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Cortocircuito Flegreo incontra a Pozzuoli Tatawelo: economia solidale e agricoltura ecocompatibile sfidano il mercato globale.

 

Dulce Chan Cab,  la presidentessa dell’Associazione Tatawelo, è una donna maya dello Yucatan. Parla con la tipica dolcezza sudamericana e spiega con calma le ragioni del suo impegno e tutte le fasi di realizzazione del progetto Tatawelo, per la cui attuazione è nata l’associazione. Nelle sue parole non c’è traccia di tensione o rabbia, come se si trattasse solo di coltivare dell’eccellente caffè in maniera ecocompatibile e sana e invece si tratta di guerra.  Una guerra senza armi (da parte dei contadini), che si svolge sul piano economico ed è durissima e, spesso, cruenta. Ma tutto questo dalle parole di Dulce non compare. Lei sorride e spiega il video illustrativo sui sistemi di produzione delle comunità che fanno capo al progetto.

E’ solo l’inizio di un interessantissimo appuntamento organizzato dall’associazione Cortocircuito flegreo alla Multicenter school di Pozzuoli. Maria Rosaria Mariniello, presidentessa di Cortocircuito Flegreo è l’anima e la mente della serata. L’associazione che dirige è impegnata da anni sul territorio per promuovere un’economia solidale, che valorizzi e promuova la produzione e lo scambio locali, di beni e servizi di qualità, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente. Un’economia rispettosa dei diritti dell’uomo, che favorisca inclusione e dignità, solidale appunto. Ed è su questo terreno che le attività di Tatawelo e di Cortocircuito flegreo si incontrano. Cortocircuito Flegreo mira a costituire il Distretto di Economia solidale all’interno della regione campana, creando una rete di produttori  a diretto contatto con i consumatori tramite GAS, gruppo di acquisto solidale. Molto simile è l’attività del Tatawelo, solo che i produttori, comunità indigene del Chiapas, devono vedersela con le multinazionali. Perché? La Nestlè, ad esempio, ha bisogno per il suo caffè solubile di grandi quantità di caffè di varietà robusta. L’arabica non va bene. Ma le comunità del Chiapas, ad esempio la cooperativa Ssit Lequil Lum coltivano proprio l’arabica, adatta all’altitudine dei loro terreni. Coltivare, si sa, ha dei costi, bisogna spendere in anticipo e solo con il raccolto e la vendita arriveranno i guadagni. La Nestlè distribuisce piantine di robusta gratuitamente. Sembra non ci sia niente di male in questo. Invece c’è, ed è un problema che incide sempre più sulla vita dei contadini e delle comunità agricole di tutto il mondo, perché pratiche simili sono diffuse anche in Africa e in Asia. Portano alla totale dipendenza dei contadini e, alla fine, alla perdita della terra e della casa.  La varietà robusta distribuita dalla Nestlè è un ibrido, quindi i semi sono sterili: l’anno successivo i contadini si troveranno a dover acquistare di nuovo le piantine. Inoltre la varietà robusta non è resistente quanto l’arabica alla Roya, un fungo dannosissimo. Quindi se si accetta l’offerta della Nestlè si dovrà chiedere altro denaro in prestito per acquistare prodotti antifungini. Le comunità zapatiste in rete con Tatawelo, insistono nel coltivare arabica e stanno sperimentando la coltura di microorganismi anti Roya perfettamente eco-compatibili, garantendo così la propria autonomia. Dulce Chan e Walter Vassallo, referente del progetto, hanno spiegato, con l’aiuto del video, tutte le fasi del lavoro agricolo delle comunità.

Una parte fondamentale del progetto Tatawelo, come in tutta l’economia equa e solidale, è il prefinanziamento. Prefinanziare significa svincolare i contadini dalle banche e dagli strozzini. La serata punta quindi a far conoscere il caffè e a prefinanziarlo.

E’ a questo punto che si inserisce la terza donna della serata: Silvana Mariniello, attrice, autrice e regista, che mette in scena la sua performance: “Il caffè non si beve si sorseggia”. Silvana conduce da anni a Roma un laboratorio multietnico alla Magliana, Insensinverso. Da sempre impegnata nel sociale, presta la sua opera questa sera a titolo volontario. “Ho pensato di realizzare una specie di spot pubblicitario”, dice Silvana, “iniziando con dei video di vecchi Carosello. Poi, certo, c’è la citazione da Edoardo, come poteva mancare?”. L’idea principale del suo lavoro si intuisce già dal titolo. Il caffè non è una bevanda come le altre, è un rito sociale. Significa chiacchiere, pausa dagli affanni, amicizia, ospitalità. Insomma il caffè può essere anche solidale. E combattere le politiche inique dell’economia globale.