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Alle proteste della Puglia si contrappone la battaglia del Cilento per le reti gas nei Comuni.

Gasdotto no, gasdotto si. Come d’incanto, due Regioni meridionali sono entrate nella disputa energetica di queste settimane sull’utilità del gas. Due Regioni dove il gas metano viene utilizzato da decenni: Puglia e Campania. I pugliesi contestano l’approdo di un gasdotto, i campani ,nel Cilento, reclamano maggiori reti di distribuzione. Il fatto è che questa fonte di energia in Italia è al secondo posto negli impieghi . Realisticamente non se ne può fare ancora a meno. Il potenziale di utilizzo è forte, visti anche le centinaia di giacimenti accertatati nel mondo. Nel G7 sull’energia che inizia oggi a Roma, i principali Paesi discuteranno di gas, petrolio, energie alternative, clima. Si spera che alla conclusione si lasceranno con buone indicazioni. Soprattutto per la riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030 come stabilito nelle conferenze Onu sul clima. In scala ridotta, in casa Italia, deve, perciò far riflettere la contrapposizione di due territori dinanzi allo stesso problema. L’abbattimento ( temporaneo) di ulivi che fa da contrappeso alla richiesta delle comunità cilentane per maggiori condutture di gas. Decine di Comuni votati al turismo, all’accoglienza, con politiche attive di tutela ambientale vogliono liberarsi da altri combustibili fossili più costosi. Poche settimane fa se ne è discusso in Parlamento dove il governo ha assicurato che il programma di metanizzazione del Cilento è stato finanziato con 140 milioni di euro ed un contributo aggiuntivo della Regione Campania. Per i prossimi tre anni si costruiranno reti rispettando tutte le prescrizioni e le autorizzazioni. C’è da scommettere che le furberie saranno tenute nella dovuta considerazione. Il Ministero dell’Ambiente ha sostenuto a più riprese che i gasdotti in Italia, l’aumento della capacità di trasporto e di accumulo di gas, ci renderanno più indipendenti dal petrolio e dal carbone. Quei combustibili da cui si vogliono liberare i Comuni del Parco del Cilento. Come la mettiamo ? L’Italia ha bisogno di infrastrutture. Dopo ritardi e scelte sbagliate si è ripreso a parlare di strategia unica energetica ed ambientale. Gli impianti  devono essere rinforzati e nessuno può ignorare le attese di parti del Paese per ricevere energia mediante reti. Si è ripreso a discutere anche di incentivi, sebbene non ancora rapportati a quelli che negli ultimi anni hanno fatto crescere le rinnovabili. Il loro contributo al fabbisogno  nazionale è fuori dubbio. Ma sono minoritarie. Dovranno certamente aumentare ed insieme a loro una accresciuta capacità degli utenti per migliori utilizzi e risparmi. Nel frattempo sono obbligate a coesistere con le tradizionali. E nessuno ha ricordato le migliaia di ettari sottratti all’agricoltura per far posto ai parchi solari. Il gasdotto in arrivo in Puglia trasporterà 10 miliardi di metri cubi di gas destinati a famiglie e aziende.Le nuove disponibilità di materia prima renderanno migliori i bilanci di molti Comuni. Con il paradosso che nonostante i milioni di euro per nuove reti gas nel Cilento , molte località ne resteranno ancora senza, perché spiega il governo “prive delle necessarie infrastrutture di collegamento ai metanodotti nazionali”. Gli ulivi sono al loro posto.