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martedì, Ottobre 19, 2021

VinGustandoItalia, Avete mai incontrato Il Principe Borghese?

Ai piatti  preparati con pomodorini del piennolo  ben si abbina un Piedirosso dei campi flegrei oppure un Lacryma Christi del Vesuvio rosso.

Uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana, tanto da essere perfino rappresentato nella scena del tradizionale presepe napoletano, è Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP“. Viene coltivato soprattutto sulle pendici del Vesuvio. Ha vari nomi, come “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Re Umberto” e “Principe Borghese“. Non tutti sanno che si chiama “Al Piennolo” perché deriva dall’antica pratica di conservazione “al piennolo”, cioè una caratteristica tecnica per legare fra di loro alcuni grappoli o “scocche” di pomodorini maturi, fino a formare un grande grappolo che  viene poi sospeso in locali aerati, assicurando così l’ottimale conservazione del prezioso raccolto fino al termine dell’inverno. E’ appunto il sistema di conservazione al “piennolo” che, favorendo una lenta maturazione, consente altresì una lunga conservazione. Le peculiarità organolettiche sono l’alta concentrazione di zuccheri ed acidi, profondamente legate ai fattori pedoclimatici tipici dell’area geografica in cui il pomodorino è coltivato, dove i suoli, di origine vulcanica, sono costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Proprio la ricchezza in acidi organici determina la vivacità del gusto. Secondo leggende e miti popolari che si perdono nella storia, Napoli fu creata da Lucifero rubando un pezzo di Paradiso: la terra toccata dal principe degli Inferi divenne però arida e sterile. La scena rattristò Gesù il quale, piangendo alla vista di quel fazzoletto di terra sottratto al Cielo, versò lacrime che cadendo sulle pendici del Vesuvio resero quella terra vulcanica fertile: da lì nacquero i succosi e saporiti pomodori del Piennolo.
Un’altra leggenda racconta che  a Torre del Greco, le mogli dei pescatori e dei marittimi si occupassero di intrecciare e sistemare le reti che servivano per la pesca. Quando, però, i mariti andavano in mare, per continuare a lavorare, le donne usavano la stessa procedura per intrecciare i piccoli nodi delle reti del “piennolo”. E’ indubbio che questo prodotto agricolo ha radici antiche, infatti  la coltivazione del Pomodorino del Piennolo sulle falde del Vesuvio trova riscontro già nel 1858, in un trattato sulla coltivazione degli ortaggi e poi nel 1902 nel trattato “Italia Orticola”. Si presta a molti abbinamenti , anche sulla pizza ,ma ricordando le tre T”Tipicità, Tradizione e Territorio” il piatto ideale è sicuramente: Spaghetti o vermicelli (con pasta di gragnano trafilata al bronzo)  con pomodorini del piennolo abbinato a un Piedirosso dei campi flegrei oppure un Lacrima Cristy del Vesuvio rosso. Due vini gentili, poco tannici, ma con buoni  sentori di fruttato e floreale oltre che ad avere un gusto pieno con finali di mineralità e con una buona freschezza che rendono l’abbinamento armonico. Questo connubio è un concentrato di passione e storia, di tutta la Campana. E se poi su tale piatto facciamo una spruzzata di scaglie di Provolone del Monaco allora gusteremo un piatto senza eguali.

E rammentate … Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere. (Charles Baudelaire)

 

(fonte foto:rete internet)

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