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Un filo di luce tra il borgo Sant’Antonio di Sant’Anastasia – scenario suggestivo del presepe vivente che si tiene da 39 anni la notte della vigilia di Natale – e Madonna dell’Arco dove, nel santuario dei padri Domenicani, il presepe con la regia di Luigi de Simone e l’interpretazione di poco meno di cento figuranti messa in scena dalla compagnia I Giocondi, replicherà l’evento nel chiostro mariano, il giorno dell’Epifania.

il regista Luigi De Simone in veste di pastorello

A Sant’Anastasia, sotto il Monte Somma, il Presepe non è una formalità natalizia. Occorre assistere alla rappresentazione dei Giocondi, quando tutti lasciano le tavole imbandite del cenone di Natale per avviarsi tra i vicoletti del centro storico e trovarvi i figuranti, le scene, fare un tuffo in un’altra epoca e avviarsi tra le stradine illuminate dalla luce delle fiaccole per giungere infine alla scena della Natività. Ancora una volta, per la notte di martedì 24 dicembre, Sant’Anastasia diverrà la Greccio vesuviana, per replicare ancora e ancora le scene che due anni or sono il vescovo ausiliare di Gerusalemme ha voluto si tenessero in Terra Santa. Ogni anno Luigi De Simone, medico psichiatra, sceneggiatore, regista, scrittore, introduce nuove scene nelle quali non manca mai una provocazione, uno spunto di riflessione. La scena di contestazione, quest’anno, tratta un tema ecologico e sarà, come sempre, una sorpresa.

Ma un’altra scena provocatoria ha voluto introdurre De Simone che ha scelto per il Presepe una figurante che rappresentasse una Suora Domenicana della scuola Sodani, il luogo dove le monache hanno allevato generazioni di anastasiani e che adesso non le vede più intente all’insegnamento, per scelte e decisioni prese altrove e che ancora fanno discutere. Si potrà dunque vedere, nella prima delle tredici scene, una suora intenta all’insegnamento, mentre spiega ai bimbi il vero significato del Natale. Per l’edizione 2019 inoltre, si è data una ricorrenza emozionante: ben 39 anni fa, il bimbo che interpretò Gesù tra le braccia di Maria e Giuseppe, si chiamava Andrea Dobellini. Quest’anno il figlio di Andrea, che porta il nome del nonno Antonio, sarà a sua volta Gesù Bambino. Il presepe vivente anastasiano, sul quale sono stati scritti libri e saggi, è conteso da numerosi paesi della Campania nei giorni tra l’Immacolata e l’Epifania e così sarà anche stavolta prima della rappresentazione finale prevista per il 6 gennaio a Madonna dell’Arco dove i domenicani hanno a loro volta celebrato l’importanza del Presepe con nuovi spazi che nelle cantine del convento accolgono una mostra.

Ebbene, il presepe poliscenico del Santuario sarà aperto fino al 2 febbraio. Tra le novità, un presepe realizzato da padre Vincenzo Avvinti, con le scene risistemate da padre Michele Spinali. L’allestimento è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20. Un percorso magico lungo il quale sono allestite diverse scene presepiali con pastori a grandezza naturale, opere d’artigianato artistico e un presepe in miniatura che cambia luci simulando il passaggio dal giorno alla notte. L’incipit di quell’esposizione che ancora oggi fa sgranare gli occhi ai bimbi e affascina chiunque vi sia passato risale agli anni ‘50 e con il trascorrere degli anni sono state realizzate vetrine attraverso le quali è possibile ammirare altre opere donate al Santuario da maestri presepisti. Nel 2001 è in questo luogo che fu ospitata la Mostra d’Arte Presepiale Contemporanea alla quale presero parte nomi di spicco dell’antica arte napoletana. Nel 2004, invece, l’associazione Carafa di Cercola ha allestito e donato al Santuario un’altra meravigliosa struttura che è andata ad arricchire l’originaria scena della Natività. Ed è da decenni che il Presepe del Santuario attira visitatori da ogni luogo, in molti ricordano anche l’antica usanza di chiuderne il percorso con una grande attrattiva per i bimbi: un ovile con vere pecorelle. Una tradizione per ora messa da parte, ma c’è per gli appassionati d’arte il percorso con l’esposizione permanente e la possibilità di ammirare le grandi scene principiali tipiche napoletane, restaurate come quelle a grandezza naturale. Ed è sul percorso d’arte che hanno puntato i Domenicani e il loro Rettore, padre Alessio Romano: «L’intenzione è di ampliarlo ulteriormente, allestendo e pensando a ulteriori scene artistiche nei locali dove ancora ci sono le antiche ed enormi botti – dice padre Alessio – fedeli e pellegrini che oggi arrivano al Santuario possono visitare il Presepe, la più grande collezione al mondo di ex Voto e il Museo allestito da circa un anno nei locali del chiostro dove c’è anche l’antica Farmacia».