Pollena Trocchia, ampliamento cimitero comunale: al via la fase di concessione di quanto realizzato

Riceviamo dal Comune di Pollena Trocchia e pubblichiamo
Cimitero comunale, al via la fase di concessione di loculi, ossarietti e suoli per cappelle nell’ambito dell’ultimo ampliamento del cimitero comunale di Pollena Trocchia. Con l’esclusione dei soli loculi appartenenti al blocco N, già assegnati tramite sorteggio pubblico proprio come tutti gli altri, ma che saranno consegnati solo a seguito della loro piena ultimazione, tutti gli altri loculi, gli ossarietti e i suoli per cappelle sono pronti per essere ufficialmente dati in concessione ai partecipanti all’apposito bando attraverso la firma del contratto.
Poco meno del 90% di quanto realizzato, dunque, pronto per essere consegnato subito. «Lo diciamo con chiarezza e senza nasconderci: siamo estremamente rammaricati per il ritardo accumulato in questi mesi, per quanto non dipendente dalla nostra volontà e responsabilità, e ancor più perché alcuni dei partecipanti al bando dovranno continuare ad attendere prima di firmare la concessione. Dopo il sorteggio pubblico per identificare loculi e ossarietti prenotati da ciascun partecipante al bando pubblico in maniera trasparente, era intenzione di questa Amministrazione comunale procedere quanto prima con la definitiva assegnazione degli stessi. Purtroppo, però, non sempre quanto programmato e desiderato si realizza nei tempi previsti. Abbiamo atteso per consegnare loculi, ossarietti e suoli per cappelle tutti insieme, ma dato il ritardo che dovrà ancora scontare il blocco N abbiamo deciso di cominciare la procedura di firma delle concessioni escludendo quest’ultimo»
hanno spiegato Carlo Esposito, sindaco del comune di Pollena Trocchia, e Ilenia Terracciano, assessore al cimitero. «Il motivo di questa differenziazione risiede nel mancato deposito presso il Genio Civile dei calcoli per i gettiti per la realizzazione del solo Blocco N. I tecnici incaricati della procedura hanno già da tempo provveduto a sanare questa mancanza, tuttavia la regolarizzazione, necessaria per il proseguimento dei lavori a quello che è l’unico blocco dell’ampliamento ancora non ultimato, prevede dei passaggi e delle tempistiche che devono essere rispettate e non possono in alcun modo essere velocizzati» hanno proseguito sindaco e assessore. «In un primo momento abbiamo aspettato per una consegna unitaria e complessiva, ma il prolungarsi dell’attesa ci ha spinto a prendere l’attuale decisione, che non significa che per l’ultimazione del blocco N l’attesa sarà necessariamente ancora lunga, ma non avendo certezze in merito si è provveduto a una consegna parziale del cantiere per cominciare a mettere la parola fine a questa vicenda. Il ritardo accumulato non deve e non può offuscare quello che è un grande risultato raggiunto, che risponde a una fondamentale esigenza dei nostri concittadini» hanno concluso Carlo Esposito e Ilenia Terracciano.

Scuola Calcio Mariglianella, torneo di Montesilvano: è medaglia d’argento per i piccoli del 2018

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Riceviamo una lettera dai genitori dei piccoli campioni della categoria 2018 e pubblichiamo   *MARIGLIANELLA* – Come genitori dei bambini della *categoria 2018* della Scuola Calcio Mariglianella, vogliamo esprimere tutto il nostro orgoglio per la straordinaria avventura vissuta al torneo di Montesilvano (PE) tenutosi dal 30 maggio al 2 giugno; un evento prestigioso organizzato dalla nostra stessa società e a cui abbiamo potuto prendere parte grazie al suo immenso impegno. Al loro esordio assoluto, i nostri piccoli atleti hanno conquistato un meritatissimo secondo posto al termine di una cavalcata entusiasmante: dopo aver affrontato le quattro sfide del girone B, i bambini si sono guadagnati l’accesso all’atto conclusivo della manifestazione, conquistando il secondo gradino del podio al termine di un match spettacolare chiuso sul punteggio di 4 a 3. Vederli in campo è stata la nostra vittoria più grande: determinati e instancabili, hanno mostrato un rigore tattico e una tecnica sorprendenti, ma soprattutto un senso di responsabilità e di rispetto straordinari. Se oggi siamo così fieri di loro, del loro obiettivo raggiunto e di come hanno espresso lo spirito di squadra, è grazie al lavoro eccezionale svolto giorno dopo giorno dallo staff tecnico e dall’intera Scuola Calcio Mariglianella. Questo torneo ha confermato una cosa importante: il lavoro svolto durante l’anno va ben oltre l’aspetto puramente calcistico. L’insegnamento della Scuola Calcio Mariglianella si basa su una vera e propria crescita educativa, dove i valori del rispetto reciproco e della responsabilità formano i bambini prima come persone e poi come atleti. Tutto ciò è possibile solo grazie al lavoro quotidiano dei Mister e di una macchina organizzativa societaria impeccabile. Per questa ragione, uniti come un’unica famiglia, vogliamo esprimere la nostra più profonda gratitudine innanzitutto a MISTER MATTEO PORCARO che ha guidato il gruppo con dedizione, professionalità, tenacia ed immenso amore, a MISTER FERDINANDO IOSSA che ha preziosamente sostenuto i bimbi lungo tutto l’anno e a tutte le colonne portanti di una realtà che mette l’anima per il futuro dei ragazzi del paese I MISTER GIOVANNI CUCCA, FRANCO CUCCA, ALDO PAPA, ANTONIO VACCA, ROSARIO SCARCELLI E ANTONIO LUCINO. Un ringraziamento particolare per il supporto umano alla signora Maria, che ha accompagnato i nostri piccoli con amore e supporto materno. Il nostro desiderio è che questa scuola calcio continui a essere un valore aggiunto per Mariglianella, alimentando quel senso di comunità e quel percorso di crescita fondamentale per i nostri figli. Grazie di cuore a tutti. I genitori dei piccoli campioni della categoria 2018    

La cura dell’altro, l’antidoto a una società sempre più ripiegata su se stessa

Non è difficile notare la bulimica e irrefrenabile voglia di pensare a se stessi, alla cura (quasi maniacale) del proprio corpo, al soddisfacimento di ogni possibile o impossibile desiderio. L’ “altro” sta diventando una categoria insopportabile, un peso da scrollarsi di dosso, perché limitante della mia affermazione personale. Non si tratta di semplice e riduttivo egoismo, ma di un vero e proprio cambio di paradigma culturale. Qui non si tratta di ergersi e affermarsi al di sopra degli altri, ma di una totale negazione della dignità dell’altro rispetto alla mia vita e alle mie voglie.     Non è semplice analisi apocalittica, ma uno spaccato di questa umanità che sta ricucendosi addosso un vestito dal quale ha stracciato buona parte della stoffa ritenuta vecchia (basti pensare ai valori cristiani) e sul quale la toppa che sta ricucendo è talmente inadatta alla realtà dell’umano che finirà prima o poi per lacerare definitivamente questo bel vestito che è frutto di una tradizione culturale e sociale. Da diversi giorni ormai penso ad una caratteristica dell’umanità che sta vacillando: la dimensione della cura. Qui non si tratta di attenzioni mediche. Il prendersi cura dell’altro è una qualità che nobilita e qualifica l’umano molto più di tante conquiste tecnologiche e scientifiche. Si gioca molto del presente e (probabilmente) del futuro di un mondo in continua lacerazione. Dopo la naturale deriva dei continenti, oggi assistiamo all’innaturale deriva della compassione e della cura. Al di là del credo religioso, credo che la parabola evangelica del buon samaritano sia emblematica per ricondurre nella giusta direzione lo smarrimento attuale. Proprio quest’immagine potente di Gesù può aiutarci nella riflessione comune sul cammino bello e faticoso che è la vita. In questo scritto voglio azzardare alcune caratteristiche della “cura” che potrebbero aiutare la riflessione. La cura – ovvero – sguardo di compassione La prima caratteristica, già evidenziata prima, della cura è lo sguardo di compassione. Non è la riduttiva “pena che mi fa” l’altro in difficoltà, ma la mia capacità di entrare in empatia con la sofferenza di chi mi sta accanto. Avvicinarsi al “dolore” dell’altro nasce dalla domanda cruciale “e se fosse capitato a me?”. Mettersi nei panni e nei sentimenti di un mio compagno di viaggio è il primo passo per uscire della comfort zone che mi sono creato per non aver fastidi da nessuno. La cura – ovvero – l’esserci senza “se” e senza “ma” Il secondo aspetto della cura dell’altro è la capacità di farsi prossimo senza calcolo. Il samaritano, nel vedere a terra il povero disgraziato assalito dai briganti, non si è chiesto chi fosse, cosa avesse combinato. Non ha pensato ad un eventuale compromissione, ma si è avvicinato senza pronunciare parole, ma compiendo gesti: versare vino per sterilizzare e olio per cicatrizzare. L’esserci per l’altro è una condizione esistenziale, non un teorema filosofico astratto. La cura parte dalla presenza, molte volte salutare proprio perché vissuta in assenza di parole vuote e inutili. La cura -ovvero – la verità nelle relazioni La terza caratteristica della persona capace di prendersi cura dell’altro è la verità nel rapporto. Non si nasconde mai la verità nel rapporto verso l’altro, ma si costruisce un vero e solido legame solo attraverso la sincera onestà della relazione. Non si può nascondere qualcosa per paura di ritorsioni, non si può celarsi dietro una maschera di buonismo. A volte anche la correzione fraterna è segno della cura. L’altro non è uno strumento che serve al mio scopo, per cui è strumentale al mio egoismo, ma è un “tu” che aiuta la mia crescita nella relazione. La cura – ovvero – la gratuità del bene Oggi ogni cosa ha un prezzo, persino le relazioni tra di noi possono diventare convenienti. Quando sopraggiunge un interesse, allora la cura si trasforma in baratto per cui al mio interessamento deve corrispondere un guadagno (non necessariamente economico). Il samaritano addirittura deve rimetterci dei soldi nel suo compromettersi con l’aggredito: lo porta in una locanda e paga vitto e alloggio al malcapitato. Quell’uomo mezzo morto a terra non solo viene salvato, viene “curato”. Non prende da quell’uomo, ma dà tutto quello che può per rendersi realmente prossimo. La gratuità del bene è sorella alla verità nella cura dell’altro. L’attenzione disinteressata crea rapporti liberi. La cura – ovvero – una visione, non un bisogno Ultimo elemento, nella dimensione della cura, è la capacità di rispondere ad una visione, non al soddisfacimento di un bisogno. Il buon samaritano non risponde all’emergenza causata da quell’uomo ferito, ma si china verso di lui perché è la sua visione del mondo che lo avvicina al malcapitato. La vera cura dell’altro non nasce dalla risposta ad un bisogno, seppur importante, dell’altro. La dimensione emergenziale delle relazioni svilisce la relazione stessa. La cura invece nasce da una visione della vita che fa della prossimità uno stile, un comportamento stabile, che definisce la personalità di chi sa realmente che significa vivere la compassione fraterna e riconoscere la cura come piena realizzazione dell’umanità.   Se proprio dovessimo trovare una modalità di bellezza per salvare questo mondo malato di intelligenza artificiale e di deficienza naturale, credo che la “cura dell’altro” sia un aspetto importante dell’umanità bella e interessante che può sopravvivere al tempo dell’egocentrica visione dell’uomo.

Confronto internazionale su Intelligenza Artificiale, verità e dialogo tra le civiltà. con Lombardi e l’Ambasciatore

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Si è svolta negli Emirati Arabi Uniti la 3ª Conferenza Internazionale sul Dialogo delle Civiltà e la Tolleranza (IDCT 2026), promossa dall’Emirates Scholar Center for Research and Studies (ESCRS) insieme alla Casa della Famiglia Abramitica, all’Associazione dei Giornalisti degli Emirati, alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e a numerose organizzazioni pubbliche e private provenienti da decine di Paesi. L’iniziativa, inserita nell’ambito dell’Anno della Famiglia 2026 proclamato dagli Emirati Arabi Uniti, ha riunito esponenti istituzionali, accademici, leader religiosi, innovatori e rappresentanti della società civile per discutere le sfide poste dall’intelligenza artificiale, dai nuovi media e dalle profonde trasformazioni che stanno interessando le comunità e le famiglie in tutto il mondo. Tra gli interventi di maggiore rilievo quello di George Guido Lombardi, Presidente del Republican Liberty Caucus ed ex consigliere del Presidente Donald Trump, che ha affrontato uno dei temi più delicati dell’era digitale: il rapporto tra intelligenza artificiale, verità ed etica. Nel suo intervento, Lombardi ha sostenuto la teoria della natura relazionale della verità, affermando che la verità non debba essere considerata come un’entità assoluta e indipendente, ma come il risultato di una relazione tra un’affermazione e un fatto oggettivamente verificabile. Secondo questa visione, la verità emerge dall’allineamento tra percezione e realtà e si configura come una relazione dinamica tra ciò che viene affermato e ciò che può essere dimostrato. Lombardi ha inoltre evidenziato come questo principio sia particolarmente importante nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. In assenza di una corretta comprensione della relazione tra fatti, significati e realtà condivisa, il rischio è quello di sviluppare sistemi artificiali incapaci di distinguere adeguatamente tra realtà, interpretazione e manipolazione dell’informazione. Nel corso della sua relazione, il relatore ha sottolineato che la verità non coincide semplicemente con l’accuratezza di un’affermazione, ma rappresenta la corretta relazione tra persone, significati, fatti e mondo vissuto. Una riflessione che si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulla necessità di garantire uno sviluppo dell’intelligenza artificiale fondato su principi etici, trasparenza e responsabilità. AD lecture 1.docx Alla conferenza ha partecipato anche l’Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, Lorenzo Fanara, la cui presenza ha confermato l’attenzione delle istituzioni italiane verso i temi del dialogo interculturale, della cooperazione internazionale e della governance delle nuove tecnologie. La conferenza ha rappresentato ancora una volta un importante momento di confronto tra culture, religioni, istituzioni e mondo accademico, consolidando il ruolo di Abu Dhabi come centro internazionale di riferimento per la promozione della tolleranza, della convivenza pacifica e della cooperazione tra i popoli nell’era digitale.

Investito da mezzo industriale, 63enne muore nello stabilimento

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NAPOLI – Un grave incidente sul lavoro è costato la vita a un uomo di 63 anni nel pomeriggio di oggi all’interno di un impianto industriale della periferia orientale di Napoli. La tragedia si è consumata in via Fasano, dove il lavoratore è rimasto coinvolto in un drammatico episodio durante le attività operative dello stabilimento.

Stando alle prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato travolto da un veicolo pesante mentre quest’ultimo stava effettuando una manovra nell’area aziendale. Le circostanze precise dell’accaduto sono ancora al vaglio degli investigatori, ma dalle prime informazioni emerge che l’impatto è stato particolarmente severo.

L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono giunti in pochi minuti i soccorritori. I sanitari hanno tentato ogni possibile intervento per salvare il 63enne, ma le ferite riportate si sono rivelate incompatibili con la vita. Il decesso sarebbe avvenuto poco dopo l’incidente.

La notizia ha provocato forte commozione tra i dipendenti e tra quanti conoscevano la vittima. L’attività dello stabilimento è stata temporaneamente sospesa per consentire i rilievi e le operazioni investigative.

A coordinare i primi accertamenti sono gli agenti della Questura di Napoli, intervenuti per raccogliere elementi utili alla ricostruzione dei fatti. Gli investigatori dovranno stabilire eventuali responsabilità e verificare se tutte le procedure di sicurezza previste siano state correttamente applicate.

Contestualmente sono entrati in azione anche gli ispettori del lavoro, chiamati a svolgere approfondimenti sulle condizioni operative presenti nell’azienda e sul rispetto delle norme in materia di prevenzione degli infortuni.

L’episodio si aggiunge alla lunga lista di incidenti che continuano a colpire il mondo del lavoro. Una piaga che continua a provocare vittime e che richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di rafforzare controlli, formazione e misure di tutela per tutti i lavoratori.

Immacolata Panico, il dolore degli amici sui social e la battaglia contro gli insulti online

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La foto di Immacolata Panico, diffusa da domenica 31 maggio, è una delle immagini più condivise degli ultimi giorni. Dalla sua scomparsa fino al 1° giugno, quando dai carabinieri del Nucleo di Poggioreale è arrivata la notizia che tutti temevano, la giovane 22enne ha lasciato sgomenta un’intera comunità, che ancora oggi cerca risposte e prova a comprendere le ragioni di un così drammatico epilogo.

   

Se fino al 1° giugno quella fotografia aveva una funzione identificativa, nei giorni successivi amiche, parenti e conoscenti hanno condiviso video e immagini che la ritraevano felice e sorridente, nel tentativo di conservarne il ricordo più autentico:

«Ti porterò sempre nel cuore, eri capace di portare sorrisi a chi ti stava accanto», scrive un’amica. «Il mondo è più buio senza di te», aggiunge un’altra, mentre in molti affidano ai social il ricordo dei momenti trascorsi insieme: «Ricorderemo sempre i momenti passati insieme».

Nelle prime ore successive alla diffusione della notizia, tuttavia, non sono mancati i commenti dei cosiddetti “leoni da tastiera” che, attraverso allusioni insensate, ciniche e prive di qualsiasi fondamento, hanno tentato di banalizzare l’accaduto. Alcuni utenti, infatti, hanno rivolto alla 22enne giudizi offensivi e denigratori, alimentando una narrazione basata esclusivamente su pregiudizi.

Se da un lato i social network si sono rivelati uno strumento rapido e potenzialmente il più efficace per diffondere l’appello e segnalare la scomparsa della giovane, dall’altro hanno purtroppo dato spazio a comportamenti caratterizzati da una profonda mancanza di rispetto e di empatia.

Commenti e insinuazioni che non resteranno senza conseguenze. L’avvocato Carmine Panico, del Foro di Nola, su incarico dei familiari di Immacolata, ha infatti inviato una nota agli organi di stampa nell’interesse e per conto della madre, Maria Romano, e del fratello, Daniele Panico.

La famiglia si è già attivata per risalire agli autori delle diffamazioni circolate sul web e sui social network, nei cui confronti potrebbero essere intraprese azioni sia in sede civile sia in sede penale.

Intanto, nelle strade di Pomigliano d’Arco sono già comparsi i manifesti funebri, mentre restano ancora da definire la data e il luogo delle esequie.

Pompei capitale del grande schermo: al via il Festival Internazionale del Cinema

 
Una settimana di proiezioni, incontri e ospiti nel segno dell’identità culturale. Cinema e patrimonio si incontrano nella città degli scavi.
Non solo archeologia e turismo culturale. Per una settimana, Pompei diventa anche città del cinema internazionale. Ha preso ufficialmente il via la seconda edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, manifestazione che dal 1° al 7 giugno punta a trasformare il territorio vesuviano in un punto di incontro tra arte cinematografica, cultura e dialogo tra i popoli.
L’inaugurazione si è svolta presso il MaxiMall Pompeii, dove il red carpet ha accolto artisti, registi, produttori e appassionati provenienti da diversi Paesi. A guidare il progetto sono la presidente Annarita Borelli e il direttore artistico Enrico Vanzina, che hanno immaginato un festival capace di valorizzare il cinema come strumento di tutela delle identità culturali e di confronto tra tradizioni differenti.
Il momento simbolicamente più significativo della serata inaugurale è stato la presentazione de “Il tempo ritrovato”, opera firmata da Annarita Borelli e scelta come manifesto visivo dell’edizione 2026. Un lavoro che intreccia memoria, storia e immagini, richiamando il legame profondo tra il linguaggio cinematografico e il patrimonio culturale di Pompei.
Il festival propone un programma articolato che comprende lungometraggi, cortometraggi, documentari, incontri d’autore e dibattiti culturali. Particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni attraverso una sezione dedicata ai giovani e alle produzioni emergenti, confermando la volontà di utilizzare il cinema anche come strumento educativo.
Di rilievo anche la composizione delle giurie. A presiedere quella dei lungometraggi è il critico cinematografico Valerio Caprara, affiancato da giornalisti, docenti universitari, scrittori e professionisti provenienti da diversi ambiti culturali e scientifici. Una scelta che testimonia l’ambizione della manifestazione di superare i confini del semplice evento cinematografico per diventare luogo di riflessione e confronto interdisciplinare. Nel corso della settimana sono previsti panel dedicati al rapporto tra letteratura e cinema, incontri con protagonisti del mondo dello spettacolo e proiezioni provenienti da diversi continenti. Il programma culminerà nella serata conclusiva del 6 giugno, durante la quale saranno assegnati i premi ai migliori lungometraggi e cortometraggi in concorso. Attesi anche riconoscimenti alla carriera per personalità del cinema, del teatro e della televisione italiana.
La crescita del Festival Internazionale del Cinema di Pompei rappresenta un segnale importante per tutto il territorio vesuviano. In una città conosciuta in tutto il mondo per il suo straordinario patrimonio archeologico, il cinema diventa così un ulteriore strumento di valorizzazione culturale, capace di attrarre pubblico, artisti e operatori del settore.
L’obiettivo dichiarato è quello di costruire negli anni un appuntamento stabile nel panorama cinematografico nazionale e internazionale, facendo di Pompei non solo un luogo della memoria, ma anche uno spazio contemporaneo di produzione culturale e creativa.

Brusciano, allo stadio comunale l’evento “In campo per la Solidarietà”

Riceviamo e pubblichiamo   Brusciano. “In campo per la solidarietà”, l’evento che si terrà sabato 6 giugno dalle ore 10 allo stadio comunale di Brusciano per finanziare progetti sociali sul territorio. Con un biglietto simbolico di 5 euro si potranno incontrare tanti ospiti importanti e molti arriveranno a sorpresa nel corso della mattinata di sport e spettacolo organizzata da Felicetta Frattini in collaborazione con l’associazione scuola calcio “Progetto Giovani”. Sul palco si alterneranno Daniele Decibel Bellini, speaker, dj e voce ufficiale dello stadio “Diego Armando Maradona”, Roberto Pampa Sosa ex calciatore ed ultimo numero 10 del Napoli, Marco Cannata il McBlu76 tifoso seguitissimo della pagina social “La Napoli Bene, Lo Stratega il tipster più famoso d’Italia, la giornalista e conduttrice televisiva Delia Paciello, il noto attore Lucio Ciotola, il direttore di Calcio Napoli 1926 Celeste Maione. Ospiti le telecamere di CalcioNapoli24 che trasmetterà l’evento in diretta sul canale 79 del digitale terreste con la produzione tecnica della MF produzione video di Francesco Busiello, Presenta il direttore de LaProvinciaonline Gabriella Bellini. Una straordinaria macchina della solidarietà messa in moto da Felicetta Frattini che a Brusciano ricopre il ruolo di presidente del Consiglio Comunale, ma ha deciso di organizzare la “Giornata di Sport e Solidarietà”, come semplice cittadina. “Il mio ruolo istituzionale”, spiega Frattini, “mi ha portata, negli anni, a conoscere da vicino molte realtà territoriali e sociali che, purtroppo, nonostante l’attenzione e l’impegno costante del Comune, necessitano ancora di ulteriori interventi e sostegno per far fronte alle diverse esigenze del territorio. Da questa consapevolezza nasce il desiderio di promuovere un momento concreto di partecipazione, solidarietà e vicinanza al territorio.   L’evento di sabato ha l’obiettivo di unire sport, inclusione e solidarietà, coinvolgendo famiglie, giovani, associazioni e cittadini in una giornata dedicata ai valori della condivisione e del sostegno reciproco. L’ingresso sarà previsto tramite un ticket simbolico di 5 euro, il cui ricavato sarà destinato a progetti sociali e ambientali sul territorio. Tra gli obiettivi dell’iniziativa vi sono: • l’attivazione di un servizio di Taxi Sociale; • la realizzazione di campi estivi per bambini di famiglie economicamente in difficoltà e altre attività sociali a loro dedicate. • la promozione di iniziative educative e ambientali rivolte ai giovani e ai cittadini”. Per l’acquisto dei biglietti è possibile rivolgersi al bar Felicia che si trova davanti allo stadio.      

“Ho sentito il bisogno di cambiare”: Vincenzo, la pandemia e la formazione con ITS ACADEMY TEC MOS

Ci sono scelte che nascono dal disagio e poi diventano entusiasmo. Vincenzo Vernucci lo dice senza giri di parole: la pandemia l’ha messo davanti a un bivio. Poteva aspettare che le cose tornassero come prima, oppure decidere che “come prima” non bastava più. Ha scelto la seconda. “Ho sentito il bisogno di affrontare un cambiamento lavorativo”, racconta. Niente di romantico, niente di calcolato. Una spinta, e la necessità di darle una direzione. È in quel momento che è entrato in contatto con il mondo degli ITS. “A dirla tutta, non sapevo neanche della loro esistenza”. È un dettaglio che torna spesso nelle storie di chi ha attraversato ITS ACADEMY TEC MOS: l’accademia di Maddaloni, specializzata nella mobilità ferroviaria e sostenibile, viene scoperta per caso, o quasi. Un passaparola, un post sui social, una ricerca estemporanea. Poi, però, rimane. Per Vernucci l’aggancio decisivo è stato la possibilità di coniugare passione e lavoro: due cose che nel mondo della mobilità su ferro, fatto di tecnologie in continua evoluzione, non sempre camminano insieme per chi arriva dall’esterno del settore. Il percorso ITS gli ha offerto quella combinazione: teoria ancorata alla pratica, quasi duemila ore di formazione concreta. La parte che ricorda con più nitidezza è lo stage. “È la parte più bella e più divertente”, dice, e si sente che non è una risposta di circostanza. È durante lo stage che le aziende smettono di essere nomi su un documento e diventano ambienti reali, con colleghi veri e tecnologie che, per chi viene da fuori, sembrano quasi fantascienza. “Ho scoperto tecnologie che per chi non lavora nel settore sono quasi inimmaginabili”. Oggi Vincenzo Vernucci lavora in EAV come Operatore Qualificato per la manutenzione delle infrastrutture ferroviarie. Il posto non è arrivato per caso: l’ITS lo ha indirizzato, dopo lo stage, a partecipare a un concorso per personale specializzato. Ha partecipato, ha passato, ha firmato. La domanda su cosa gli abbia dato TEC MOS rispetto a un percorso universitario la risponde in modo preciso: “Mi ha permesso di fare circa 2000 ore di pratica, rafforzando la teoria”. Non è un giudizio contro l’università, è una descrizione di un metodo diverso, in cui il fare precede e consolida il sapere. A un ragazzo che stesse ancora valutando, Vernucci dice di valutare seriamente il percorso ITS. “È una valida alternativa. Permette di mettersi in stretto rapporto con aziende leader dei vari settori. A me e a tanti altri ha cambiato vita”. Cambiato vita. Due parole che, in questa rubrica, tornano con una frequenza che non può essere casuale.   VEDI ANCHE https://www.ilmediano.com/studiare-formarsi-lavorare-il-percorso-che-porta-alloccupazione-speciale-its-academy-tec-mos/     https://www.ilmediano.com/dalla-formazione-al-contratto-in-eav-il-viaggio-di-gennaro-con-its-academy-tec-mos/     https://www.ilmediano.com/cosi-ho-trasformato-la-formazione-in-lavoro-il-percorso-di-dalila-con-its-academy-tec-mos/     https://www.ilmediano.com/ho-visto-un-post-su-instagram-e-ho-deciso-di-provarci-fabio-21-anni-dalla-formazione-its-academy-tec-mos-al-lavoro-con-alstom/

Femminicidio di Pollena, lettera aperta del Convento di Sant’Antonio a sindaco e cittadini: “Non siamo rimasti a guardare”

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Riceviamo e pubblichiamo Lettera Aperta alla Cittadinanza e alle Istituzioni ​All’attenzione del Sindaco Neo Eletto Mariano Caserta di Sant’Anastasia e alla cittadinanza tutta ​Alla luce dei tragici fatti accaduti lo scorso 17 maggio riguardanti il doppio femminicidio compiuto da un residente di Sant’Anastasia, il Convento e la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio, insieme alle associazioni operanti sul territorio, avvertono il profondo dovere di esprimere la massima vicinanza e il proprio cordoglio alle famiglie coinvolte in questa dolorosa vicenda. ​In questi giorni è stato scritto molto a riguardo. In particolare, siamo rimasti profondamente colpiti da quanto dichiarato da una testata giornalistica locale, la quale ha rivolto all’intera popolazione — e nello specifico all’assessorato alle politiche sociali, agli assistenti sociali, alle associazioni del territorio e alla comunità parrocchiale — una domanda diretta: “Dove eravamo?” ​Riteniamo doveroso rispondere a questo interrogativo, che lascia intravedere un velato e ingiusto sospetto, citando una nota espressione evangelica: “Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra”. ​Comprendiamo perfettamente che un articolo di stampa abbia il fine di stimolare il dibattito pubblico. Tuttavia, attribuire disinteresse a chi dedica costantemente tempo e risorse a ragazzi con fragilità e difficoltà è un’affermazione che offende profondamente l’operato di quanti si donano agli altri, specialmente ai minori. Se l’autore dell’articolo avesse preventivamente chiesto informazioni, avremmo certamente risposto, applicando quella che amiamo definire la “deontologia della carità”. ​Nel silenzio e lontano dai riflettori, le nostre realtà — che nel caso del Convento vantano una storia secolare — svolgono da anni attività di recupero scolastico e supporto educativo. Viviamo i problemi del territorio quotidianamente, cercando di sostenere sia da un punto di vista economico, sia umano e spirituale, i nuclei familiari che ci affidano i loro figli. ​Sostenere il prossimo non è mai semplice: spesso ci si confronta con fragilità talmente profonde da rendere difficile, per chi soffre, l’accettazione di un aiuto esterno. In questi casi, nel pieno rispetto della dignità altrui, sappiamo attendere con dolore ma con speranza i tempi di ciascuno. ​Cogliamo l’occasione per invitare il neo Sindaco, Mariano Caserta, a prendere le distanze da chiunque strumentalizzi notizie così dolorose senza verificare concretamente la realtà dei fatti. Invitiamo il Primo Cittadino, insieme a tutta la cittadinanza, a conoscerci più da vicino e a scoprire nel profondo il lavoro che ogni giorno portiamo avanti. ​Distinti saluti, ​Il Convento e la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio e Associazione Mir Odv