La maggioranza chiama «ciucci» i consiglieri di opposizione firmatari del manifesto (leggi qui) diffuso con tanto di meri errori di calcolo e di stampa; un consigliere di minoranza chiama «conigli» sindaco e maggioranza; un altro consigliere di maggioranza appella quali bugiardi consiglieri di minoranza auspicando prima la loro partecipazione ai Consigli, cosicché possano essere edotti da cotanta scienza, e poi il loro allontanamento dalla pubblica amministrazione. Tutti se la prendono a fasi alterne con la Stampa (non quella da tipografia, sia chiaro) e i cittadini stanno ancora a chiedersi se sia vero che cinque milioni di euro, poco più o poco meno, siano sfumati nel nulla.
Nelle ultime ore, sui social, è diffusa da più parti la risposta. La fonte è un decreto del Ministero dell’Interno stilato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze che è disponibile a tutti. Al decreto è allegato un prospetto, comprensibile a chiunque sappia leggere un foglio excel e la cui interpretazione non richiede esperti di alta finanza. Nel prospetto ci sono nero su bianco le cifre richieste e poi perse, a causa della non ammissibilità della richiesta: 1.577.000 euro per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza della scuola elementare ex Bertona di Santa Maria del Pozzo; 699.464mila euro per l’efficientamento energetico della scuola materna ed elementare di via Don Minzoni; un milione di euro che sarebbe servito alla manutenzione straordinaria di diverse strade comunali; un altro milione e 500mila euro, soldi che sarebbero serviti per la costruzione di fogne in via Aldo Moro ed altre strade comunali. Sui social cittadini e «osservatori» si chiedono di chi sia la responsabilità. Per saperlo basta leggere, sempre sul prospetto allegato al decreto del Ministero che sancisce le richieste ammissibili e quelle che non lo sono: chi avrebbe dovuto, nei termini richiesti, inviare il Bilancio dell’Ente alla Bdap (la Banca dati amministrazioni pubbliche) che ha dal 2010 compiti di controllo e monitoraggio? Non la società di scouting alla quale l’amministrazione in carica si è affidata da luglio scorso, data in cui i consiglieri (tutti i consiglieri comunali) avrebbero già dovuto sapere che questi finanziamenti erano stati persi. E allora chi? A chi spetta quest’adempimento?
Il manifesto a firma di Forza Italia (che avrebbe causato peraltro malumori e problemi nello stesso gruppo consiliare), di Allocca per Somma e Forza Somma, accusava l’amministrazione Di Sarno di aver toppato sui finanziamenti. Di essere non l’amministrazione della Svolta ma dei Flop. A quel manifesto prima pubblicato, poi rimosso dai social ma ancora sui muri, poi diffuso nuovamente, c’è la replica dell’amministrazione Di Sarno (la firma sul proclama è proprio questa: l’Amministrazione Di Sarno). Non che si sia cambiato registro rispetto al solito: si risponde facendo notare assenze croniche (riferito a consiglieri che disertano consigli e commissioni), si tacciano gli stessi firmatari di incapacità e invidia, di bugie ed inganni, di una sconfitta ancora bruciante. Insomma, diciamocelo qui tra noi, cose già sentite ad ogni critica dai banchi di minoranza. Cose sulle quali i cittadini possono tranquillamente farsi da soli la propria idea, dipende da come la pensano, dal punto di vista. Sul merito, ossia sul decreto del Ministero e sull’allegato prospetto che dice nero su bianco come Somma Vesuviana non sia stata ammessa a quei finanziamenti, nel manifesto di replica non c’è nemmeno una parola. Solo una: «bugie». Non ci resta che aspettare la «verità» di esperti che smentiscano, carte alla mano, quanto riportato nel documento ufficiale del Ministero. C’è?
Di contro, forse ai cittadini piacerebbe vedere meno teatrini e più sostanza. E qui la responsabilità è chiara e di entrambe le parti. Perché se la maggioranza continua a gongolarsi nella vittoria di un anno fa, tacciando quali invidiosi chiunque contraddica il suo pseudo Verbo, non si va da nessuna parte; se la minoranza continua solo ad attaccare frontalmente senza una linea precisa, non si va da nessuna parte. E a proposito, quesito naturale del giorno: tutti i consiglieri eletti all’opposizione sono ancora lì? I gruppi consiliari sono tutti compatti?
Nel frattempo, sui social, si creano e compattano fazioni, si postano video, si scrivono post inseguendo like, si fa propaganda, come è naturale. Ce la si prende con la stampa, come è naturale. Ebbene, Benedetto Croce, non stiamo qui a spiegarvi chi fosse, diceva che un buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno ogni mattina. Non aspiriamo a tanto, bensì semplicemente a presentare una fotografia realista e veritiera della situazione che raccontiamo, contribuendo al nostro obiettivo precipuo: far sì che i lettori si facciano la propria opinione. Se a qualcuno non aggrada, legga altro. Magari i social, dove chiunque conosca le prime tre lettere dell’alfabeto, spesso nemmeno quelle, si erge a professore di giornalismo imparziale. Ora, il punto focale non è dare ragione alla maggioranza o all’opposizione, ma far conoscere le loro posizioni a tutti. Commentandole anche dal proprio punto di vista, in caso contrario al posto dei giornalisti sarebbero sufficienti registratori, dimafoni, fake e…leoni da tastiera. Se ci si mette in cattedra puntando il dito, poi si accettano anche le critiche, meglio che una parte della politica se ne faccia una ragione. La stampa, non una parte ma tutta, lo sa già.









