Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sulla comunicazione politica dei candidati alla carica di sindaco
Gentile Direttrice,
le elezioni amministrative a Somma Vesuviana ci stanno consegnando uno scenario che va ben oltre la semplice sfida numerica tra schieramenti. In una città ferita da un disavanzo di 19 milioni di euro e reduce da un commissariamento, le parole scelte dai candidati non sono solo veicoli di propaganda, ma spie rivelatrici della loro reale cultura politica. Mi preme condividere con i lettori de Il Mediano una riflessione su come la comunicazione dei tre protagonisti del primo turno stia plasmando – e in qualche caso danneggiando – il dibattito verso il ballottaggio.
La comunicazione politica viene spesso confusa con il semplice “saper parlare” o, peggio, con il marketing pubblicitario. In realtà, essa rappresenta la spina dorsale della democrazia, specialmente a livello locale. Nelle elezioni amministrative, dove il candidato sindaco è una figura di prossimità che i cittadini incrociano per strada, lo stile comunicativo ne definisce l’affidabilità e la postura istituzionale.
Comunicare in politica non significa solo lanciare slogan efficaci, ma saper interpretare il “sentiment”, l’anima profonda di una comunità. Quando un candidato sceglie un registro – sia esso moderato, aggressivo, accademico o populista – sta firmando un contratto implicito con l’elettore. Sbagliare questo registro, abusare di toni non conformi alla propria storia o sottovalutare la sensibilità culturale della piazza può trasformare una strategia elettorale in un clamoroso autogol. La forma, in politica, è quasi sempre sostanza.
Entrando nel merito della comunicazione politica che questi giorni di ballottaggio stanno evidenziando, non si può non notare un cambio di registro da parte di Antonio Granato, mentre resta coerente la linea di Silvia Svanera. Quest’ultima continua a usare il pugno di ferro in un guanto di velluto: si mostra moderata nei toni ma ferma sui punti da affrontare. L’impressione che trasmette è quella di chi fa ciò che dice. Vista così, la Svanera incarna uno slogan che sembra un ossimoro: “La forza tranquilla”. Tuttavia, va rilevato che uno dei limiti emersi con maggiore frequenza nella sua comunicazione è l’uso di termini o parole impegnative; sicuramente colte, ma che rischiano di straniare l’uditorio. Strada facendo, dovrà impegnarsi ad adeguare i discorsi alle platee che l’ascoltano, dimostrando di saper cambiare passo in corsa.
Più articolato è il discorso che riguarda Antonio Granato. Prima di affrontarlo, però, non possiamo fare a meno di soffermarci brevemente sulla comunicazione messa in campo da Peppe Nocerino durante il primo turno elettorale. In questo caso la strategia era evidente: correre da candidato sindaco per farsi eleggere consigliere comunale. Con due sole liste a sostegno e schiacciato tra i poli, non la politica ma la matematica lo aveva già relegato al rango di consigliere, con buona pace dei candidati delle sue liste civiche che non hanno visto arrivare i due leader dei poli ora al ballottaggio.
La comunicazione di Nocerino è stata prevalentemente provocatoria, quasi aggressiva, poco incline all’ascolto, sfrontata e tutta all’attacco. Ha sgomitato per farsi largo ma non è stato premiato. Ha perso perché ha sottovalutato un aspetto molto importante della piazza elettorale: Somma è una città moderata, con qualche spolverata di sinistra di tanto in tanto. È poco incline alla battaglia permanente; ama delegare e fidarsi. Negli anni scorsi ha anche mostrato di saper cambiare, ma sempre con equilibrio e sobrietà.
Nelle ultime ore, questo stile comunicativo provocatorio, urlato, incalzante e quasi aggressivo lo sta mostrando anche Antonio Granato attraverso post e inviti pubblicati sui social. Granato, in particolare, sta insistendo sul concetto di “Nuovo”, rivendicando che l’aggettivo appartenga anche a lui e alla sua compagine, e sostiene che i guasti di Somma sono da condividere anche con chi, ora, appoggia la Svanera, sua avversaria nel ballottaggio. L’invito di Granato a fare un dibattito nella sede del PD sommese sembra voler indicare chi avrebbe la responsabilità, insieme a lui, del declino della città. Ma questa è una chiamata di correità! È un messaggio politico assolutamente scadente, inefficace e addirittura controproducente. Oggi, in sostanza, Granato ammette che le responsabilità dei gravi problemi di Somma sono anche sue, confessando una sorta di complicità. Ma soprattutto lo fa usando toni che per lui sono inusuali e che meravigliano chi lo conosce, dando l’impressione di indossare un abito fuori misura, decisamente poco adatto.
Perché questo messaggio politico, e l’intera comunicazione, è scadente e inefficace? Per tre motivi:
1) Perché fino a pochi mesi fa lui era il Presidente del Consiglio comunale. In forza del suo ruolo istituzionale e di garanzia, aveva tra le mani leve politiche e procedurali molto potenti per scuotere il dormiente ambiente della maggioranza dell’ex sindaco Di Sarno. Esempi? La convocazione di consigli comunali straordinari e monotematici, aperti alla cittadinanza, sul tema specifico del disavanzo e della riscossione. Avrebbe potuto e dovuto dare un preciso indirizzo politico di controllo ispettivo continuo sulla V Commissione Consiliare Permanente (che ha competenza specifica su Bilancio, Finanze, Tributi e Programmazione Economica), che è lo strumento principale con cui i consiglieri analizzano i conti. Se Granato avesse esercitato i suoi poteri, avrebbe potuto imporre una ricognizione almeno mensile sullo stato dei debiti fuori bilancio e sull’andamento della riscossione TARI/IMU. Avrebbe dovuto evitare di assecondare i ritardi della maggioranza per garantire la sopravvivenza della consiliatura, imponendo invece la presentazione del piano di riequilibrio (il piano Salva-Comune) nei tempi corretti e non fuori tempo massimo. In buona sostanza, chi ha guidato il Consiglio Comunale negli ultimi anni avrebbe dovuto usare lo scranno istituzionale non come uno strumento di mediazione per tenere in piedi la baracca, ma come una tribuna di trasparenza, costringendo la politica a guardare in faccia il baratro finanziario molto prima del commissariamento del 2025. Paradossalmente, la candidatura ha messo ancora di più in luce le sue colpe politiche.
2) Il secondo motivo riguarda direttamente la Svanera. La candidata non ha alcuna responsabilità nella terribile e sconsiderata gestione finanziaria dell’Ente. Il Comune di Somma Vesuviana ha cominciato a perdere colpi almeno da dieci anni a questa parte, un decennio durante il quale i politici hanno preferito adottare la politica dello struzzo piuttosto che essere seri e affrontare i problemi per tempo.
3) Infine, il terzo motivo: la storia recente. Una comunicazione aggressiva, sfrontata e provocatoria ha già visto un perdente chiaro nelle urne del 24 e 25 maggio.
Luigi Pone






