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Somma Vesuviana, il consigliere Nocerino: «Il sindaco ha disposto una ricognizione interna al Comune»

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Dopo le accuse di parte della minoranza, dopo la diffusione del decreto ministeriale, e relativo allegato, che attesta come il Comune di Somma Vesuviana non sia stato ammesso ai contributi inerenti la legge di bilancio 205/2017 per la misura i cui termini scadevano il 20 febbraio scorso, dopo il manifesto con refuso (leggi qui) siglato da Forza Italia, Forza Somma e Allocca per Somma che ha scatenato la reazione a catena la quale ha portato al poco edificante scambio di insulti (leggi qui) a mezzo social e proclami (qui) tra gli esponenti dell’amministrazione e alcuni consiglieri comunali di minoranza,  dopo i video, i post e le polemiche, senza dire dei supporter e fake annessi (quelli ormai sono in regalo, alla stregua di quando si acquista una rivista patinata e ti tocca il gadget cinese da due centesimi), dopo le levate di scudi, ieri siamo giunti all’ennesima puntata della querelle «finanziamenti sfumati».

È presto detto: ieri mattina, da Palazzo Torino, è stato diffuso un comunicato stampa nelle intenzioni chiarificatore  (qui). Difatti il titolo si soffermava appunto sulla necessità di fare chiarezza in questo marasma di contraddizioni e tacciava l’opposizione di far circolare informazioni false. Nella nota destinata ai giornalisti, il sindaco Di Sarno sosteneva di aver sì presentato richiesta di contributi di cui alla legge di bilancio 205 del 2017, ma a metà settembre (una affermazione confortata da un precedente comunicato stampa del 21 settembre che annunciava la richiesta di finanziamenti per cinque milioni di euro, soldi che – laddove arrivassero – consentirebbero la messa in sicurezza di strade, fogne, della scuola ex Bertone e del Casamale per quel che attiene il rischio idrogeologico). Fin qui tutto fila, o quasi. Il sindaco però continua, spiegando l’origine, o quella che lui considera tale, della confusione «generata da qualche esponente di minoranza». E parla, Di Sarno, di una prima data (ndr, attenzione, a futura memoria: nella nota stampa non si parla di prima richiesta, ma solo di data), quella del 20 febbraio scorso. «In quella occasione il Comune, anche per un ritardo dovuto ad un ricorso presentato proprio dall’opposizione rispetto al nostro Bilancio di previsione, non poteva essere pronto». Stop. Fine della spiegazione e annuncio di un futuro auspicabilmente più roseo: partecipazione, con la stessa misura e la stessa legge, per accedere ai contributi. Con quattro progetti per cui il Ministero ha già giudicato le richieste almeno conformi ai requisiti. Ovviamente per il buon esito o meno si dovrà attendere.

Sulla nota del sindaco abbiamo sentito il consigliere Celestino Allocca, per chiedergli se fosse o meno soddisfatto delle spiegazioni. Questa la sua dichiarazione: «Il chiarimento del sindaco, e prima ancora quello del consigliere Nocerino (a mezzo video), confermano una cosa importante: l’amministrazione comunale aveva presentato 4 progetti con scadenza 20 febbraio che sono stati bocciati. Ora loro dicono che li hanno ripresentati a settembre e questo ci fa piacere. Ma i progetti di febbraio sono stati bocciati e adesso, finalmente, lo confermano pure loro. C’è poco da girarci intorno. Volevano smentire, ma hanno confermato le notizie in nostro possesso». La stessa lettura dei fatti la dà, con un post sul suo profilo facebook, l’esponente del meetup locale del M5S, Ciro Sannino.

Potremmo chiuderla qui. O forse no

Ora, si chiederà qualcuno, cosa c’è da spiegare ancora? Invece qualcosa c’è. O meglio, chi segue la politica locale si deve essere (almeno si spera) pur chiesto come mai nella nota non ci si profonda in spiegazioni dettagliate sulla non ammissibilità delle richieste di febbraio. Meglio ancora, perché dalla maggioranza non si parla mai di «richiesta», riferendosi a quella data.  Se qualcuno si fosse limitato a fagocitare sic et simpliciter la sola spiegazione del ritardo attribuito al ricorso della minoranza sul bilancio di previsione approvato a dicembre e poi ancora a marzo, qualche problema c’è davvero.  Tant’è, per vederci chiaro e capire di più, abbiamo provato ieri a chiedere maggiori dettagli in merito allo stesso sindaco il quale ha demandato chiarimenti più approfonditi ad un consigliere di maggioranza, Peppe Nocerino (Siamo Sommesi). Abbiamo dunque chiesto lumi sulla vicenda al consigliere Nocerino. Il quale ha ribadito quanto aveva già affidato ai due video pubblicati sulla sua pagina social, aggiungendo però qualche «chicca» inedita.

Consigliere Nocerino, avete perso finanziamenti per cinque milioni di euro?

«Non mi risulta sia stato perso nulla. Mi conforta però il fatto che tutta questa polemica sia servita a parlare diffusamente di finanziamenti, cosa che non ricordo sia accaduta prima, a Somma Vesuviana».

Ci spiega allora, semplicemente, perché le richieste del Comune presentate entro i termini del 20 febbraio sono state ritenute inammissibili? Il motivo è nel decreto, certo, ossia la mancata presentazione del rendiconto alla Bdap, vorrei ci dicesse però di chi è la responsabilità.

«Il punto è un altro, i fondi disponibili per quel termine, quello del 20  febbraio, erano davvero minimi. Un mini finanziamento del quale hanno beneficiato soltanto 140 Comuni in tutta Italia, pochissimi in Campania e nessuno in provincia di Napoli. Ci sono oltre novemila comuni esclusi».

Ve ne sono altri ammessi, ma la domanda è: avete perso quei contributi perché l’opposizione aveva presentato ricorso al Tar avverso il bilancio di previsione? Così c’è scritto nella nota stampa, o almeno si dice «anche» per questo. Ci spiega in che modo avrebbe influito?

«Di certo il ricorso ha contribuito a rallentare altri iter amministrativi in corso».

Perciò sostiene che la responsabilità sia della minoranza?

«Io sostengo che noi non abbiamo perso i fondi dei quali si parla, figurarsi… non so nemmeno chi li abbia chiesti. Sostengo che invece di presentare ricorso contro il bilancio, qualcuno di loro poteva venire in consiglio e suggerire di fare istanza per intercettare finanziamenti, collaborare per il miglioramento della città».

Lei ha usato la frase «non so chi li abbia chiesti». Vuole essere più preciso?

«Sarò precisissimo: stiamo verificando. Vede, non è la prima volta che Somma Vesuviana si ritrova in graduatorie con richieste che non hanno il supporto di delibere di giunta o che sono difformi da una delibera, se c’è. Si chiedono contributi o si partecipa ai bandi perché c’è una volontà politica, in altro modo non si può. Le faccio un esempio: un episodio simile, parlo di difformità tra la richiesta e la volontà politica, è accaduto abbastanza di recente con una richiesta per l’adeguamento sismico delle scuole. Ora c’è da capire se è successo in altri casi. Da luglio scorso possiamo contare sull’assistenza di una importante società di revisione e scouting, la Ernst & Young, e presto si vedranno i risultati. Perché non è che qualcuno chiama il Ministero o manda via internet una richiesta e i milioni arrivano per incanto. Nel frattempo, stiamo cercando di accertare chi “smanetti” in autonomia».

Si renderà conto che è un’affermazione molto seria. Che si ha intenzione di fare in proposito?

«Il sindaco Salvatore Di Sarno ha scritto una lettera, illustrando la situazione e chiedendo l’avvio di una ricognizione interna. Questa lettera è stata consegnata nelle mani del segretario comunale Massimo Buono, affidando a lui il compito di condurre la verifica».

Non posso non chiederle se, dicendo ciò, lei si riferisca anche alle richieste di contributi ministeriali che scadevano il 20 febbraio scorso. Perché significherebbe, nel caso, che il Comune di Somma chiede fondi ad insaputa degli amministratori o in maniera difforme dalla loro volontà. Sta dicendo questo?

«Assolutamente no, non ho detto questo. Ho affermato che sono in corso degli accertamenti».