Commissiona a uno storico boss l’assassinio dell’ex compagna: 4 fermati dai carabinieri

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L’arresto è scattato a Casoria, dove gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno rintracciato e fermato Vincenzo Russo, ritenuto il presunto mandante di un progetto criminale che avrebbe avuto come obiettivo l’uccisione della sua ex compagna. La donna, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, aveva già denunciato l’uomo per le violenze subite durante la loro relazione.

L’inchiesta della DDA ipotizza che Russo abbia cercato l’appoggio della criminalità organizzata per portare a termine il delitto, rivolgendosi ad Andrea Autiero, 64 anni, storico esponente della fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi, conosciuta come il gruppo degli “e scusuti”. Autiero, originario di Gricignano d’Aversa, è tra le persone raggiunte dal provvedimento di fermo emesso dalla Procura antimafia.

L’operazione ha coinvolto complessivamente quattro indagati. Oltre a Russo e Autiero, sono stati fermati anche Aniello De Luca e Giuseppe Severino, che, secondo l’accusa, avrebbero avuto ruoli nella presunta organizzazione del piano criminoso.

Gli investigatori ritengono che la decisione di eliminare la donna sia maturata come conseguenza delle denunce presentate dalla vittima per i maltrattamenti subiti. Un’ipotesi investigativa che lega una vicenda di violenza domestica ai presunti interessi della criminalità organizzata.

Andrea Autiero era tornato in libertà circa due anni fa dopo aver trascorso quasi trent’anni in carcere. La Procura antimafia ritiene che proprio lui fosse il riferimento al quale sarebbe stato affidato il compito di organizzare l’omicidio.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il presunto incarico sarebbe stato affidato il 22 aprile. L’attività investigativa della DDA ha consentito di ricostruire i rapporti tra gli indagati e di intervenire con il fermo prima che la vicenda potesse avere ulteriori sviluppi.

Il provvedimento dovrà ora essere sottoposto alla valutazione del giudice per le indagini preliminari, chiamato a pronunciarsi sulla convalida del fermo. Il gip deciderà se confermare la custodia cautelare in carcere, applicare eventuali misure alternative oppure disporre la scarcerazione degli indagati, che al momento restano destinatari delle contestazioni formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Pomigliano, scontro sull’impianto di biometano: Città Aperta chiede stop alla Regione

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POMIGLIANO D’ARCO – Si accende il dibattito sul progetto per la realizzazione di un impianto di biometano all’interno dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco. L’associazione “Città Aperta” ha annunciato di aver depositato, lo scorso 24 luglio, una formale istanza di diffida nei confronti della Regione Campania, chiedendo che il progetto venga sottoposto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e contestando il ricorso alla Procedura Abilitativa Semplificata (PAS).

L’impianto, proposto dalla società Bioenergy Pomigliano S.r.l. nell’area di via Ex Aeroporto, prevede una capacità di erogazione pari a 499 Sm³/h di biometano. Secondo l’associazione, la soglia progettuale sarebbe stata individuata per rientrare nei limiti della procedura semplificata, evitando così verifiche ambientali più approfondite.

Secondo quanto sostenuto da “Città Aperta”, il progetto comporterebbe il trattamento di circa 77.500 tonnellate annue di biomasse e reflui, un quantitativo che, a giudizio dell’associazione, configurerebbe un impianto industriale con un rilevante impatto sul territorio, soprattutto sotto il profilo logistico e ambientale.

Siamo favorevoli alla transizione ecologica, ma non a un suo utilizzo distorto“, afferma il presidente dell’associazione, Tommaso Sodano. “Pomigliano soffre già di una situazione critica legata alle polveri sottili, come documentato dalle centraline Arpac. L’arrivo di circa 80 mila tonnellate l’anno di materiali provenienti da altre province comporterebbe il transito quotidiano di numerosi mezzi pesanti, con un inevitabile incremento del traffico e delle emissioni in prossimità dell’area urbana”.

Per questo motivo l’associazione ha chiesto al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e alla Direzione Generale per l’Ambiente di sottoporre il progetto allo screening di Valutazione di Impatto Ambientale, previsto dall’articolo 19 del decreto legislativo 152/2006.

Contestualmente, “Città Aperta” si rivolge anche al sindaco di Pomigliano d’Arco, Raffaele Russo, invitandolo ad attivare i poteri di autotutela urbanistica, sospendere gli effetti della PAS e richiedere una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS), richiamando il principio di precauzione a tutela della salute pubblica.

L’associazione propone inoltre una soluzione alternativa, ritenuta più sostenibile: sfruttare le vaste coperture industriali dello stabilimento Stellantis e dell’area ASI per l’installazione di impianti fotovoltaici, con l’obiettivo di produrre energia rinnovabile senza aumentare il traffico veicolare né le emissioni atmosferiche legate al trasporto delle biomasse.

Infine, “Città Aperta” rende noto di aver concesso alla Regione Campania 30 giorni per fornire un riscontro alle proprie richieste, riservandosi, in assenza di risposte ritenute adeguate, di adire le competenti sedi giurisdizionali, sia amministrative davanti al TAR Campania sia penali.

“La Forza delle Donne”, Forza Italia riunisce i vertici: Susy Panico e la testimonianza della compagna di Santo Romano

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Si è svolto ieri sera presso l’Hotel Vesuvio l’evento “La Forza delle Donne”, organizzato da Forza Italia, alla presenza dei vertici nazionali del partito. Un appuntamento che ha intrecciato riflessione politica e impegno civile, culminato nell’intervento della consigliera regionale Susy Panico, che ha portato all’attenzione della platea la storia di Simona Capone. Panico ha ripercorso la drammatica vicenda che ha segnato la vita di Simona, la cui storia d’amore con il compagno Santo, nata quando erano ancora adolescenti, si è interrotta bruscamente nella notte del 1° novembre. Quella sera, un banale diverbio scoppiato in piazza San Sebastiano degenerò in tragedia: due colpi di arma da fuoco spezzarono la vita di Santo, morto in ospedale poche ore dopo, mentre un amico del gruppo rimase ferito. Nel suo intervento, la consigliera ha voluto sottolineare come Simona, negli anni successivi al lutto, abbia trasformato il dolore in impegno civile, scegliendo di non restare in silenzio: interviste, un libro e un podcast dedicati alla memoria di Santo, insieme a un percorso di sensibilizzazione nelle scuole sul tema della violenza giovanile e del rispetto tra i giovani. Un percorso nato anche dalla necessità di ristabilire la verità dei fatti, dopo le prime ricostruzioni giornalistiche che avevano derubricato l’accaduto a una “lite tra baby gang”. La testimonianza portata da Susy Panico si inserisce nella cornice più ampia dell’evento “La Forza delle Donne”, pensato da Forza Italia come momento di ascolto e valorizzazione di storie di impegno, resilienza e cambiamento sociale al femminile, alla presenza della dirigenza del partito.

Tangenti per smaltire i rifiuti, stop a due dipendenti dell’isola ecologica. In 15 sotto indagine

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  È stata una denuncia del sindaco di Qualiano a far scattare l’indagine che ha portato all’esecuzione di una misura cautelare interdittiva nei confronti di due dipendenti del Comune. L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord. L’inchiesta riguarda complessivamente quindici persone. Ai due dipendenti comunali e agli altri indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, peculato e gestione illecita di rifiuti speciali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto avrebbe avuto origine nel giugno del 2025 quando il sindaco di Qualiano segnalò presunte richieste di denaro all’interno dell’isola ecologica cittadina per consentire il conferimento dei rifiuti, servizio che per i residenti è normalmente gratuito. Le attività investigative, supportate anche da strumenti tecnici, avrebbero consentito di raccogliere numerosi elementi indiziari. In particolare, gli inquirenti ipotizzano che alcuni addetti alla gestione dell’impianto abbiano favorito l’ingresso di privati e soprattutto di imprese sprovviste delle autorizzazioni ambientali, permettendo lo scarico di consistenti quantitativi di rifiuti misti e speciali, tra cui apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, residui di potatura e materiale ferroso. L’ipotesi accusatoria sostiene inoltre che venissero omesse le procedure di identificazione dei conferitori e di registrazione dei rifiuti, impedendone così la regolare tracciabilità. In cambio di tali condotte, gli indagati avrebbero percepito denaro contante. La Procura precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.

In bicicletta da Milton Keynes a Somma Vesuviana per sostenere la ricerca sul diabete

Carlo Allocca sta attraversando l’Europa per sostenere la ricerca sulla patologia di tipo 1. L’impresa, per il secondo anno consecutivo, si concluderà il 2 agosto a Somma Vesuviana, dove da secoli la sua famiglia vive. Carlo è stato raggiunto da un altro giovanissimo sommese: Giuseppe Maiello, che lo accompagnerà in questa nuova e importante missione.     E’ un AI Scientist di Milton Keynes, nel sud-est dell’Inghilterra, che sta attraversando l’Europa in bicicletta, percorrendo migliaia di chilometri quest’estate, per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi a favore della ricerca sul diabete di tipo 1. Carlo Allocca, 47 anni, si occupa principalmente di ricerca avanzata, progettazione e implementazione di modelli e algoritmi di intelligenza artificiale generativa, machine learning e deep learning. Lavora al Samsung Research and Development Institute in UK ed è residente a Milton Keynes con la famiglia. Ha deciso di affrontare una grande sfida in bicicletta per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla patologia tipo 1 e raccogliere più fondi per la ricerca. Compagno di viaggio di Carlo è il giovane Giuseppe Maiello, dipendente della polizia penitenziaria.   Il suo viaggio, chiamato London2Naples, è iniziato il 17 luglio del 2026 proprio dalla sua residenza inglese, iniziando a percorrere oltre 2.800 chilometri e attraversando diversi paesi europei, con l’obiettivo di arrivare il 2 agosto nel suo paese natio, Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. Ha già attraversato Francia, Belgio, Germania e Svizzera, non solo riscuotendo consenso, ma ricevendo un’accoglienza favorevole. A Salsomaggiore Terme, in particolare, il suo progetto è stato salutato con grande successo.     Carlo, padre di due figli, ha scelto di sostenere Breakthrough T1D, un’organizzazione impegnata nella ricerca sul diabete di tipo 1. La causa è divenuta particolarmente importante da quando la sua giovane nipote si è ammalata gravemente e ha ricevuto la diagnosi con ritardo. Un’esperienza che ha spinto Carlo non solo a riflettere sull’importanza di riconoscere in tempo la malattia, ma ad aumentare la conoscenza della patologia. A riguardo, ha anche partecipato ad un ricco programma di ricerca, basato sulla comprensione, la prevenzione e lo sviluppo di terapie innovative. Controlla regolarmente la glicemia attraverso diversi prelievi di sangue dal dito ogni giorno e cerca di sostenere la ricerca, raccogliendo dati cruciali per mappare i meccanismi biologici della malattia. Questa impresa va ben oltre il semplice pedalare – afferma Carlo – si tratta di sensibilizzare le persone, favorire lo studio e mostrare solidarietà alle famiglie che affrontano ogni giorno la realtà della patologia.   Per Carlo, questa avventura rappresenta anche un percorso personale. La sfida lo aiuta infatti ad affrontare e superare un trauma del passato: la perdita della madre quando era ancora giovane. Nonostante il significato personale del viaggio, ha sottolineato che il suo obiettivo principale è sostenere la ricerca sul diabete, raccogliere fondi e creare un impatto positivo nella comunità. Il percorso sarà impegnativo e lo porterà ad affrontare lunghe distanze, salite difficili e molte ore in sella. Non è la prima esperienza di questo tipo: già l’anno scorso ha completato con successo un primo viaggio ciclistico di lunga distanza. Quest’anno Carlo ha anche un compagno di viaggio:  il giovane Giuseppe Maiello,  dipendente della polizia penitenziaria. Anche Giuseppe è nato e vive a Somma Vesuviana.  

Fine vita, i vescovi della Campania intervengono nel dibattito: «Nessuno sia lasciato solo nella sofferenza»

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La Conferenza Episcopale Campana prende posizione sulla proposta di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Al centro l’appello a rafforzare cure palliative, assistenza domiciliare e sostegno alle famiglie. Chiesto al Consiglio regionale un confronto ampio prima di legiferare.     POMPEI – Non una parola per chiudere il confronto, ma la richiesta di allargarlo. La Conferenza Episcopale Campana interviene su uno dei temi più complessi e sensibili del dibattito pubblico: il suicidio medicalmente assistito e la proposta di legge attualmente all’esame del Consiglio regionale della Campania. Il documento, diffuso oggi, 27 luglio, da Pompei, mette al centro una domanda che precede persino lo scontro tra favorevoli e contrari: che cosa può fare una comunità davanti a una persona che considera ormai intollerabile la propria sofferenza? La risposta dei vescovi campani parte da un principio netto: nessuno deve essere lasciato solo. E da qui sviluppa una posizione che tiene insieme la difesa della vita, il rifiuto dell’accanimento clinico, la richiesta di un maggiore investimento nelle cure palliative e l’invito alla politica a non affrontare una materia tanto delicata senza un confronto approfondito con chi quotidianamente vive il dolore, la malattia e il fine vita.  La proposta all’esame della Regione Il pronunciamento arriva mentre in V Commissione consiliare permanente “Sanità e Sicurezza Sociale” sono in discussione proposte che puntano a disciplinare sul piano organizzativo l’assistenza sanitaria regionale in attuazione delle pronunce della Corte costituzionale sul suicidio medicalmente assistito. Due testi sono stati presentati, rispettivamente, da esponenti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico e potrebbero confluire in una proposta unificata.  Il riferimento giuridico fondamentale resta la sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, pronunciata nel caso Cappato-Antoniani, che ha individuato precise e circoscritte condizioni nelle quali l’aiuto al suicidio non è punibile. Ed è significativo che siano gli stessi vescovi campani a richiamare nel loro documento le condizioni indicate dalla Consulta: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.  Il dibattito, peraltro, non riguarda soltanto la Campania. La questione della morte medicalmente assistita resta aperta anche sul piano nazionale: lo scorso 3 giugno il tema è arrivato nell’Aula del Senato, dove il disegno di legge è stato rinviato alle commissioni competenti.  La posizione dei vescovi: prima di tutto accompagnare Nel comunicato della Conferenza Episcopale Campana non c’è soltanto l’affermazione del valore della vita. C’è soprattutto un passaggio che sposta la riflessione sulle condizioni nelle quali una persona affronta la fase più difficile della propria esistenza. Per i vescovi occorre investire concretamente nella rete delle cure palliative, nell’assistenza domiciliare integrata, nel sostegno alle famiglie e nella formazione di personale sanitario specificamente preparato ad accompagnare i pazienti nel fine vita. Solo costruendo una rete realmente accessibile, sostengono, è possibile evitare che alla sofferenza della malattia si aggiungano l’abbandono e la solitudine.  Ed è forse questo il passaggio destinato ad avere maggiore peso anche nel confronto politico. Perché la questione posta dalla Chiesa campana non riguarda soltanto quale risposta dare alla richiesta di morire, ma quali risposte siano state offerte prima che quella richiesta maturasse. Una distinzione decisiva, soprattutto quando accanto alla persona malata ci sono famiglie chiamate per mesi o anni a sostenere il peso umano, psicologico e materiale dell’assistenza. No all’accanimento clinico Il documento contiene anche una precisazione importante, che impedisce di ridurre la posizione dei vescovi alla semplice richiesta di prolungare la vita attraverso qualsiasi trattamento. La Conferenza Episcopale si dichiara infatti contraria all’accanimento clinico e considera legittima la rinuncia a trattamenti quando i benefici attesi siano inferiori ai rischi oppure quando le terapie risultino particolarmente gravose e causa di ulteriori sofferenze per il paziente.  Per la Chiesa, tuttavia, questo principio deve restare distinto dalla scelta di provocare intenzionalmente la morte. È qui che emerge il cuore etico del documento: per i vescovi esiste una differenza sostanziale tra accompagnare una persona nel decorso naturale della malattia, rinunciando anche a cure sproporzionate, e compiere un atto finalizzato direttamente alla morte. Una distinzione che la Conferenza Episcopale considera antropologica, etica e sociale, prima ancora che religiosa.  L’appello alla politica: ascoltare prima di decidere Ma il comunicato non termina con una contrapposizione. I vescovi chiedono al Consiglio regionale della Campania di aprire un confronto ampio prima dell’approvazione della legge, coinvolgendo medici e operatori sanitari, associazioni dei malati e delle famiglie, volontariato e comunità religiose presenti sul territorio.  La Conferenza Episcopale offre inoltre la propria disponibilità al dialogo con le istituzioni regionali. È una scelta di metodo che assume un significato particolare su un tema sul quale le posizioni possono essere profondamente differenti. Non chiedere di cancellare il confronto, ma portare dentro quel confronto tutte le voci coinvolte. Perché dietro espressioni inevitabilmente tecniche come “suicidio medicalmente assistito”, “sostegno vitale”, “cure palliative” o “sedazione profonda” ci sono persone. Ci sono malati, famiglie, medici e infermieri. Ci sono sofferenze che nessuna legge può descrivere fino in fondo e decisioni davanti alle quali diritto, medicina, coscienza ed etica finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Una discussione che riguarda l’intera comunità Il documento dei vescovi arriva dunque in un momento decisivo dell’iter regionale e aggiunge una voce autorevole a un dibattito destinato a crescere nelle prossime settimane. La politica sarà chiamata a decidere. La Chiesa campana ha scelto invece di porre una questione che precede quella decisione: prima di domandarsi fino a dove possa arrivare il diritto di scegliere sulla propria morte, occorre chiedersi fino a dove una società sia disposta ad arrivare per accompagnare chi soffre. È probabilmente questo il terreno sul quale il dibattito campano potrà trovare uno spazio diverso dalla semplice contrapposizione ideologica. Perché sul fine vita possono esistere convinzioni profondamente distanti. Ma una responsabilità dovrebbe precederle tutte: fare in modo che la persona fragile, nel momento più difficile della propria esistenza, non debba mai sentirsi abbandonata.

A Napoli est la scuola diventa casa: applausi e partecipazione per il campo estivo “Semi di rispetto”

Centinaia di persone tra famiglie, bambini, rappresentanti delle istituzioni e associazioni hanno affollato la grande festa finale della diciassettesima edizione di “Semi di Rispetto: il campo estivo della gentilezza”, il progetto promosso dall’I.C. 46 “Scialoja Cortese Rodinò”. Nelle dodici sedi dell’istituto sparse tra i quartieri di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli, la scuola ha confermato la propria vocazione di presidio di legalità, socialità e inclusione durante i mesi estivi, trasformando in realtà quotidiana il modello della “Scuola sempre aperta”.

  All’evento conclusivo hanno preso parte le principali voci istituzionali del territorio, accomunate dalla volontà di sostenere un modello educativo integrato e permanente diretto dalla Prof.ssa Rosa Stornaiuolo. Tra i momenti più emozionanti della serata spicca la partecipazione straordinaria di Marta Russo, influencer dell’accessibilità e Cavaliere al Merito della Repubblica, che ha consegnato alla scuola una targa di riconoscimento per il costante impegno profuso nella promozione dei processi d’inclusione scolastica e sociale, definendo l’istituto napoletano un modello virtuoso su scala nazionale. A sostenere l’iniziativa è giunto un coro unanime dalle istituzioni. In un appassionato videomessaggio, l’Assessore Regionale alle Politiche Sociali e alla Scuola, Andrea Morniroli, ha ricordato come la vera sicurezza si costruisca riempiendo i territori di opportunità, rimarcando la necessità di edificare attorno agli istituti scolastici alleanze di senso e comunità educanti vere. Sulla stessa linea, il Presidente della VI Municipalità Sandro Fucito ha evidenziato la funzione di una scuola aperta anche d’estate come presidio permanente capace di sottrarre spazio all’abbandono e dare serenità alle famiglie. L’Assessora all’Istruzione del Comune di Napoli, la Prof.ssa Maura Striano, ha invece posto l’accento su quell’entusiasmo contagioso che unisce alunni, insegnanti, genitori ed ex studenti in una passione comune per la crescita del quartiere, mentre parole di profonda gratitudine sono giunte anche dalla Presidente della Commissione Cultura della VI Municipalità, la Consigliera Rosanna Palumbo, che ha sottolineato in una nota il valore di un lavoro quotidiano fatto di competenza e cura per i cittadini di domani. A rendere possibile questa grande macchina educativa è stato il lavoro corale e appassionato di 40 docenti interni, 12 esperti esterni e 24 realtà del Terzo Settore. Insieme hanno guidato 400 ragazzi dai 5 ai 16 anni in ben 156 ore di attività laboratoriali tra competenze STEM, robotica, progetti ambientali con le “Sentinelle del Rispetto” e solidarietà internazionale grazie all’accoglienza dei piccoli ambasciatori di pace saharawi. Fondamentale è stata inoltre la partecipazione di 25 mamme del territorio nei laboratori artistici e il supporto di 17 ex alunni tornati come peer tutor. L’esperienza non si ferma qui: la comunità scolastica si ritroverà già il 2 settembre per il terzo step del campo estivo, un modulo strategico interamente dedicato al recupero disciplinare e al consolidamento delle competenze per preparare le studentesse e gli studenti al nuovo anno scolastico. A tracciare il bilancio finale è stata la Dirigente Scolastica Rosa Stornaiuolo, che ha espresso profonda gratitudine per la vicinanza delle istituzioni, di Marta Russo e per il lavoro straordinario di docenti, esperti e associazioni, ricordando che quando le forze sane della città fanno squadra attorno al principio del “Non uno di meno”, il riscatto del territorio diventa realtà e dà appuntamento a tutti per la ripartenza di settembre.  

Somma Vesuviana. Il Parco Ritrovato. E quello dimenticato, a pochi  metri di distanza

Riceviamo da Vincenzo Nocerino e pubblichiamo   C’è qualcosa che stona. Mentre  a Santa Maria a Castello, alla presenza di molti addetti ai lavori, di associazioni  e di rappresentanti del Parco Vesuviano   si parlava di sentieri antichi, di valorizzazione del territorio, di turismo sostenibile e di futuro della montagna, a pochi passi dal luogo del convegno c’è un’altra realtà che nessuno sembra avere avuto  il coraggio di guardare fino in fondo. Un piccolo  parco ginnico-ricreativo era  stato   inaugurato, con  la presenza del Presidente del Parco e di  nostri  politici locali, soltanto pochi mesi fa. Avrebbe dovuto essere il simbolo di una nuova stagione per la montagna di Somma Vesuviana. Uno spazio dedicato allo sport,  ai ragazzi, agli escursionisti. Un luogo da vivere. Oggi, invece, quel parco racconta un’altra storia. Auto parcheggiate dove non dovrebbero essere, panchine divelte  e danneggiate. Attrezzature ginniche vandalizzate. Segni di incuria che hanno purtroppo  trasformato un investimento pubblico in un monumento all’abbandono. Ed è qui che nasce una domanda inevitabile. Possiamo davvero parlare di “Parco Ritrovato” se non riusciamo nemmeno a custodire ciò che abbiamo inaugurato pochi mesi fa? Questa non è, né vuole essere  una polemica contro il convegno. Anzi. Incontri come quello di Santa Maria a Castello sono importanti perché tengono viva l’attenzione sulla storia, sull’ambiente e sull’identità del Monte Somma. Un ringraziamento va agli organizzatori, ai relatori  e a quanti sono intervenuti. Ma le parole acquistano valore solo quando trovano riscontro nei fatti. La montagna non ha bisogno soltanto di convegni. Ha bisogno di manutenzione. Ha bisogno di controlli. Ha bisogno di educazione civica. Ha bisogno di una presenza costante delle istituzioni e di una comunità che senta quei luoghi come propri. Altrimenti continueremo a raccontare una montagna ideale mentre quella reale, lentamente, si deteriora sotto i nostri occhi. Il problema non è il singolo atto di vandalismo. Il problema è l’assuefazione. È il momento in cui una panchina rotta non fa più notizia. Quando un  piccolo parco destinato ad attrezzature sportive  diventa altro. Quando un attrezzo distrutto resta lì per settimane o mesi senza che nessuno intervenga. È allora che il degrado smette di essere un episodio e diventa un metodo. La vera sfida del Monte Somma non consiste nell’organizzare un altro convegno. Consiste nel fare in modo che ogni cittadino, tornando dopo sei mesi in quei luoghi, li trovi migliori e non peggiori. La valorizzazione del territorio non si misura dal numero degli eventi organizzati. Si misura dallo stato dei sentieri, che oggi versano in condizioni pietose. Dalla pulizia delle aree verdi. Dall’efficienza delle strutture pubbliche. Dal rispetto che riusciamo a trasmettere alle nuove generazioni. Se il piccolo parco attrezzato inaugurato pochi mesi fa è già in condizioni di degrado, allora il problema non è soltanto chi lo danneggia. È anche chi finge di non vedere. La montagna del Somma merita molto più della  quotidiana retorica. Merita una politica della manutenzione, della vigilanza e della responsabilità. Perché il territorio si difende con le azioni quotidiane, non soltanto con gli applausi al termine di un convegno. E  il prossimo incontro, a mio avviso,  dovrebbe iniziare proprio da lì,  da quel piccolo Parco  semidistrutto  affinche diventi un simbolo di riscatto e di rinascita per l’intera comunità. Solo allora le parole “Parco Ritrovato” acquisterebbero il significato che meritano.

Marigliano: prestigioso riconoscimento per la professoressa Lo Sapio

Alla docente il Premio “Stefania Cotoneschi” 2025 dell’Unione Matematica Italiana. Una storia che unisce ricerca e insegnamento all’impegno quotidiano con i ragazzi della comunità parrocchiale.   MARIGLIANO – Ci sono riconoscimenti che premiano una carriera e altri che finiscono per raccontare anche un modo di intendere il proprio lavoro. Quello assegnato alla professoressa Rosalia Maria Lo Sapio, vincitrice del Premio “Stefania Cotoneschi” 2025, appartiene probabilmente a entrambe le categorie. La notizia è stata accolta con particolare entusiasmo a Marigliano, dove la docente vive ed è profondamente inserita nella comunità. Il riconoscimento è legato all’Unione Matematica Italiana e alla valorizzazione della didattica e della divulgazione della matematica.  Dietro il premio, però, c’è un percorso che merita di essere raccontato. Lo Sapio ha costruito negli anni un profilo nel quale l’insegnamento incontra la ricerca sulla didattica della matematica, con un’attenzione particolare ai metodi capaci di rendere una disciplina spesso percepita dagli studenti come difficile o distante più comprensibile, inclusiva e vicina alla loro esperienza. Nel 2022 il suo nome compare tra gli autori dello studio “La risoluzione di equazioni: tra rappresentazioni grafiche e linguaggio algebrico”, pubblicato sulla rivista scientifica Didattica della matematica. Dalla ricerca alle pratiche d’aula. Il lavoro riflette proprio sulla costruzione di percorsi didattici capaci di mettere in comunicazione il linguaggio dell’algebra con quello visuale e geometrico.  Un interesse che negli anni si è esteso anche alle dimensioni sociali dell’educazione. Lo Sapio ha partecipato alla ricerca nata dall’esperienza del progetto “Proud of You”, rivolto alla prevenzione dell’abbandono scolastico in scuole collocate in aree svantaggiate del Mezzogiorno. Un’esperienza nella quale matematica e italiano vengono utilizzati all’interno di contesti educativi informali per migliorare non soltanto le competenze degli studenti, ma anche il loro rapporto con la scuola.  E il percorso scientifico continua. Nel marzo scorso Springer ha pubblicato un contributo firmato da Maria Mellone, Marina Spadea, Rosalia Maria Lo Sapio e Giancarlo Artiano dedicato all’utilizzo dello storytelling per stimolare il ragionamento proporzionale nei bambini.  Dalla ricerca al doposcuola parrocchiale È però lontano dalle pubblicazioni scientifiche che la storia assume un significato particolare per Marigliano. Nella comunità parrocchiale Rosalia mette infatti le proprie competenze gratuitamente a disposizione dei ragazzi attraverso il doposcuola, seguendo studenti delle scuole medie e superiori e arrivando ad affiancare anche universitari alle prese con la matematica. Una docente riconosciuta per il proprio lavoro, dunque, che continua a sedersi accanto a un ragazzo per spiegare un esercizio, sciogliere un dubbio o preparare un esame. E non c’è soltanto la matematica. La domenica Lo Sapio accompagna anche i bambini nel percorso di catechismo verso la Prima Comunione, aggiungendo alla dimensione professionale quella del servizio alla propria comunità. Sono aspetti apparentemente distanti, eppure raccontano la stessa idea di educazione: il sapere acquista pienamente valore quando viene condiviso. Un riconoscimento che Marigliano sente anche proprio È per questo che la notizia del premio ha assunto a Marigliano un significato che supera il pur prestigioso risultato personale. La comunità che oggi si congratula con Rosalia Maria Lo Sapio conosce anche la persona che, terminato il proprio lavoro, sceglie di dedicare parte del suo tempo ai più giovani. Ed è forse proprio qui che la matematica incontra la sua formula più bella. Non quella scritta su una lavagna, ma quella costruita mettendo insieme competenza, studio, ricerca e disponibilità verso gli altri. Il Premio “Stefania Cotoneschi” riconosce il valore di un percorso professionale. Marigliano, invece, celebra anche qualcosa che un curriculum difficilmente riesce a contenere: una docente che ha scelto di non tenere il proprio sapere per sé, ma di trasformarlo ogni giorno in un’occasione di crescita per gli altri.

Finto parcheggiatore in azione vicino alla Villa Comunale: due auto rubate in pochi minuti

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POMIGLIANO D’ARCO – Si sarebbe finto un parcheggiatore abusivo per conquistare la fiducia degli automobilisti e mettere a segno un doppio furto d’auto. È quanto accaduto nella serata di ieri nei pressi della Villa Comunale di Pomigliano d’Arco, dove il parcheggio adiacente all’area verde è stato teatro di un’azione criminale che ha destato forte preoccupazione tra cittadini e residenti. Secondo le testimonianze raccolte, un uomo si sarebbe presentato nel parcheggio chiedendo il pagamento della sosta agli automobilisti in arrivo, comportandosi come un normale parcheggiatore abusivo. Una volta rimasto solo tra le vetture, avrebbe però approfittato della situazione per entrare in azione. Nel giro di pochi minuti sarebbero state rubate due automobili, entrambe Peugeot, tra cui una Peugeot 3008. I proprietari, al ritorno, non hanno più trovato i propri veicoli e hanno immediatamente richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Nella stessa serata, inoltre, altri cittadini hanno raccontato di aver rischiato di subire il furto della propria Jeep. L’episodio si sarebbe verificato intorno alle ore 20 e solo un tempestivo intervento avrebbe evitato che il colpo andasse a segno. Tutti i fatti sono stati denunciati ai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e individuare il responsabile o eventuali complici. L’episodio riporta al centro dell’attenzione il problema della sicurezza nelle aree di sosta cittadine. Da tempo residenti, commercianti e comitati denunciano una crescente presenza di furti e tentativi di appropriazione di veicoli, chiedendo un rafforzamento dei controlli, un potenziamento dell’illuminazione pubblica e un sistema di videosorveglianza più efficace nelle zone considerate maggiormente esposte al fenomeno. L’ultimo raid riaccende così il dibattito sulla necessità di interventi concreti per contrastare una criminalità che continua a destare allarme tra chi frequenta quotidianamente la città.