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Il Papa è arrivato ad Acerra: ad attenderlo oltre 12mila fedeli

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L’elicottero è atterrato nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra. Papa Leone è stato accolto da mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra; Roberto Fico, presidente della Regione Campania; Michele Di Bari, Prefetto di Napoli; e Tito d’Errico, sindaco di Acerra. Successivamente, Papa Leone XIV si trasferirà in auto alla Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acerra, dove incontrerà i vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale.

 

 

Sono circa 12mila, al momento, i fedeli nelle strade di Acerra che attendono l’arrivo del Papa. E’ quanto si apprende da fonti della diocesi. Il Pontefice non è ancora arrivato ed è verosimile che il numero delle persone crescerà nella mattinata.

Stamattina Acerra diventa il centro. Abbiamo sofferto questa maledizione che va sotto il nome di Terra dei fuochi. E’ solo una cosa di cui si deve dire: ‘mai più, mai più’. Dalla nostra sofferenza devono imparare tutti gli altri”. Così don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e prete simbolo delle lotte per l’ambiente, raggiungendo la cattedrale di Acerra dove è atteso Papa Leone XIV per la sua visita nella Terra dei fuochi alla vigilia dell’anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”. Don Patriciello, da anni vicino alle famiglie delle vittime della Terra dei fuochi, ha sottolineato che “non si può continuare ad inquinare la Terra”. “Non ho ancora parlato con il Santo Padre – ha proseguito – ma il vescovo di Acerra sicuramente gli spiegherà la situazione”. Il prelato inoltre ha affermato che bisogna fermare lo “scempio”. “Gli industriali – ha aggiunto – non possono continuare a produrre e poi per risparmiare sui costi vanno a inquinare le terre e ad ammazzare le persone: questo non lo possono fare. Basta. È vero, c’è stato chi ha negato la Terra dei fuochi, e se lo ha fatto per interessi economici si deve solo vergognare e chiedere perdono. Per chi lo ha fatto per ignoranza apriamo le braccia, ma nessuno di noi è un maestro. Io ho imparato tutto piano piano, giorno per giorno perché c’era veramente il grido di un popolo che piangeva che gridava, ma erano chiuse tutte le porte. E pensate che una legge sui reati ambientali l’abbiamo avuta nel 2015, perché l’Italia non aveva neanche una legge per punire questi eco delinquenti, questi eco camorristi”. Don Maurizio, infine, ha ricordato il suo incontro con il pentito Schiavone: “Lui mi disse che erano stati loro, gli industriali del nord a cercare la camorra – ha concluso – e che gli avevano detto che trafficando con la droga rischiavano, mentre con la ‘munnezza’, interrando i rifiuti tossici, si guadagnava tanto senza rischi”.

 

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