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I fatti di Colonia, la potenza delle immagini e il suicidio, lento e non assistito, dell’Europa

L’oltraggio alle donne e alla loro libertà accomuna gli stranieri e gli “occidentali” ancora imbevuti di antifemminismo. Se gli europei non credono nei valori della loro civiltà, non ci sono né confronto, né integrazione: c’ è la resa. La storia è fatta anche di numeri.

 

Quel che è successo la notte di Capodanno a Colonia e in altre città tedesche chiarisce bene i termini oggettivi della situazione in cui l’Europa è oggi invischiata. E uso il verbo “invischiare” senza alcuna intenzione polemica, anche se trovo ridicoli, in molti casi, non solo i sermoni di quelli che vogliono chiudere le porte ai migranti, ma anche la monotona litania degli addottorati, e cioè che la civiltà dell’Europa vuole, vorrebbe, che le porte dell’Europa siano sempre aperte. La storia non è trama di ricami complicati, la storia obbedisce a princìpi chiari: e uno di questi dice che gli spazi vuoti vengono quasi sempre riempiti da popoli in movimento. La crisi demografica “chiama” nel nostro continente folle di migranti che vengono via da luoghi in cui c’è una micidiale miscela di conflitti, di povertà, di sovrappopolamento. La storia è fatta di idee e anche di numeri: l’età media dell’Africa è compresa tra i 16 e i 28 anni, l’età media dell’Uganda si aggira intorno ai 15 anni, in Italia invece è di quasi 45 anni, e di 46 anni è l’età media dei Tedeschi: la Nigeria ha 170 milioni di abitanti, con un’età media che non supera i 20 anni. Il capitalismo vuole abbondanza di braccia robuste, e gli economisti ci hanno già spiegato che il lavoro dei migranti consentirà a noi pensionati di continuare a prendere la pensione.

Dunque, il destino dell’Europa è segnato, e la profezia di Houellebecq, che tra venti anni saremo tutti musulmani, non so fino a che punto sia un paradosso. Proprio perché provo disgusto per ogni forma di razzismo e per ogni modello di giudizio che non rispetti l’individualità delle persone, posso tranquillamente pensare, e dire, che l’Europa non appare capace di gestire nel modo migliore questo momento storico destinato ad essere epocale: non appare padrona del gioco, forse non conosce nemmeno i tempi di questa terribile partita in cui il problema dei migranti e quello del terrorismo hanno trovato nell’ Islam un nesso di congiunzione: e nessuno sa quanto sia forte questo nesso, se sia tanto forte da configurarsi come un vincolo. Accade così che le polizie europee si facciano cogliere di sorpresa, sempre: da terroristi “cani sciolti”, da squadre militarmente organizzate, e da gruppi che occupano le piazze di Colonia e di Amburgo e fanno violenza alle donne: gruppi di violenti contro gruppi di donne, e dei loro accompagnatori. Solo oggi, sabato 9, i giornali italiani incominciano a dire che “l’agguato” di Colonia e di altre città tedesche è stato pianificato, e a sospettare che ci sia una sola regia. Venerdì sera Vittorio Sgarbi, ospite della Gruber, e oggi Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera” hanno sottolineato il fatto che l’aggressione  risponde a una precisa strategia: offendere uno dei cardini della civiltà occidentale, la libertà della donna, soprattutto la dimensione pubblica della sua libertà, che è il tema su cui la cultura nostra e quella dell’Islam sono agli antipodi.

Giustamente Aldo Cazzullo (Corriere della Sera, 9 gennaio) usa parole di fuoco contro i “maschi” (?) europei che nella rete hanno tentato di minimizzare la realtà delle cose in nome di quell’antifemminismo da cui l’Occidente non si è del tutto spurgato.

L’ inettitudine della polizia tedesca e la presenza, nei gruppi, di “occidentali” sono il segnale più serio e più nero della nebbia che offusca l’intelligenza e la volontà di azione dell’Europa: questa nebbia è tutta condensata nelle incredibili parole della sindachessa di Colonia, Henriette Reker, che ha consigliato alle donne di tenersi a distanza dagli stranieri: almeno un braccio, ha precisato la Reker, il braccio che si allungava a palpeggiare le sue concittadine. I tedeschi sono stati i primi a sospettare che la Storia sappia essere ironica e sarcastica, forse perché l’hanno sperimentato sulla propria pelle. E  il sarcasmo della Storia ha voluto che il commento più “antifemminista” e più implicitamente offensivo per le donne di Colonia venisse da una donna, che è anche sindaco della città. E infatti la filosofa ‘Elisabeth Badinter ha notato, “con orrore” (Corriere della Sera, 9 gennaio) che la prima preoccupazione delle autorità tedesche e dei media è stata quella di difendere “l’immagine dei rifugiati e degli stranieri”, “non le donne”. Chi sa come avrebbe reagito l’opinione pubblica se in rete fossero state pubblicate, chiare e distinte, le immagini dei gruppi che circondano, offendono e derubano le donne: è giusto ricordare che proprio certe immagini terribili di morte e di sofferenza hanno orientato la sensibilità di molti europei a esprimere una più convinta solidarietà nei confronti dei migranti. Questa guerra che l’Europa sta combattendo sul fronte interno e su quello esterno è anche una guerra di immagini: pare che in questa tecnica di combattimento i terroristi dell’Isis siano più esperti di noi.

Venerdì, dalla Gruber, c’era anche Giovanni Floris, il quale ha detto che il problema si risolve con un’azione culturale che deve essere condotta prima di tutto dalla scuola: a scuola i figli dei migranti impareranno e condivideranno i princìpi della civiltà occidentale, prima di tutto la democrazia, la libertà e la parità dei sessi. “Chiacchiere e film Luce” si diceva una volta a Napoli. Può combattere per la propria cultura solo chi crede fermamente nei suoi valori. Le vicende di questi mesi dimostrano che i musulmani credono nei valori dell’Islam, mentre molti europei dai valori dell’Occidente non sono riscaldati nemmeno un po’. Corriere della Sera del 9 gennaio, pag.2, in basso: a sinistra l’europarlamentare tedesco Manfred Weber dice che “chi non rispetta la nostra cultura perde il diritto di restare da noi”, e a destra c’è la notizia che i presidi delle scuole di Amsterdam si dichiarano disponibili a eliminare dai calendari “una festività cristiana”, l’Ascensione, per esempio, e a sostituirla con una festività musulmana.

E’ la legge dei numeri. Ma i futuri signori d’Europa, descritti da Houellebecq, non hanno nulla in comune con il ridicolo Brenno che nel quadro di Jamin  si pianta sulla soglia, petto in fuori e gambe divaricate, e si accinge a prendere possesso della sua parte di bottino….

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