta Regionale della Campania, al fine di garantire procedure di reclutamento omogenee e trasparenti in tutto il territorio regionale, nonché per soddisfare le esigenze di efficacia, speditezza, efficienza ed economicità  e in ragione del principio del contenimento della spesa, muovendo dall’assunto secondo cui l’utilizzo delle graduatorie vigenti risulta essere strumento preferibile per evidenti ragioni di speditezza ed economicità, rinnovava l’invito ai Direttori Generali/Commissari Straordinari delle Aziende Sanitarie della Campania, affinché gli stessi valutassero prioritariamente la necessità di utilizzazione delle graduatorie concorsuali vigenti, nel rispetto della normativa in materia; senza contare i numerevoli indirizzi emessi in tal senso dalla giurisprudenza (vedasi Adunanza Plenaria n° 14 del 28/07/2011) con cui i Giudici di Palazzo Spada hanno senz’altro sancito la sostanziale inversione del rapporto tra l’opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento delle graduatorie preesistenti ed efficaci, evidenziando come quest’ultima modalità di reclutamento rappresenti ormai la regola generale costituendo l’indizione di un nuovo concorso una mera eccezione, per non parlare dell’invito dell’attuale Ministro Speranza a provvedere alla copertura delle vacanze organiche prioritariamente attraverso lo scorrimento delle graduatorie. Orbene alla luce dei sopra citati indirizzi sia politici che giurisprudenziali non si comprende come le Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere continuino deliberatamente a bandire concorsi a totale dispregio delle esigenze di efficacia, speditezza, efficienza, economicità, trasparenza e buon amministrazione sancite a livello costituzionale dall’art. 97 con un notevole aggravio di spesa e un dispendio di risorse pubbliche, attesi i costi elevati di un concorso pubblico, senza contare le notevoli ripercussioni che tali scelte comportano sui cittadini utenti costretti ad relazionarsi con un Servizio Sanitario lento, in quanto sotto organico e in affanno. Ebbene alla luce di quanto esposto e soprattutto del recentissimo piano triennale regionale del personale del comparto Sanità approvato con DCA 94 del 21 novembre 2019 con cui si evidenzia l’esistenza di numerose vacanze organiche nel settore amministrativo è auspicabile un intervento più incisivo del Governo regionale affinché i manager provvedano prioritariamente a scorrere le graduatorie per il personale amministrativo del comparto sanità fermando così l’ingiusta proliferazione di concorsi lunghi, costosi per i vari bilanci, molto spesso inclini a fenomeni corruttivi difficilmente controllabili, dando la possibilità a tanti giovani che un concorso lo hanno superato di poter entrare nel mondo del lavoro collaborando alla costruzione di una sanità perfetta come auspicato dal nostro Governatore regionale.