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La casa che non c’è

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Mentre l’anno sta volgendo al termine la vicepresidente del Consiglio Comunale Elena Coccia richiama l’attenzione del consiglio sulla Casa delle Donne, ancora alla ricerca di una sede stabile.

La realizzazione sembrava vicina. “Il sindaco ha dato la sua parola”, si era detto. Sembrava che la volontà ci fosse tutta e che fosse solo questione di tempo. Poco tempo. Invece la casa delle donne a Napoli è ancora di là da venire. Eppure all’atto della fondazione dell’associazione aveva acceso gli entusiasmi di tante donne che da anni e per anni hanno lavorato e studiato e organizzato e scritto per i diritti delle donne, per una cultura del rispetto e della differenza, per il riconoscimento del lavoro di cura, per la lotta alla mentalità maschilista e patriarcale, allo sfruttamento del lavoro femminile, alla violenza di genere, alla strumentalizzazione sessista dell’immagine femminile.

La fondazione dell’associazione, nel novembre del 2011, per la costruzione di una Casa delle Donne aveva raccolto consensi dalle diverse realtà che si occupano di questioni di genere e aveva attirato i consensi e l’adesione di donne giovani e ricche di energie e di idee. La voglia c’era, la determinazione pure. Sembrava ci fosse anche la volontà politica da parte delle istituzioni. Invece la casa delle donne si è arenata e quello che appariva a portata di mano, ora appare lontano e indistinto. Il 20 marzo scorso erano stati individuati e assegnati all’associazione alcuni locali all’interno dell’ex asilo Filangieri, nel centro storico della città.

Il problema è che degli stessi locali usufruiva un’altra realtà: l’associazione La Balena, che si occupa dell’organizzazione di workshop, mostre, concerti, cineforum ecc. Si tratta, tra l’altro, di una realtà composita, aperta, con la quale non ci sarebbero stati problemi a trovare accordi per un alternanza nell’utilizzazione degli spazi. Solo che non era questa l’esigenza espressa dalle donne riunite nell’associazione. Nelle maggiori città italiane esiste già da anni una casa delle donne e si tratta di associazioni che hanno una propria sede stabile, dotata di servizi, dove è possibile organizzare attività di tutti i tipi. Alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, ad esempio, che esiste da dieci anni, aderiscono un gran numero di associazioni, si organizzano corsi e seminari di tutti i tipi, dalla musica al telaio alla conversazione in inglese, c’è un ristorante, si organizzano convegni e si attivano progetti con finanziamenti europei, come “Combatting domestic violence through education”, che è un progetto di istruzione per adulti.

Più o meno lo stesso genere di attività si svolge nelle altre case delle donne delle altre città: Torino, Bologna, Milano, Brescia, Modena. In una sede stabile sarebbe possibile coordinare le attività già presenti sul territorio, individuarne i punti deboli e sviluppare programmi di improvement, si potrebbero articolare progetti di studio e di prevenzione sui tanti aspetti che riguardano le questioni di genere, dalla violenza domestica, alla salute, all’istruzione, all’assistenza legale, all’occupazione femminile, che insieme a quello della violenza sembra essere l’emergenza di questo periodo storico. Una sede appropriata renderebbe possibile quello che in una grande città come Napoli è indispensabile, cioè il monitoraggio e il coordinamento delle forze in campo.

E questo appare particolarmente urgente proprio ora che le donne si trovano ad affrontare una tragica recrudescenza della violenza contro di loro, causata da un arretramento drammatico dei livelli culturali della società nel suo complesso e da una deriva maschilista che trova spesso la sua sponda proprio nei media che tale sottocultura dovrebbero combattere, e si trovano ad affrontare una ugualmente drammatica espulsione dal mercato del lavoro. Ora, il 10 dicembre scorso, il Consiglio Comunale ha discusso l’approvazione del regolamento per l’assegnazione dei beni immobili di proprietà del Comune ed Elena Coccia ha ricordato l’impegno che l’amministrazione aveva preso nei confronti dell’associazione e la conseguente assunzione della realizzazione del progetto all’interno del programma dell’Amministrazione De Magistris. Si spera adesso in una buona notizia almeno su questo fronte. Rispettare il programma, anche aprendo la Casa delle Donne, è quello che i cittadini si aspettano.

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