Agli indiani d’ America la carne di tacchino dava non solo forza, ma anche calma e pazienza. La ricetta di Biagio permette di sopportare anche i sermoni che certi predicatori del PD continuano a sciorinare, da pulpiti non sempre collaudati, sui fatti di Quarto.
Tacchino alla pizzaiola. Ingredienti: 4 fette di fesa di tacchino, 4 fette di mozzarella, pomodori pelati, 2 spicchi d’aglio, origano, prezzemolo tritato, parmigiano grattugiato, mezzo bicchiere di vino rosso, olio, pepe, sale. Sistemate in un piatto le fette di tacchino, cospargetele moderatamente di vino, fate in modo che il vino venga assorbito, poi mettete le fette in un tegame, cospargetele di pomodori tritati, aggiungete l’olio, l’origano, il prezzemolo tagliato in pezzi, il pepe e il sale. Girate di tanto in tanto le fette perché prendano sapore e, qualche minuto prima che la cottura sia completata, stendete su ogni fetta di tacchino una fetta di mozzarella e un pizzico di parmigiano grattugiato, e portate la cottura al suo completamento, e la mozzarella a sciogliersi.
Invece di sostenere questa “pizzaiola” con un piatto di verdure, ricordando certi abbinamenti suggeriti dalle tradizioni di famiglia, ho scelto come contorno le caldarroste. Ho pensato che la polpa densa e profumata delle castagne di Montella fosse adatta a rinvigorire, insieme al vino rosso, non solo il sapore della carne di tacchino, che di per sé tende a una certa stopposa dolcezza, ma anche la mollezza saporosa della mozzarella. Era importante che le castagne fossero arrostite al punto giusto, e in modo uniforme, e che il “frutto” uscisse intatto dall’ involucro della buccia: per raggiungere questo obiettivo, ho coperto le castagne in padella con un uno spesso foglio di carta da acquerello, opportunamente inumidito, e alla fine ho aggiunto un pizzico di sale. I vapori del sale hanno consolidato il sapore delle castagne e hanno reso agevole, al primo colpo, la sbucciatura integrale. Sulla pizzaiola di tacchino e sulle caldarroste abbiamo bevuto il Recupe rosso della “Fioravante Romano”, vino fresco, giovane, agile, capace di “accendere” la polpa delle castagne, di mettere nervo e delicatezza nella fibra del tacchino e solida nobiltà nella scioltezza della mozzarella.
Biagio Ferrara
Non se ne può più. C’è chi ha sospirato di sollievo: anche i grillini sono italiani, non sono degli alieni. Per giorni non c’è stato telegiornale che non parlasse di Quarto, dei voti della camorra al Movimento di Grillo, delle telefonate “intercettate”, e pareva che il primo problema degli Italiani era se la sindachessa di Quarto dovesse dimettersi o no. Dimettersi poi perché? Perché un consigliere di maggioranza ha avuto i voti di un clan.. Cose che succedono solo a Quarto: in altri Comuni d’Italia non si ha nemmeno l’idea di una sconcezza di tale portata. E poi i capi di questo clan di Quarto perché hanno fatto confluire i loro voti su un rappresentante indiretto? Perché non hanno portato in consiglio comunale un membro del clan? Certe cose gliele avrebbero comunicate a voce, e non per telefono. I telefoni, si sa, vengono intercettati. E se invece la camorra ha volutamente “infiltrato” il Movimento di Grillo, per “sputtanarlo”? Potrebbe essere il tema di un giallo.
Il PD ha cercato di “azzupparci” il pane: l’ha fatto con poca classe, con scarsa furbizia. Non ha ricordato il “chi è senza peccato.”, ha cercato di surriscaldare il ferro, e di batterlo finché era caldo. Ha parlato perfino la signora Picierno: ha parlato sorridendo. Il sorriso della Picierno mi ricorda quello della Boschi: una sintesi di stupore continuo, di tentata ironia, di vantata superiorità, di ostentata saggezza: è il sorriso di chi capisce sempre più degli altri e prima degli altri. Modestamente. Certi sorrisi e certe battute di membri del PD locale e nazionale hanno immediatamente trasformato il dibattito da politico in una contesa tra tifosi:chi va di più a braccetto con le mafie? Chi ha il maggior numero di consiglieri e di assessori indagati, sospesi, arrestati?
Non se ne può più. Per fortuna Biagio ha preparato un menù da filosofia stoica. La carne di tacchino rasserena, è una sentenza dei Sioux, gli indiani d’ America che anche quando combattevano, combattevano filosoficamente. La calma superiore dei capi indiani era merito della dieta a base di tacchino: il tacchino non a caso è diventato la vittima sacrificale del Giorno del Ringraziamento. E la mozzarella. Mozzarella vuol dire bufala: non credo che in Italia ci sia animale più paziente, tanto paziente da sopportare che il suo nome venga usato per indicare una notizia falsa, un imbroglio, una “bufala”, appunto. E infine ci sono le caldarroste. Sbucciare caldarroste e gustare la solida e tenera polpa costituiscono un’azione assoluta, che non lascia spazio per altri gesti e per altri pensieri. E anche quando le caldarroste sono finite, il sapore si prolunga, si fa più morbido e suggerisce distacco, indifferenza, apatheia. Il Recupe rosso di Luigi Romano è un vino fresco e giovane, è un vino educatamente sincero: ti dice, in silenzio, quali chiacchiere meritano attenzione, e quali sono solo chiacchiere. Irrimediabilmente.



