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martedì, Novembre 30, 2021

La città che vogliono le donne

Si è svolto martedì scorso, nell’antisala dei baroni del Maschio Angioino, l’incontro “8 marzo: per noi un giorno lungo un anno”, organizzato dall’UDI di Napoli

Il tema centrale dell’iniziativa è stato “La città che vogliamo”. Il discorso, infatti, si è sviluppato intorno ad alcuni grandi temi, che rappresentano i bisogni essenziali e fondamentali delle donne nel vivere in una comunità. E non è un caso che l’incontro è partito con il bell’intervento di Stefania Cantatore sulla violenza sulle donne. Si parla spesso di femminicidio e di violenza di genere. Anzi tanto spesso che qualcuno esprime anche fastidio per questo termine, tutto sommato di recente introduzione. Ma la violenza è esattamente il centro del problema. Non va intesa solo come violenza fisica o anche psicologica che si esprime in momenti precisi e con azioni singole contro la donna, risultando in effetti visibili e circoscritti.

Violenza è la condizione di sudditanza, di “secondarietà”, di pre-definizione dei ruoli in cui la vita delle donne è inscritta fin dalla nascita e che ogni donna sperimenta, conosce e riconosce. Di conseguenza la violenza di genere è, per così dire, la madre di tutte le ineguaglianze, le ingiustizie e le sofferenze. L’accento è stato posto sulla Convenzione No More e sul suo ruolo unificante delle varie realtà che si muovono all’interno dei movimenti delle donne e antiviolenza. Il fatto che non esiste e non è mai esistita una “titolarità” femminista, ma una grande varietà di soggetti, ha sempre rappresentato una ricchezza, ma è stato anche il varco di cui la politica istituzionale ha approfittato per scegliere come interlocutori soggetti la cui unica qualifica era “essere donna”.

Così è accaduto che le magre risorse destinate al contrasto alla violenza sessuata sono a volte finite a supporto di soggetti che avevano come obiettivo l’”unità della famiglia” e che magari “confondevano” conflitto e violenza. La Convenzione No More ha registrato decine di adesioni, dimostrando che il bisogno di risposte strutturali è largamente condiviso.
E’ intervenuta poi Maria Pia De Riso che ha riportato nel suo discorso le esperienze di avvocato in prima linea nel contrasto alla violenza sulle donne. Ha ricordato la terribile vicenda di Giuseppina Di Fraia, investita e bruciata dal marito, storia che ha scosso tutta la città per l’estrema ferocia. Giuseppina non aveva chiesto aiuto, come tante donne che vivono il dramma della violenza in solitudine, senza trovare il coraggio di denunciare.

Il problema, purtroppo noto, è la difficoltà a garantire assistenza e protezione alle donne che denunciano. Dopo la denuncia e la refertazione, ad esempio, c’è un tempo burocratico troppo lungo per l’allontanamento del coniuge violento, tempo in cui la donna resta esposta a ritorsione.
Laura Fiore, invece, ha raccontato la sua storia. Una voce esile, a tratti tremante, ma che portava in sé un grande coraggio. La storia è quella di un’omissione di soccorso in caso di aborto terapeutico, cioè un’interruzione volontaria dopo il terzo mese. “Una donna non dovrebbe vedersi rifiutare soccorso medico quando lo richiede”, dice.

In uno dei più grandi ospedali del Sud, al Secondo Policlinico di Napoli, si è consumata la dolorosissima vicenda di Laura Fiore, che ha trovato anestesisti obiettori, medici di terapia intensiva obiettori, ed è stata abbandonata senza alcuna assistenza su un lettino da parto, senza neanche ricevere informazioni su quello che stava accadendo. Con il suo racconto nella sala è entrata la realtà viva e cruda del dolore aggravato dalla negazione dei diritti.
Liliana Valenti ha parlato della “città sicura”, riferendo sulle più recenti novità in questo campo. Nel World Urban Forum si è trattato questo argomento e si sono costituiti gruppi di lavoro di sole donne.

Il WUF ha evidenziato come il benessere femminile, l’empowerment economico, la maggiore uguaglianza tra i sessi e l’equità sono le precondizioni per lo sviluppo urbano sostenibile. Le donne, proprio per la complessità e pluralità di compiti che svolgono nelle comunità, hanno il ruolo più importante per la realizzazione di insediamenti umani sostenibili. Dopo la manifestazione internazionale del “One billion rising” del 14 febbraio si è ottenuta l’attivazione, a livello internazionale, una nuova agenda di lavoro “Città sicure”, alla quale il Comune di Napoli ha risposto con una convenzione con le associazioni femminili e femministe.

Sono poi intervenute Lucia Coletta e Maria Luisa Nolli, docente del liceo Mazzini di Napoli, che hanno approfondito gli usi che si fanno dell’immagine della donna, soprattutto nei messaggi pubblicitari e nei media. Dal 2009 l’UDI si è fatta promotrice della campagna contro le pubblicità lesive alla quale hanno risposto 103 comuni. E’ arrivato, inoltre, alla terza edizione il Premio Immagini Amiche, promosso dall’UDI in collaborazione con l’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, il Dipartimento PO del Ministero, con agenzie pubblicitarie ed altri soggetti legati al mondo della comunicazione. La professoressa Nolli ha poi presentato il lavoro della sua classe, che per questo premio, ha prodotto un bel video, sull’immagine distorta e violenta che la pubblicità dà della donne e del suo corpo.

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