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Solstizio d’estate all’insegna dei suoni della tradizione: la festa della musica

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A partire dall’inizio degli anni novanta il ministero per i beni e le attività culturali aderisce all’iniziativa europea della festa della musica. Quest’anno la soprintendenza per la provincia di Salerno, che ha organizzato l’evento nel cuore del centro storico salernitano, ha dato grande attenzione alla musica di tradizione orale. La manifestazione è stata caratterizzata dalla presenza di suonatori tradizionali provenienti da diverse zone della Campania, dal vesuviano al Cilento, che hanno avvolto il pubblico con i suoni dell’ “altra musica”.

 

La festa della musica, tenutasi nelle principali capitali europee lo scorso 21 giugno, è un’invenzione dei nostri cugini francesi. Nel 1982 è il governo di Pierre Mauroy, su proposta del ministro per le attività culturali Jack Lang, ad avviare l’iniziativa che avrebbe preso sempre di più piede negli anni in tutto il continente.

Dall’inizio degli anni novanta il ministero dei beni e delle attività culturali italiano patrocina quest’iniziativa, che saluta il solstizio d’estate, facendo esibire artisti di tutta la penisola nei principali centri della provincia Italiana.

La città di Salerno, sotto la guida della soprintendenza, lo scorso 21 giugno, ha ospitato la festa della musica a Largo Montone, cuore del centro storico. I principali artefici dell’iniziativa, la Dottoressa Rosa Carafa e il musicista Antonio Giordano, entrambi alle dipendenze del ministero dei beni culturali, quest’anno hanno voluto mettere l’accento sulla musica di tradizione orale, in linea anche con la sensibilità che il MiBACT sta avendo rispetto a questi temi.

Diversi i gruppi intervenuti che hanno avvolto con i suoni dell’ “altra musica”, il ventre della città. Si sono dapprima esibiti i Ventulera, progetto di riproposizione dei suoni tradizionali del Cilento, area che in senso geografico, si estende dalla foce del Sele fino ai confini della Basilicata, costituendo una parte considerevole della provincia di Salerno. All’interno del Cilento geografico esiste un Cilento culturale il cui centro è costituito in maniera particolare dai territori presenti lungo i crinali del monte Stella. Quest’area è caratterizzata da un ricco patrimonio immateriale fatto soprattutto di suoni che il progetto Ventulera cerca di raccogliere e diffondere. Aldilà delle suonate a ballo con organetto e zampogna a chiave, il centro del repertorio dei Ventulera è la vocalità: quella dei canti di lavoro costituita dalla polifonia; quella di un canto atavico definito da molti, non so se erroneamente o giustamente, la cilentana, cantata principalmente accompagnata o dalla chitarra battente a 4 corde o dalla zampogna a chiave.

Particolare anche l’intervento dei suonatori provenienti dalla zona orientale del Vesuvio che hanno posto l’attenzione su una forma poco conosciuta di canto sul tamburo, principale espressione musicale delle comunità a cultura contadina del vesuviano e della pianura intorno al vesuvio. In quest’area si può tracciare una geografia sonora del canto sul tamburo perché, a seconda delle comunità, esso cambia nel ballo, nel canto e nel ritmo.  Tra i comuni di Ottaviano, Terzigno e San Giuseppe Vesuviano è diffusa una forma di canto sul tamburo molto arcaica caratterizzata da una preminenza del dialetto del posto e da una grande importanza del ballo.

L’intervento dei suonatori vesuviani è stato concluso dalla ciaramella di Antonio Catapano, bravissimo suonatore di Boscotrecase discendente da una famiglia di zampognari vesuviani. Il Catapano ha suonato davanti alle facce meravigliate degli spettatori la “passapaese”, che eseguiva da piccolo accompagnato alla zampogna del papà Domenico Catapano, Zì Minico, valente suonatore di 6 palmi e sapiente costruttore di ance in canna.

A seguire, l’esibizione del progetto Daltrocanto capeggiato dal suo principale ideatore e animatore, il musicista polistrumentista Antonio Giordano.  Il gruppo è da anni impegnato in un’impresa ardua: coniugare i suoni della tradizione, la canzone d’autore e l’impegno civile. Gli inediti della compagnia Daltrocanto, nati in gran parte dalla penna del musicista Flavio Giordano, bassista del gruppo, toccano tematiche difficili e profonde: il lavoro, l’uguaglianza sociale, la solidarietà; denunciando tutto quello che ostacola la centralità dell’umano e la sua dignità. Questi temi sono sapientemente veicolati attraverso il linguaggio universale della musica che non può avere etichette o confini.

Sorprendente anche la performance del musicista Paganese Vincenzo Romano, artista figlio della tradizione paganese, anch’egli impegnato in un percorso cantautorale che unisce i suoni della sua terra alla world music.

Sul finire della manifestazione si è esibito anche, il gruppo di riproposta E Faticun guidati dal suonatore e costruttore di strumenti tradizionali Carmine Falanga.

Per concludere, il ritmo incalzante del suonatore tradizionale Raffaele Inserra, importante esponente della musica orale dei monti Lattari.

Una serata di grande cultura, di grande musica ma soprattutto di grandi emozioni. Emozioni che la dottoressa Rosa Carafa, funzionario di zona del MiBACT, ha invitato a condividere sulla pagina ufficiale dell’evento: “vogliamo raccontare la magia della giornata attraverso i vostri occhi, le vostre orecchie, le vostre emozioni”.