Una carezza alle famiglie distrutte dai tumori, un monito alle istituzioni e un’accusa durissima contro chi ha avvelenato una terra intera per profitto. La visita di Papa Leone XIV ad Acerra si trasforma in una delle giornate più intense e simboliche del suo pontificato.
Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno riempito piazza Calipari e le strade della città. Quando l’elicottero papale è atterrato al campo sportivo Arcoleo, un lungo applauso ha accompagnato l’arrivo del Pontefice. In tanti hanno seguito le immagini dai maxischermi, mentre cori e bandiere scandivano il nome del Santo Padre.
La prima tappa è stata la Cattedrale di Acerra, dove il Papa ha incontrato le famiglie delle vittime della Terra dei Fuochi. Molti hanno portato fotografie di figli, mariti e sorelle morti a causa di tumori. Altri hanno mostrato al Pontefice i segni di una malattia ancora in corso.
“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care”, ha detto Leone XIV. “Qui il grido della creazione e dei poveri è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune”.
Il Papa ha parlato apertamente di responsabilità morali e sociali, chiedendo un cambiamento profondo: “Sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra”.
Durante l’incontro non sono mancati momenti di fortissima commozione. Angela, madre di una bambina morta a soli 18 mesi e vedova di un uomo ucciso da un tumore al colon, ha raccontato al Pontefice la sua tragedia familiare: “Dopo la morte di mio marito e di mia figlia abbiamo vissuto con la paura che toccasse anche a noi. Siamo stanchi”.
Anche Angelo Venturato, padre di Maria, morta a 25 anni poco prima del matrimonio, ha affidato al Papa il suo dolore: “La voce del Pontefice ha un’importanza internazionale. Speriamo che ora non ci si fermi”.
Nel suo intervento, il vescovo Antonio Di Donna ha ricostruito la storia della Terra dei Fuochi, ricordando come dagli anni Ottanta siano arrivati nel territorio enormi quantitativi di rifiuti tossici. “Convertitevi, cambiate strada, perché il vostro non è soltanto un reato ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”, ha detto rivolgendosi a chi ha devastato l’ambiente.
Accanto alle famiglie anche le associazioni ambientaliste e Maurizio Patriciello, da anni simbolo della lotta contro gli sversamenti illegali. “Il tempo delle menzogne è finito”, ha dichiarato il sacerdote. “Non si può continuare ad avvelenare questa terra”.
Dopo il momento in Cattedrale, il Papa ha raggiunto in papamobile piazza Calipari, accarezzando bambini e salutando i fedeli lungo il percorso. Davanti a una folla di oltre 15mila persone ha lanciato il suo messaggio più forte: “Questa terra ha pagato un tributo altissimo, ma qui la vita c’è e contrasta la morte”.
Il Pontefice ha invitato tutti a diventare “sentinelle del creato”, ringraziando i pionieri delle battaglie ambientaliste che “hanno avuto il coraggio di denunciare i mali di questa terra”.
Infine l’appello alla speranza: “Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di memoria operosa e di azione etica”.
Poco dopo mezzogiorno l’elicottero papale ha lasciato Acerra. Ma le parole pronunciate dal Pontefice restano come un messaggio destinato a segnare una svolta morale e civile per tutta la Campania.







