Nel 1861 i briganti del Vesuvio facevano anche politica o pensavano solo al bottino?

Vedo che il mio libro “I briganti del Vesuvio” viene talvolta citato come documento del fatto che anche Vincenzo Barone e Antonio Cozzolino Pilone divennero briganti – i briganti del Vesuvio-per combattere l’Italia “piemontese” costruita sulle rovine della monarchia borbonica e per alimentare la speranza che i Borbone potessero “tornare”. Ma le motivazioni dei briganti erano molto più complesse: e dunque dedicheremo altri articoli all’argomento, che, come vedremo, ha una sua attualità. Anche allora la camorra vesuviana si schierò contro i “ribelli”: lo vediamo nei fatti accaduti tra Cisterna e Pomigliano nell’aprile del 1861.     Nelle terre ad est del Vesuvio la stagione del brigantaggio si inaugurò nel segno della tragicommedia. Gli entusiasmi del momento, il desiderio spesso sincero di fare qualcosa contro le minacce del legittimismo borbonico e la voglia di mettersi in mostra produssero non pochi interpreti di una “maschera” nuova nel grande teatro della napoletanità: il “galantuomo” che, indossati i panni di ufficiale della Guardia Nazionale, si sente un Cesare o un Garibaldi, e agisce di conseguenza, e così si descrive in fragorosi commentari, in cui – osservava sarcastico Silvio Spaventa – questi condottieri “si brigano di dare lezioni strategiche”, dopo aver atteso “con sgomento che il male si compia senza far nulla contro”. In verità Gaetano Martinez, comandante di distretto della Guardia Nazionale di Napoli, quando il collega Errico Giova, capo della Guardia Nazionale di Somma, gli comunicò i nomi di alcuni borbonici che si apprestavano a mettere a ferro e a fuoco le terre tra Cisterna e Pomigliano, non aspettò che il male si compisse. Mise insieme una robusta “mano” di carabinieri e di guardie “vestite alla cacciatora” e, nel cuore della notte dell’8 aprile 1861, piombò su Cisterna. Il posto della G.N. era chiuso e il piantone, che dormiva all’interno, in un primo momento rifiutò di aprire la porta, nonostante gli ordini concitati: poi, essendosi convinto che non di briganti si trattava, ma di forze dell’ordine, aprì e accompagnò il Martinez e i suoi dove desideravano andare, al palazzo del parroco Mansi, che doveva essere arrestato. Il parroco però non fu colto di sorpresa. Per circa un’ora attraverso la porta che restava saldamente sbarrata discusse con il Martinez dichiarandosi innocente. Ma quando capì che quello non se ne sarebbe andato senza di lui si attaccò alle campane e le suonò a stormo. I parrocchiani risposero subito all’appello, “facendosi sotto in folla armati con armi di campagna e lunghe mazze.”. Il Martinez agì con cesariana prontezza: schierò i suoi in difesa, rafforzando le ali: poi, mentre due guardie, rotto l’accerchiamento, correvano in carrozzella nei paesi vicini a raccogliere rinforzi e altre due guardie, “con non poco rischio”, si arrampicavano sul campanile e tagliavano le funi delle campane, egli avanzò ad arringare la folla e a svelare, forse imprudentemente, di essere venuto a far piazza pulita dei borbonici. A lungo predicò con moderazione: ma quando gli dissero che stavano per entrare in paese schiere di guardie nazionali e di carabinieri partiti da Pomigliano a piedi, a cavallo, in carrozza, “finalmente allora dalle parole di preghiera” passò alla minaccia e dichiarò, irritato e severo, che “al più piccolo movimento” avrebbe dato alle fiamme il paese. Cessò subito “la insurrezionale resistenza” del parroco che in carrozza, e sotto buona scorta fu inviato alla Questura di Napoli. Quella notte partì da Pomigliano un lungo corteo di carrozze che portò nelle carceri i cospiratori: il canonico Aniello De Falco e l’avv. Giuseppe Cirino di Pomigliano, il canonico Fontana di Licignano e altri borbonici di più piccolo taglio. Il Martinez scrisse in stile tragico una lunga relazione sull’impresa al marchese Ottavio Tupputi, comandante in capo della G.N. di Napoli e della Provincia. Egli chiese, tra l’altro, che fossero “degnamente rimunerati e gratificati” gli informatori del Giova, Raffaele Pipolo, Sabato Di Palma e Pasquale Scarpati. Era, lo Scarpati, un “lavoriere di San Sebastiano condannato dalla polizia borbonica alla relegazione perpetua a Ischia” per aver assassinato una guardia del Palazzo Reale di Portici. All’arrivo dei garibaldini gli era stato facile far passare per politico il delitto. Poi, riconsiderando i Piemontesi il delitto dallo stesso punto di vista dei giudici borbonici, lo Scarpati aveva cercato di riconquistare il favore dei nuovi padroni guidando, a Massa di Somma e nei Comuni limitrofi, la caccia ai filoborbonici, veri o presunti. Martinez non sapeva, o fingeva di non sapere, che Pasquale Scarpati era membro influente di uno dei più importanti gruppi camorristici delle terre vesuviane, collegato con i contrabbandieri Borrelli: un gruppo che nel giugno del ’62 avrebbe organizzato lo sgangherato sequestro del negoziante di pelli L. Cuocolo, dopo aver fatto, nel ’61, il doppio gioco tra Vincenzo Barone e le forze dell’ordine. Nel ’63 Raffaele Pipolo avrebbe messo a ferro e a fuoco il territorio di Pomigliano: nelle sue gesta sarebbe difficile trovare, anche in minima misura, motivazioni politiche.

Sant’Anastasia, Terre di Campania promuove tre giornate dedicate all’acqua  

Riceviamo e pubblichiamo

Il World Water Day compie 34 anni. Indetta dalle Nazioni Unite per sensibilizzare alla tutela della risorsa idrica disponibile nel mondo, la Giornata Mondiale dell’Acqua sceglie, per il 2026, il tema “Acqua e Parità di Genere”. L’accesso libero ed equo a questa vitale risorsa non è garantito in molte aree del mondo, dove sono soprattutto le donne a subire le conseguenze della scarsità idrica e dell’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari.

Anche quest’anno, Terre di Campania APS e il Museo Multimediale delle Acque Campane accolgono l’invito delle Nazioni Unite, organizzando tre giornate ricche di iniziative culturali dedicate all’acquae rivolte a scuole e cittadinanza, presso la Sala Polifunzionale delSantuario della Madonna dell’Arco in Sant’Anastasia (NA).

Cuore del percorso culturale e didattico è l’installazione artistica “Le figlie dell’Acqua 2026 – Acqua d’Intorno”, a cura degli studenti dei licei artistici della Campania e del Molise, nell’ambito del concorso “Acqua d’Intorno 2026”, che si unisce all’ormai nota installazione“Gocce d’Acqua”, ideata da Giuseppe Ottaiano.

Venerdì 20 marzo, dalle 9:30 alle 13:00, alle scuole secondarie del territorio e alla cittadinanza sarà dedicata una giornata all’insegna della conoscenza, del confronto e della consapevolezza, in uno spazio dinamico di incontro e dialogo. Il gruppo Yakamoz dell’IIS “BrunoMunari” Liceo Musicale di Acerra, accoglierà gli ospiti e introdurrà i saluti istituzionali, con gli interventi di Maddalena Venuso, Presidente APS Terre di Campania, di Padre Gianpaolo Pagano O.P, Priore del Santuario delle Madonna dell’Arco e di Carmine Esposito, Sindaco di Sant’Anastasia. Seguirà l’incontro con Francesco Sena, skipper e content creator e il suo “Racconto storie di mare”, un dialogo su libertà, rispetto del Pianeta e responsabilità. Prevista alle 10:30 la premiazione dei vincitori del concorso “Acqua d’Intorno 2026”.

Fino alle 13:30, la visita libera all’installazione artistica, un laboratorio artistico ed una rete di Acqua Agorà e Active Points, spazio di ascolto e confronto diretto con ricercatori, tecnici ed esperti, occasione diapprofondimento su temi di scienza, umanesimo e cittadinanza, tenuti assieme dal motivo dell’acqua.

Nella stessa giornata, alle ore 18:00, la Sala Polifunzionale del Santuario ospiterà la presentazione del volume “Il Dono dell’Acqua”, opera collettiva per i tipi di Zora Edizioni, che raccoglie i contributi di voci diverse del territorio sul valore dell’acqua. Si tratta di una raccolta antologica i cui testi talvolta vestono l’abito di pensieri in libertà, talaltra di riflessione fra il filosofico e lo speculativo, o ancora danno forma scritta a ricordi, esperienze, incontri avvenuti nel segno dell’acqua e delle sue infinite, evocative rappresentazioni.

Sabato 21 marzo, dalle 16:00 alle 20:00, l’incontro con gli alunni dell’Istituto Comprensivo Don Milani di Pomigliano D’Arco e i ragazzi della Parrocchia del Santuario della Madonna dell’Arco. Ingresso apertoal pubblico per la visita all’installazione artistica “Gocce d’Acqua”, accessibile anche domenica 22 marzo dalle 10:00 alle 13:00, data ufficiale della Giornata Mondiale dell’Acqua 2026.

Tutti i dettagli dell’evento su https://www.goccedacqua.eu/world-water-day-2026/

Partecipano alla realizzazione dell’installazione artistica le scuole: IISS “Ettore Majorana”, Termoli (CB); ISIS Liceo Artistico “Paolo Anania De Luca”, Avellino; ISIS Liceo Artistico “Umberto Boccioni”, Napoli; ISIS Liceo Artistico “Emilio Sereni”, Cardito (NA); IISS “Francesco Saverio Nitti”, Portici (NA); ISIS Liceo Artistico “San Leucio”, Caserta;Liceo Artistico Solimena IIS “Leonardo Da Vinci”, Santa Maria Capua Vetere (CE); ISIS Liceo Artistico “Caravaggio”, San Gennaro Vesuviano (NA); Liceo Artistico Statale “Giorgio De Chirico”,Torre Annunziata (NA); Liceo Artistico Statale “Enrico Medi”, Cicciano(NA); Polo delle Arti “Caselli Palizzi”, Napoli; Liceo Artistico Statale “Don Lorenzo Milani”, Napoli; Liceo Artistico Statale “Pomponio Leto”, Teggiano (SA)

Promuovono l’evento: Terre di Campania APS; Museo Multimediale delle Acque Campane

Patrocini: Consiglio Regionale della Campania; Città Metropolitana di Napoli; Comune Sant’Anastasia,  

Ente Idrico Campano; ARPAC Campania

Collaborazioni: UNINA – Dipartimento di Scienza della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse – Dipartimento di Biologia Marina;GORI; Eurosub; AMCI Sezione Diocesana Nola; Forum Associazioni Sociosanitarie; Cristiani in cammino; Istituto Superiore “B. Munari” Liceo Musicale, Acerra; IPSEOA “Manlio Rossi Doria”, Marigliano.

Sponsor: Di Perna/Generali; Green Energy Holding; Gruppo Puopolo; Kyla Caffè; Studio Legale Siciliani

Media Partner: www.terredicampania.it

 

Blitz della Mobile a Volla, trovato con mezzo chilo di hashish

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Volla: sorpreso con la droga. Tratto in arresto dalla Polizia di Stato. Nella serata di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 39enne napoletano, per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nello specifico, gli agenti della Squadra Mobile, durante i servizi all’uopo predisposti, nel transitare in via De Carolis, hanno notato un’auto con un uomo a bordo con fare circospetto e, pertanto, hanno proceduto al controllo. L’intuito investigativo dei poliziotti ha trovato positivo riscontro in quanto il predetto è stato trovato in possesso di  5 involucri di hashish per un peso complessivo di circa 500 grammi. Per tali motivi, il prevenuto è stato tratto in arresto dal personale operante.

Incendia per sbaglio l’auto di un estraneo con gli abiti in fiamme della compagna incinta

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GRAGNANO: incendia i panni della compagna e li lancia dal balcone, finisce per distruggere un’auto. 34enne arrestato dai Carabinieri Una nuova vita in grembo e un coltello puntato in faccia. Una mano stretta al collo, sul futuro proprio e su quello della creatura che da due mesi è parte di lei. È il film della notte di terrore vissuta da una 34enne di Gragnano. Il compagno non ha digerito la volontà della donna di andare via. Di chiudere una storia fatta di insulti e violenze. Di parole pronunciate in nome di una dipendenza tossica e non dell’affetto. È l’una da pochi minuti. La vittima è costretta spalle al muro, sotto una scarica di calci, minacciata con un coltello da macellaio. Poi fuori casa, cacciata via ancora in pigiama e ciabatte. I panni e la valigia lanciati dalla finestra. Alcuni di questi indumenti l’uomo li impregna d’alcol e poi li incendia. Li butta di sotto dal balcone e finisce per distruggere l’auto di una persona del tutto estranea alla vicenda. Qualcuno compone il 112 e i carabinieri della stazione di Gragnano arrivano in pochi minuti. Il 34enne dovrà rispondere di maltrattamenti, minaccia aggravata e danneggiamento seguito da incendio. La donna non ha subito lesioni.

Giuseppe muore a 19 anni: era arrivato in ospedale con la giugulare recisa

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Non è sopravvissuto alle gravissime ferite Giuseppe Lucarelli, il ragazzo di 19 anni soccorso all’inizio della settimana con una profonda lesione alla gola. Dopo giorni di ricovero in ospedale, il giovane è deceduto nonostante il tentativo disperato dei medici di salvarlo.

Il ragazzo era stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Giugliano nella mattinata di lunedì. Quando era arrivato nella struttura sanitaria le sue condizioni erano già estremamente critiche.

La ferita, molto profonda, aveva coinvolto anche una parte della giugulare, provocando una violenta emorragia. Il personale sanitario aveva immediatamente attivato tutte le procedure di emergenza per stabilizzare il paziente e prepararlo a un intervento chirurgico urgente.

Il 19enne era stato sottoposto a un delicato intervento nel tentativo di ricostruire i vasi sanguigni lesionati e bloccare la perdita di sangue. Nonostante le cure intensive e il lavoro dell’equipe medica, le condizioni del giovane sono rimaste molto gravi.

Dopo diversi giorni di ricovero e di lotta tra la vita e la morte, il suo cuore ha smesso di battere.

Parallelamente al lavoro dei medici, i carabinieri hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica della vicenda. I militari dell’Arma delle stazioni di Villaricca e Marano hanno raccolto informazioni e testimonianze utili a ricostruire le ore precedenti al ferimento.

Secondo le prime verifiche investigative, l’episodio sarebbe riconducibile a un incidente domestico. Al momento non emergerebbero elementi che facciano pensare a un’aggressione o a un gesto volontario.

Gli accertamenti proseguono comunque per confermare definitivamente questa ipotesi.

La notizia della morte del giovane ha rapidamente fatto il giro della città, dove il ragazzo era conosciuto. La sua scomparsa ha lasciato sgomenta l’intera comunità, che in queste ore si stringe attorno alla famiglia per il dolore di una perdita così prematura.

Trasnova, spiraglio per i lavoratori: ipotesi nuova filiale a Pomigliano

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Il sindaco di Pomigliano d’Arco, Raffaele Russo, commenta con prudente soddisfazione gli sviluppi emersi dal tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Trasnova. L’ipotesi che una società di trasporti possa aprire una filiale sul territorio e assumere parte dei lavoratori licenziati rappresenta, secondo il primo cittadino, un primo segnale positivo per una vicenda che dura da tempo.

“Accogliamo con favore il segnale emerso dal tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La disponibilità manifestata da un’azienda ad assumere una parte significativa dei lavoratori Trasnova rappresenta certamente un passo avanti e una possibilità concreta per affrontare una vertenza che si trascina ormai da troppo tempo e che ha creato grande preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie”, ha dichiarato Russo.

La proposta, emersa nel corso dell’incontro al Mimit, riguarda la disponibilità di una società del settore trasporti ad aprire una nuova sede operativa a Pomigliano d’Arco e ad assorbire tra i 70 e gli 80 lavoratori rimasti senza occupazione dopo i licenziamenti della Trasnova, azienda impegnata nella logistica degli stabilimenti italiani Stellantis.

Il sindaco ha comunque invitato alla cautela, sottolineando che la questione non può dirsi ancora risolta.

“Naturalmente non è il momento dei toni trionfalistici – ha aggiunto Russo – la piena soddisfazione potrà arrivare soltanto quando tutti i lavoratori avranno la certezza di rientrare stabilmente nel mondo del lavoro. Tuttavia l’ipotesi di una nuova filiale sul nostro territorio e l’assorbimento di decine di lavoratori è un segnale importante che va verificato e sostenuto con grande attenzione”.

L’amministrazione comunale, ha spiegato il primo cittadino, è pronta a fare la propria parte per favorire una soluzione concreta alla vertenza.

“Come amministrazione comunale siamo pronti ad avviare immediatamente tutte le interlocuzioni necessarie, sia con la Regione Campania sia con l’azienda interessata, per valutare la fattibilità dell’insediamento sul territorio di Pomigliano d’Arco e contribuire, per quanto nelle nostre competenze, a favorire una soluzione concreta e duratura per i lavoratori coinvolti”.

La vicenda Trasnova resta quindi aperta, ma il possibile arrivo di una nuova realtà imprenditoriale sul territorio potrebbe rappresentare un primo passo verso il reinserimento occupazionale di una parte dei lavoratori rimasti senza impiego.

Sfruttano la fragilità di un ragazzo disabile e abusano di lui: tre in carcere

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Un’indagine dei carabinieri ha portato all’arresto di tre persone accusate di violenze e persecuzioni ai danni di un giovane affetto da disabilità. L’operazione è stata eseguita nella mattinata di oggi dai militari della stazione carabinieri di Afragola.

Gli arresti sono stati disposti con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura. Nei confronti dei tre indagati vengono contestati, in concorso tra loro, i reati di violenza sessuale di gruppo e atti persecutori aggravati.

Le indagini, sviluppate attraverso accertamenti investigativi e attività tecniche, hanno permesso di ricostruire una serie di condotte che avrebbero avuto come vittima un giovane in condizioni di particolare vulnerabilità.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre indagati avrebbero approfittato della condizione di debolezza della vittima, costringendola a subire atti sessuali.

Gli investigatori avrebbero inoltre accertato che, dopo gli episodi di violenza, il giovane sarebbe stato sottoposto per mesi a ulteriori comportamenti vessatori. Tra questi figurerebbero aggressioni fisiche, offese, ingiurie e continui insulti, accompagnati da atteggiamenti denigratori.

Un quadro che, secondo gli inquirenti, configurerebbe una vera e propria attività persecutoria ai danni del ragazzo.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’applicazione della misura cautelare in carcere. Il gip ha accolto la richiesta ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei tre indagati.

Il provvedimento rappresenta una decisione presa nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati restano quindi presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva e possono proporre ricorso contro la misura cautelare.

Le indagini della Procura di Napoli Nord proseguono per ricostruire completamente la vicenda.

Contagia giovane e lei muore per Hiv: rischia 24 anni di carcere

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 Un processo complesso, ricostruito attraverso testimonianze, indagini e perfino filmati registrati dalla vittima poco prima della morte. Al centro della vicenda c’è un uomo di 65 anni residente sull’isola d’Ischia, accusato di aver trasmesso il virus dell’Hiv a una donna che anni dopo è deceduta per Aids.

Per lui la procura di Napoli ha chiesto una condanna a 24 anni di carcere. L’imputazione è quella di omicidio volontario con dolo eventuale: secondo l’accusa l’uomo era perfettamente consapevole della propria sieropositività ma avrebbe comunque continuato ad avere rapporti sessuali senza protezione.

La storia affonda le radici negli anni Ottanta e nei primi Duemila. L’imputato avrebbe scoperto di essere stato contagiato da giovane, probabilmente quando viveva in Germania e faceva uso di eroina. Nonostante ciò, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe continuato la propria vita senza informare alcune delle partner.

Tra queste ci sarebbe anche Anna Maria, una donna di origine polacca arrivata in Italia nel 2000 per lavorare. La donna entrò in contatto con l’imputato nei primi anni della sua permanenza sull’isola d’Ischia.

Solo molti anni dopo, quando la malattia era ormai in fase avanzata, decise di denunciare tutto agli investigatori. Nel 2016 raccontò la sua versione dei fatti e ricostruì gli episodi che, secondo lei, portarono al contagio.

Prima di morire registrò anche alcune testimonianze video nelle quali spiegava la sua storia. Nei filmati, mostrati durante il processo nell’aula della Corte d’Assise di Napoli, la donna racconta la sua esperienza con grande fatica fisica, già provata dalla malattia.

Anna Maria è morta nel novembre del 2017 dopo anni di lotta contro l’Aids. I video registrati prima della morte rappresentano oggi uno dei punti centrali del procedimento giudiziario.

Il caso richiama altri episodi simili emersi negli ultimi anni in Italia, in cui persone consapevoli della propria sieropositività sono state accusate di aver contagiato partner senza informarli.

Il processo ora è vicino alla conclusione. Dopo la richiesta di condanna avanzata dalla procura, la Corte d’Assise di Napoli dovrà pronunciarsi con la sentenza nelle prossime settimane.

Un altro pezzo di storia del Casamale scompare: la macelleria del Borgo chiude i battenti

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Il Casamale lentamente si spegne. Ieri ha definitivamente chiuso i battenti la celebre Macelleria del Borgo, attiva, dopo essere passata da mano in mano, da almeno 70 anni. Un’ insegna dipinta con colori forti celebra, a chiare lettere, i fasti che furono.     Di sera si amplificano i contrasti che rendono ancora più fitto e triste il buio. Antonio, il proprietario del locale, serio professionista e amante del suo lavoro, ha lottato fino all’ultimo per salvare un’attività storica e un vero presidio del gusto. Stremato da tasse e balzelli e dall’incapacità del potere locale di sostenere i commercianti, ha dovuto cedere. Di prima mattina, come era suo solito, martedì scorso ha puntualmente aperto il locale, ma un’ora dopo ha definitivamente riabbassato la saracinesca. Gli amici, i clienti, la gente del rione hanno invitato Antonio a recedere dal suo proposito. Non c’è stato niente da fare. Alla fine decidono sempre i commercialisti. Con la chiusura della Macelleria del Borgo spariscono quasi del tutto quelle piccole attività commerciali e artigianali che pullulavano in un tratto di strada centrale del Casamale, non a caso chiamato via Botteghe. Solo qualche anno fa , in quella strada, era un  fiorire di iniziative. La macelleria era in piena attività e intorno c’erano negozietti in cui si vendevano generi alimentari, frutta, vino sfuso, bevande e altro. Due bar vicini si facevano concorrenza. Nelle botteghe c’erano barbieri, sarti, calzolai e venditori di merce varia. Esisteva una vera economia del borgo che regalava una vita economicamente tranquilla anche a chi vendeva cotone, nastrini, aghi e biancheria intima. La trama diffusa di piccoli imprenditori rappresentava un sistema efficiente e sicuro di protezione sociale. Praticamente non c’erano furti e i bambini potevano andare a scuola o aggirarsi da soli per le vie del quartiere, controllati da cento occhi. Con il tempo tutto è cambiato. La globalizzazione, la diffusione dei supermercati, l’assenza di qualsiasi politica commerciale che sostenga i negozi di vicinato, l’avvento delle vendite online hanno assestato il colpo di grazia. Via Botteghe è diventata un deserto dove regnano, tra l’altro, incuria, degrado e abbandono. I pochi commercianti rimasti nell’intero quartiere Casamale chiedono più controlli e una revisione totale della Ztl, causa anch’essa di problemi. Speriamo che la prossima amministrazione comunale possa finalmente dare risposte serie a molte domande. Certamente il progresso non si può fermare e difficilmente via Botteghe risplenderà con l’antico fulgore. Non è però giustificabile neppure l’atteggiamento di quei proprietari che acquistano gli immobili solo per tenerli chiusi a chiave. In questo modo si sta distruggendo una storia, una tradizione, mentre gli stessi appartamenti si deprezzano e il Borgo muore. A contrastare il buio e la desolazione di via Botteghe ci sono, però, i lampi abbaglianti dei distributori automatici del negozio aperto 24 ore, come a voler ricordare che in questa strada il cosiddetto progresso ha vinto.  

Napoli, Il 18 marzo nasce la Fondazione Domenico Caliendo

Riceviamo e pubblichiamo  

Dopo la raccolta fondi promossa dal Comitato omonimo, con l’atto costitutivo nascerà ufficialmente la Fondazione con l’obiettivo di offrire supporto omnicomprensivo alle presunte vittime di malasanità

NAPOLI – Dopo una raccolta fondi le cui parole chiave sono state solidarietà, vicinanza e coinvolgimento, nascerà finalmente la Fondazione Domenico Caliendo. L’appuntamento, aperto alla stampa e agli operatori televisivi, è per il 18 marzo alle ore 18.00 in Via dei Mille 16, dove davanti al notaio Roberto Dante Cogliandro si costituirà legalmente la Fondazione. Saranno presenti i genitori di Domenico e gli altri componenti del Comitato promotore la raccolta fondi.

“Ringraziamo l’intera Italia che con un calore e una vicinanza senza precedenti ci ha permesso di raggiungere la quota di 30mila euro necessari per trasformare un’idea in qualcosa di concreto”, spiegano in una nota i rappresentanti del Comitato. “Si tratta di un risultato importante, che va esattamente nella direzione di trasformare il dolore in impegno. Ma non è un traguardo; al contrario, lo riteniamo un primo passo verso la costruzione di una casa in cui chi vive un dolore simile a quello di mamma Patrizia sappia di non essere solo. Per la famiglia Caliendo questa vicinanza è stata fondamentale. Vogliamo trasformare quel movimento spontaneo in qualcosa di strutturato, e per farlo abbiamo ancora bisogno del sostegno e della solidarietà di tutti”, continuano.

La Fondazione si occuperà di fornire supporto a chi ritiene di essere vittima di malasanità, a partire dall’assistenza legale passando per il supporto relazionale e psicologico. Inoltre, si pone l’obiettivo di promuovere iniziative in memoria di Domenico e volte a rinsaldare la consapevolezza sui rischi della malasanità.