L’11 dicembre del 1946 si riunì il primo Consiglio comunale dopo le elezioni amministrative precedenti del 24 novembre: furono le prime elezioni cittadine democratiche dopo il ventennio fascista. L’avv. Michele Pellegrino venne eletto primo sindaco della città dopo la nascita della Repubblica Italiana.

Il 5 aprile del 1945 fu una data fondamentale e importantissima per la città di Somma Vesuviana: il Prefetto di Napoli, Francesco Selvaggi, incaricato dal Governo militare alleato, nominò il prof. Francesco Capuano sindaco di Somma Vesuviana, su segnalazione del Comitato provinciale di liberazione di Napoli. Il professore Capuano era nato l’11 gennaio del 1896 a Somma Vesuviana in largo san Giorgio dal falegname Antonio e da Angiola D’Alessandro. Laureato in matematica, fu tra i fondatori della sezione del PSI, diventandone segretario. Somma Vesuviana, precedentemente, aveva affrontato crisi devastanti con la ritirata strategica dei tedeschi e con tanti figli morti e dispersi in guerra. All’indomani, infatti, della Seconda Guerra Mondiale e della caduta del fascismo, gli italiani furono chiamati alle urne il 2 giugno del 1946 per esprimere la propria scelta istituzionale. Monarchia o Repubblica? Gli elettori sommesi per l’occasione furono 8.861, i votanti 7.124, i voti validi 6.455. Le donne votarono per la prima volta.
La monarchia ottenne a Somma l’84,26% dei consensi con 5.439 voti, mentre la Repubblica ben 1.016 voti. L’Italia, in generale, si spaccò geograficamente, in quanto la monarchia ottenne un vastissimo successo in quasi tutte le regioni meridionali, mentre il Nord votò in massa per la Repubblica, che alla fine vinse a livello nazionale con il 54,27% dei voti. La scelta a favore della monarchia – spiega il compianto prof. Luciano Esposito – dimostrò sia un attaccamento forte all’Istituzione monarchica, a prescindere dalla dinastia che la rappresentava e dalle responsabilità che essa aveva avuto durante il fascismo, sia la volontà di preservare la stabilità degli assetti economici e sociali contro ogni ipotesi teorica o effettiva di pericoloso sovvertimento dell’ordine costituito [Esposito Luciano, La Somma di voti ed ex voti, Ed. Stampress srl, Somma Vesuviana, 2008, 20]. Per tanti, inoltre, più che di effettiva affezione ai Savoia, si trattò di dare anche uno schiaffo alla classe politica settentrionalista che marginalizzava il Sud da ormai ottant’anni e di un’espressione di protesta contro un Nord guidato da Milano che influenzava le scelte e decideva le sorti dell’Italia.
Nelle prime elezioni comunali, comunque, del 24 novembre del 1946 a Somma Vesuviana, i votanti furono 6.680 su 8.919 elettori, ma i voti validi furono solo 5.616. Il corpo elettorale fu diviso in 16 sezioni [Di Mauro A., Il Teatro, Tip. Fusco, Salerno, luglio 2006, 83]. Bisogna ricordare agli attenti lettori che le elezioni a suffragio strettamente censitario, per i soli uomini, furono abolite il 16 dicembre del 1918 all’indomani della fine della Grande Guerra. Quelle del 1946 furono le prime consultazioni a suffragio universale in cui, finalmente, tutti i cittadini maggiorenni, stavolta anche le donne, ebbero il diritto di voto. I consiglieri eletti, comunque, furono trenta.
Il blocco di destra, formato in parte dai monarchici e nostalgici del regime fascista, avanzò con ben 2.829 voti e 16 seggi. Il blocco bianco, il cosiddetto Scudo Crociato, prese 1.197 voti e 6 seggi, mentre il blocco rosso delle sinistre ottenne 1.590 voti e 8 seggi. L’11 dicembre del 1946 si insediò ufficialmente nella sala delle solite adunanze nell’ex convento di san Domenico, a termine di legge, il primo Consiglio Comunale sotto la presidenza del prof. Francesco Capuano, che, da sindaco uscente, dopo aver esaminato l’elenco dei proclamati eletti a consiglieri, dichiarò insediato il nuovo Consiglio ed ammise il consigliere più votato, Ciro Aliperta, nell’Ufficio di Presidente del Consiglio [Archivio Storico Somma Vesuviana, Fondo Deliberazioni Consiliari, Volume 23, 1 dicembre 1946 – 28 dicembre 1948]. Eccoli i nomi:
Aliperta Ciro fu Vincenzo
Testa Eugenio fu Carlo
Pellegrino Michele fu Natale
D’Avino Giuseppe fu Luigi
Feola Domenico fu Luigi
Di Sarno Pasquale di Amalio
Beneduce Ernesto fu Mariano
Secondulfo Vincenzo fu Pietro
Giova Vincenzo fu Enrico
Iovino Ludovico fu Giuseppe
Mocerino Carmine di Salvatore
D’Avino Federico fu Baldassarre
Rippa Antonio fu Giuseppe
Aliperta Luigi fu Michele
Terracciano Domenico fu Ciro
Carrella Paolino di Pasquale
De Lucia Michele di Tommaso
Piccolo Ciro fu Felice
Piccolo Pasquale fu Felice
Di Sarno Luca fu Domenico
Restaino Paolo Emilio fu Canio
Eccitato Pasquale di Enrico
De Vita Luigi fu Francesco
Cioffi Silvio di Antonio
De Stefano Luigi fu Francesco
Del Giudice Enrico fu Sabato
Ciampa Fausto di Giovanni
Piccolo Felice di Salvatore
Piccolo Felice fu Luigi
Angrisani Gennaro fu Paolino

All’epoca, la legge prevedeva che gli elettori scegliessero i componenti del Consiglio comunale, votandoli sulla base di liste di partito o movimento. I consiglieri, una volta insediati, avrebbero scelto il nuovo sindaco e gli assessori, sulla base di accordi politici tra i partiti che avrebbero costituito la maggioranza. Il sindaco poteva poi dimettersi – per ragioni personali oppure politiche – o essere sfiduciato dalla sua stessa maggioranza: a quel punto, il Consiglio comunale ne nominava un altro in base agli accordi tra le forze politiche. Tali modalità restarono sostanzialmente le stesse fino al 1993, anno che vide l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco e della nuova figura del presidente del Consiglio comunale. Il primo sindaco repubblicano, comunque, fu l’avvocato Michele Pellegrino fu Natale, eletto con 21 voti favorevoli. La prima Giunta, invece, eletta nella seduta del 15 dicembre di quell’anno, fu così formata: Iovino Ludovico (22 voti), Mocerino Carmine (21 voti), Aliperta Ciro (16 voti) e Di Sarno Luca (15 voti), eletti membri effettivi; mentre Aliperta Luigi (16 voti) e Piccolo Pasquale (12 voti) furono nominati membri supplenti.

I primi problemi di contrapposizione del consiglio comunale cominciarono a diventare più forti con le prime mozioni di sfiducia, che già all’epoca minarono definitivamente la stabilità amministrativa e gli equilibri politici tra la maggioranza e i gruppi di opposizione a partire dal 20 luglio del 1947, quando il sindaco Pellegrino per poter ricondurre in una atmosfera di serenità il Consiglio comunale ed offrire la possibilità di una più ampia intesa rassegnò le dimissioni con la consapevolezza di aver agito sempre con rettitudine e di aver servito con tutte le sue forze il paese nativo, formulando l’augurio più schietto per il benessere e la tranquillità della città. Le dimissioni di Pellegrino, comunque, si concretizzarono definitivamente il 5 maggio del 1948, travolto ormai dall’opposizione del consigliere/notaio Paolo Emilio Restaino, che diventò sindaco con 16 voti il 9 giugno successivo. Due anni dopo le contrapposizioni tra opposizione e maggioranza si ampliarono ancora di più: il 28 maggio del 1950, cadde anche Restaino e, con 12 voti, fu eletto sindaco il dott. Eugenio Testa. Furono solo pochi mesi di attività, poiché l’11 novembre del 1951 si dimise anche il dottor Testa. Venti giorni dopo, il primo dicembre, arrivò il primo commissario prefettizio della storia repubblicana nella persona del dott. Emanuele Sessa e, il 31 dicembre dello stesso anno entrò in scena, per la prima volta, il notabile Francesco De Siervo, che, in qualità di commissario prefettizio, resse le sorti del Municipio fino al primo giugno del 1952. Ogni storia è storia contemporanea (Benedetto Croce).








