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Marigliano, la madre del prof Addeo muore poche ore dopo il figlio
MARIGLIANO – La morte di Stefano Addeo ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema dell’esposizione mediatica e delle conseguenze che possono derivare dalle vicende nate sui social network. L’insegnante di tedesco, residente a Marigliano, è deceduto all’Ospedale del Mare di Napoli dopo essere rimasto ricoverato per diverse settimane in seguito a un grave episodio che aveva compromesso le sue condizioni di salute.
Secondo quanto emerso, il docente non è riuscito a superare le complicazioni cliniche sopraggiunte durante il ricovero. Il decesso sarebbe stato causato da un arresto cardiaco.
Il suo nome era diventato noto nel 2025, quando un contenuto pubblicato sui social aveva provocato una forte ondata di indignazione e acceso un acceso confronto a livello nazionale. Da quel momento il caso era diventato oggetto di dibattiti televisivi, interventi politici e migliaia di commenti sul web.
La vicenda aveva avuto anche conseguenze sul piano professionale. Nei confronti dell’insegnante erano infatti scattati provvedimenti che avevano portato alla sospensione dall’attività didattica, mentre continuavano gli approfondimenti sulla vicenda.
Nelle stesse ore in cui è stata diffusa la notizia della sua morte, è arrivata anche quella della scomparsa della madre novantaduenne, con cui Addeo conviveva. Un doppio lutto che ha reso ancora più drammatica una storia già segnata da mesi difficili.
Sui social e nelle principali piattaforme online si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio ma anche le riflessioni sul peso che la pressione mediatica può esercitare sulle persone coinvolte in casi diventati di dominio pubblico.
La vicenda di Stefano Addeo torna così a interrogare l’opinione pubblica sul rapporto tra responsabilità individuale, giustizia sociale e impatto emotivo generato dall’esposizione continua sui mezzi di comunicazione e nelle piattaforme digitali.
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Nola, il ricordo di Giordano Bruno al Senato nel mese della Festa dei Gigli
Riceviamo e pubblichiamo
L’omaggio del Senato a Nola ed a Giordano Bruno, nel mese in cui la città si prepara a celebrare il suo evento più importante: la secolare Festa dei Gigli di Nola patrimonio Unesco.
È così che la vice presidente del Senato Mariolina Castellone ha motivato la promozione della conferenza stampa dal tema “Giordano Bruno: nolano e filosofo”, organizzata oggi nella sala Nassirya di Palazzo Madama alla quale hanno preso parte Alexandra Rendhell, antropologa ed ermetista,
il docente Sisto Peluso e la giovane studiosa nolana di Giordano Bruno, Martina Spampanato. In collegamento il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. A rappresentare la città di Nola e l’amministrazione comunale guidata dal primo cittadino, Andrea Ruggiero è stato il vice sindaco Pasquale Petillo che ha fatto dono alla vicepresidente del Senato di un simbolo di Giordano Bruno.
A fare da trait d’union per l’iniziativa istituzionale è stato il consigliere comunale Vincenzo Iovino a Roma insieme con una delegazione di amministratori locali tra i quali il presidente del Consiglio Comunale Massimo Russo e l’assessore alla cultura Felice Maggio.
“Difendere le proprie idee, avere la libertà di manifestare il proprio pensiero è un diritto sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione e abbiamo pensato che fosse quanto mai attuale ricordare Giordano Bruno in un tempo in cui vediamo giornalisti che continuano a subire querele temerarie e in un tempo in cui in alcuni Paesi del mondo questa libertà ancora non c’è”, ha commentato la senatrice Castellone.
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Volla, continuano i lavori nonostante la sospensione, cantiere sequestrato
A seguito dell’intensificazione controlli sul territorio finalizzati alla prevenzione e repressione di reati, gli uomini del locale Comando della Polizia Locale unitamente a consulente dell’ufficio tecnico su espressa disposizione del Comandante Ten. Col. Formisano dott. Giuseppe, hanno provveduto a sequestrare un cantiere che nonostante fosse oggetto di ordinanza di sospensione da parte dell’ufficio tecnico comunale proseguiva i lavori che consistevano nella realizzazione di un manufatto costituito dalla platea e dai muri perimetrali di fondazione in c.a. con ferri di attesa.
All’interno della platea si rilevavano tondini in ferro per il gettito di pilastri in c.a. Era stato realizzato poi un riempimento dell’area circostante al realizzando edificio e livellamento del terreno dell’intero fondo.
Esistendo il pericolo che le cose, le tracce ed i luoghi potessero essere alterati o modificati prima dell’intervento del Pubblico Ministero il cantiere veniva posto sotto il sequestro mediante l’apposizione di n. 3 sigilli, uno di questi composto da un cartello esplicativo recante la scritta “Sequestro preventivo con apposizione di sigilli” posto all’ingresso del cantiere.
I Titolari venivano deferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale competente di Nola.

