Riceviamo dall’ avv. Vincenzo Nocerino e pubblichiamo
A Somma Vesuviana non è in crisi solo la politica. È in crisi la democrazia locale. I segnali sono tutti lì, nero su bianco. Un disavanzo di circa 20 milioni di euro. Un piano di riequilibrio pluriennale per evitare il dissesto. Un rendiconto annullato dalla Corte , Uno scioglimento del Consiglio comunale dopo dimissioni di massa e l’arrivo di un commissario prefettizio.
Questi non sono episodi isolati. Sono indicatori di un sistema che ha smesso di funzionare correttamente. Eppure, attorno a tutto questo, il vuoto. Nessun vero dibattito pubblico. Nessuna pressione diffusa per capire, verificare, pretendere spiegazioni. Solo schieramenti contrapposti, narrazioni semplificate, discussioni che scivolano rapidamente nel personale. È qui che il problema cambia natura. Non siamo più di fronte a una normale crisi amministrativa.
Siamo dentro una crisi democratica. Perché la democrazia non si misura solo nel voto, ma nella partecipazione consapevole, nel controllo diffuso, nella capacità dei cittadini di distinguere tra fatti e propaganda. Quando questo viene meno, si crea uno spazio vuoto. E quello spazio viene riempito. Da cosa? Da logiche di appartenenza. Da gruppi chiusi. Da relazioni personali che contano più delle regole. È ciò che alcuni politologi definiscono come la “oicocrazia”: il predominio delle cerchie, delle reti ristrette, degli interessi di gruppo sulla dimensione pubblica e collettiva.
In un contesto del genere, la politica smette di essere amministrazione e diventa una guerra per bande. Non una competizione di idee. Ma una contrapposizione permanente tra blocchi. E in questa dinamica, il cittadino sparisce. Non perché venga escluso formalmente. Ma perché si auto-esclude. Si allontana. Smette di informarsi. Riduce tutto a tifo o, peggio, a disinteresse.
È un processo silenzioso, ma devastante. Perché quando i cittadini si ritirano, chi resta a occupare lo spazio pubblico lo fa senza controllo reale. E allora il problema non è più solo il bilancio . Non è solo il commissariamento. Non sono solo gli errori amministrativi. Il problema diventa strutturale: una comunità che rinuncia a esercitare la propria funzione democratica. I documenti esistono I numeri sono pubblici le decisioni sono tracciabili. Ma senza attenzione, tutto questo perde valore. La verità, per quanto scomoda, è semplice : nessun sistema democratico regge se i cittadini non partecipano in modo informato.
E nessun cambiamento è possibile se il dibattito resta prigioniero di logiche di gruppo. Continuare così significa accettare che nulla cambi davvero. Significa adattarsi a una politica che non viene più vissuta come bene per il paese , ma come terreno di scontro tra interessi. La domanda, a questo punto, è inevitabile: cari concittadini, vogliamo continuare a osservare questa trasformazione in silenzio, oppure vogliamo riconoscere che il problema riguarda tutti , e che senza un’assunzione di responsabilità collettiva, non esiste via d’uscita? Perché la democrazia non scompare all’improvviso. Si svuota lentamente.
E quando ce ne accorgiamo, spesso è già troppo tardi.
firmato: avvocato Vincenzo Nocerino



