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Emergenza disordini alimentari

Dal web pericolosi inviti alla “magrezza assoluta”. Sono le donne le vittime “predestinate” di anoressia e bulimia.

“Dio, sei una tale vacca grassa!!! Ti dico cosa fare quando arrivano le ore dei pasti……Rifiuta il cibo. Fai credere di aver mangiato qualcosa…….se mangi tutto il controllo verrà spezzato. Vuoi tornare ad essere la vacca grassa che eri una volta? Io ti costringo a fissarti sulle modelle delle riviste. Quella magrezza perfetta, i denti bianchissimi, quell’oggetto di perfezione che ti fissa da quelle pagine lucide.”
Queste incredibili parole sono solo alcune righe tratte da uno di tanti blog deliranti che si definiscono proAna e ai quali si accede liberamente dalla rete. E forse non sono nemmeno le più rappresentative. Ci sono ragazze alte 1.60 che pesano 42 chili e sono in lacrime perché vogliono raggiungere i 37 chili. Nei forum si trovano post tipo “Salve! Sono una proana, ma sono in crisi, sto perdendo il controllo, aiutatemi. Solo uniti ce la possiamo fare!”.

E poi le regole, sì, perché per questa sorta di “filosofia” è stato stilato un vero e proprio decalogo: i dieci comandamenti proAna, come fosse una religione. Il secondo comandamento, a titolo di esempio, afferma che “essere magri è più importante che essere sani”.
Questo sedicente movimento esiste ormai da qualche anno ed è pericolosamente in crescita. Esiste il proAna, dove Ana è un nome femminile che personifica, per assonanza, l’anoressia, e il proMia, da bulimia. Dicono di difendere uno stile di vita, anzi una filosofia, in realtà sono veri e propri inviti allo sviluppo dei pericolosissimi disordini alimentari che sono da anni nel mirino di medici e psicologi e sono responsabili della devastazione della vita di molte famiglie e della vita stessa delle persone, in maggioranza giovani donne, che ne soffrono.

Il problema non è certo nuovo. L’immagine femminile di una magrezza innaturale propagata come icona di bellezza dal mondo della moda è stata già da tempo messa sotto accusa e negli ultimi anni alle sfilate e nelle foto si vedono modelle più “curvy”, un po’ più tonde, cioè più vicine alla normalità. Non sembra, però, che questo cambiamento abbia determinato miglioramenti decisivi in questo campo. L’idea che magrezza e bellezza siano sinonimi è ancora l’idea dominante, e genera mostri. Del tipo che “magrezza assoluta” e perfezione siano sinonimi. E la perfezione è l’obiettivo ossessivamente perseguito in questi casi.

Un’altra novità del web è la Thinspiration, contrazione di thin, magro, e inspiration, ispirazione. In teoria un superamento dell’idea di anoressia attraverso un’esaltazione della magrezza “sana”. In realtà questa thinspo (quasi due milioni di risultati su google) dissemina la rete di foto “corrette” che mostrano ragazze con costole affioranti, rotule tonde che sporgono da cosce filiformi e volti con occhi sgranati e zigomi affilati.
Purtroppo in Italia non ci sono ancora strumenti legali che diano la possibilità alla Polizia postale di agire in modo efficace e siti e blog di questo tipo spuntano come funghi.

Nel nostro paese circa 3 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Di queste il 95% sono donne. Prevalentemente queste patologie si manifestano tra i 12 e i 25 anni, ma negli ultimi tempi il fenomeno si sta allargando anche alle bambine e alle donne in età di menopausa. E’ innegabile che la malattia, pur non essendo esclusivamente femminile, riguarda fondamentalmente il rapporto che le donne hanno col proprio corpo. Ed è certamente prioritario il ruolo che nella genesi di questa patologia hanno le storie personali, le famiglie di origine e il rapporto con la madre in particolare. Però è ugualmente importante riconoscere la qualità sociale del fenomeno, data la sua estensione e la prevalenza di genere.

E qui si torna al modello di bellezza, “colpevole” di istigare alla magrezza eccessiva le adolescenti. Ma siamo sicuri che il problema sia questo? Che la soluzione sia di proporre un modello di bellezza meno estremo e più naturale? Il nodo non è nel tipo di modello che si propone, ma nel fatto stesso di proporlo. E’ alle donne che viene imposta, fin dalla prima infanzia, la bellezza come valore prioritario, come obiettivo da raggiungere e modello da riprodurre. E quando si parla di bellezza, si parla di forma del corpo, lineamenti, curve, colori, qualità, look. E’ sul corpo che la giovane donna combatte la sua battaglia per la costruzione della propria identità, ed è il corpo il luogo in cui si riconosce la crescita, l’accettazione e l’integrazione sociale. Insomma ancora una volta il corpo delle donne è campo di battaglia e posta in palio. E il costo in vite umane di questa guerra è altissimo.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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