
Mentre i consiglieri comunali e gli assessori si dimettevano, nello stesso momento (giovedì scorso) due dei consiglieri comunali che erano stati pure candidati sindaco avversari di Abete, erano in diretta social per commentare la vicenda. Non era necessaria la loro firma per formalizzare le dimissioni, intendiamo quella di Carmine Esposito e quella di Mario Gifuni, bastavano quelle della maggioranza (cui si sono aggiunti Raffaele Coccia e Peppe Maiello del Pd) per far decadere anche la loro carica. Ma si è trattato evidentemente di una scelta precisa. Esposito e Gifuni, con accanto il portavoce del movimento SìAmo Anastasiani, Ciro Pavone, hanno voluto commentare non la ormai nota vicenda giudiziaria della Concorsopoli anastasiana, non gli arresti, ma il problema politico.

C’era evidentemente la necessità di ricordare che qualcosa era accaduto prima. Che Mario Gifuni aveva sollecitato, sui concorsi pubblici anastasiani, una interrogazione parlamentare al senatore Iannone. Che dai commenti social, pure per chi non avesse voluto andare a fondo della vicenda, si evinceva che a quei concorsi avevano partecipato amici, conoscenti, parenti e paraparenti, come avrebbe detto un signore della politica anastasiana scomparso tempo fa e che, però, con Esposito e Gifuni poco avrebbe legato. C’era evidentemente la voglia di rivalsa di chi in questi mesi si è sgolato a dire che tre proroghe, per la gara dei rifiuti, sono un po’ tante. Che c’era qualche piccolo problemino dietro lo spostamento del funzionario Pappadia, inviso prima allo zio e poi anche al nipote. Che da esposti e denunce presentate alle forze dell’ordine e alla prefettura – così come loro hanno asserito – il giudizio politico sull’amministrazione Abete è per loro ancor più fallimentare di quello inerente alle vicende giudiziarie. Che in ballo, nel bilancio degli ultimi anni, ci sono tante e tante piccole tessere, tante, per un lapidario giudizio politico negativo. Ma se da Esposito e Gifuni ci si aspettava un atteggiamento di rivalsa, di chi – per usare le parole di Pavone – «banchetta» sulle disgrazie degli avversari, chi era lì con pop corn alla mano ad aspettare il sangue è rimasto deluso. Magari qualcuno penserà che si poteva aspettare qualche giorno ancora. Una settimana, due. Anche tre. Sì, questo lo si pensa. Ciascuno però fa le sue scelte e così ha fatto anche il Partito Democratico. Se nel comitato di Agire si è picchiato pesante, politicamente pesante, sugli avversari in disgrazia, nel convegno di ieri mattina targato Pd si sentiva quasi la eco di una marcia trionfale. Non di sciacallaggio, attenzione. La politica non si esime, non deve esimersi, dall’interpretare gli eventi. Magari si poteva aspettare un po’ anche per questo, ma chi grida allo scandalo fa solo esercizio di ipocrisia. Altra cosa, e su questo nessuno può esimersi sul serio, è la riprovazione per chi sui social sta speculando sulla vicenda giudiziaria. In Italia esistono tre gradi di giudizio e qui non si è nemmeno al primo, i processi (tutti i processi) si fanno nelle aule di tribunale. Né sui giornali, né sui social. E dicevamo, in città sono arrivati anche, ieri, i consiglieri regionali del Pd, Antonio Marciano ed Enza Amato. Per i democrat, o meglio per coloro i quali hanno presentato il simbolo di partito sostenendo la candidatura a sindaco di Raffaele Coccia, è una rivincita. Perché una parte del partito era tra le fila di Abete, perché si è corso il rischio di non presentare il simbolo, si è corso il rischio che Lello Abete potesse diventare «il sindaco del Pd». Il neo segretario Antonio Pone, gli ora ex consiglieri Coccia e Maiello, hanno chiarito che il giudizio politico non c’entra nulla con la vicenda giudiziaria che ha finito per decapitare il governo cittadino. «A prescindere da tutto, il nostro giudizio sulla cattiva amministrazione lo avevamo già espresso – ha detto il segretario Pone – ed avevamo spinto affinché si aderisse al Piano di Lavoro regionale, con un risparmio per l’ente e regole che avrebbero evitato episodi di corruzione». Sì, perché dei concorsi pubblici anastasiani, non si è parlato negli ultimi giorni. Perché in assise i consiglieri di opposizione avevano già fatto notare come i nomi dei candidati e delle commissioni qualche dubbio lo facevano venire. Mentre forze dell’ordine e magistratura stavano già indagando. Hanno chiesto, i democrat anastasiani, di avere al loro fianco, a Sant’Anastasia, il neo segretario metropolitano Marco Sarracino e il presidente Paolo Mancuso. «Perché con la nostra scelta in campagna elettorale, il partito lo abbiamo preservato da questo scempio e ci si dovrebbero almeno le scuse» – ha detto Maiello. Coccia, il candidato sindaco Pd della scorsa primavera ha chiesto che ci si attivi, in Regione, perché i giovani anastasiani possano avere ancora speranza per un lavoro nella pubblica amministrazione.

