Sergio Marchionne è ricoverato in terapia intensiva. Secondo quanto comunicano le principali agenzie internazionali le sue condizioni sono irreversibili anche se, sulla base di un’informativa Ansa, << la notizia non viene confermata dall’azienda >>. E’ una presenza discreta quella dei media all’esterno dell’Ospedale Universitario di Zurigo dove è ricoverato da oltre tre settimane l’ex amministratore delegato di FCA, prontamente sostituito dalla famiglia Agnelli, l’altro ieri, con il manager inglese Mike Manley. Al capezzale di Marchionne c’è intanto la compagna, Manuela Battezzato, dirigente della comunicazione di FCA. L’ultima apparizione del manager da amministratore delegato risale al 26 giugno, per la consegna di una Jeep Wrangler all’Arma dei Carabinieri per servizi di controllo sulle spiagge romagnole. A ogni modo è impossibile per i giornalisti accedere all’interno del polo ospedaliero, una palazzina di tre piani che fa parte di un complesso ben più ampio che ogni anno accoglie diverse migliaia di pazienti. << Saremo eternamente grati a Sergio per i risultati che è riuscito a raggiungere e per avere reso possibile ciò che pareva impossibile – fa sapere nel frattempo John Elkann – ci ha insegnato ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi e ad andare oltre a quello che già conosciamo >>. Anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha mandato un messaggio: << Apprendo con profondo dispiacere le ultime notizie riguardanti le condizioni di Sergio Marchionne. In questo momento il mio commosso pensiero va ai suoi familiari >>. Ma i giudizi umani su questa situazione restano contrastanti tra gli operai della grande fabbrica automobilistica di Pomigliano, l’impianto che per Marchionne è stato il cavallo di Troia con cui è stato possibile espugnare il fortino sindacale che impediva l’ultra flessibilità organizzativa e salariale nel comparto italiano di FCA. << Non ha avuto umanità per i lavoratori e quindi non abbiamo pietà per lui >>, scrivono alcune tute blu. << A lui dobbiamo il mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali e soprattutto il salvataggio di tutta la Fiat >>, scrivono altri. La maggioranza dei lavoratori però preferisce non dire nulla.






