Riceviamo da Vincenzo Nocerino e pubblichiamo
C’è qualcosa che stona. Mentre a Santa Maria a Castello, alla presenza di molti addetti ai lavori, di associazioni e di rappresentanti del Parco Vesuviano si parlava di sentieri antichi, di valorizzazione del territorio, di turismo sostenibile e di futuro della montagna, a pochi passi dal luogo del convegno c’è un’altra realtà che nessuno sembra avere avuto il coraggio di guardare fino in fondo.
Un piccolo parco ginnico-ricreativo era stato inaugurato, con la presenza del Presidente del Parco e di nostri politici locali, soltanto pochi mesi fa.
Avrebbe dovuto essere il simbolo di una nuova stagione per la montagna di Somma Vesuviana. Uno spazio dedicato allo sport, ai ragazzi, agli escursionisti. Un luogo da vivere.
Oggi, invece, quel parco racconta un’altra storia. Auto parcheggiate dove non dovrebbero essere, panchine divelte e danneggiate. Attrezzature ginniche vandalizzate. Segni di incuria che hanno purtroppo trasformato un investimento pubblico in un monumento all’abbandono.
Ed è qui che nasce una domanda inevitabile. Possiamo davvero parlare di “Parco Ritrovato” se non riusciamo nemmeno a custodire ciò che abbiamo inaugurato pochi mesi fa?
Questa non è, né vuole essere una polemica contro il convegno. Anzi. Incontri come quello di Santa Maria a Castello sono importanti perché tengono viva l’attenzione sulla storia, sull’ambiente e sull’identità del Monte Somma. Un ringraziamento va agli organizzatori, ai relatori e a quanti sono intervenuti.
Ma le parole acquistano valore solo quando trovano riscontro nei fatti. La montagna non ha bisogno soltanto di convegni. Ha bisogno di manutenzione. Ha bisogno di controlli. Ha bisogno di educazione civica. Ha bisogno di una presenza costante delle istituzioni e di una comunità che senta quei luoghi come propri. Altrimenti continueremo a raccontare una montagna ideale mentre quella reale, lentamente, si deteriora sotto i nostri occhi.
Il problema non è il singolo atto di vandalismo. Il problema è l’assuefazione. È il momento in cui una panchina rotta non fa più notizia. Quando un piccolo parco destinato ad attrezzature sportive diventa altro.
Quando un attrezzo distrutto resta lì per settimane o mesi senza che nessuno intervenga. È allora che il degrado smette di essere un episodio e diventa un metodo. La vera sfida del Monte Somma non consiste nell’organizzare un altro convegno.
Consiste nel fare in modo che ogni cittadino, tornando dopo sei mesi in quei luoghi, li trovi migliori e non peggiori. La valorizzazione del territorio non si misura dal numero degli eventi organizzati. Si misura dallo stato dei sentieri, che oggi versano in condizioni pietose. Dalla pulizia delle aree verdi. Dall’efficienza delle strutture pubbliche. Dal rispetto che riusciamo a trasmettere alle nuove generazioni.
Se il piccolo parco attrezzato inaugurato pochi mesi fa è già in condizioni di degrado, allora il problema non è soltanto chi lo danneggia. È anche chi finge di non vedere.
La montagna del Somma merita molto più della quotidiana retorica. Merita una politica della manutenzione, della vigilanza e della responsabilità. Perché il territorio si difende con le azioni quotidiane, non soltanto con gli applausi al termine di un convegno. E il prossimo incontro, a mio avviso, dovrebbe iniziare proprio da lì, da quel piccolo Parco semidistrutto affinche diventi un simbolo di riscatto e di rinascita per l’intera comunità. Solo allora le parole “Parco Ritrovato” acquisterebbero il significato che meritano.







