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I reati ambientali vanno in classifica.

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Con la nuova legge, la Campania è al 2° posto nella graduatoria  nazionale. Le osservazioni di Legambiente e le tentazioni di “leggine” regionali.  

Le classifiche ci appassionano, si sa. Ma quando vengono rese pubbliche, chi non è contento della posizione fa di tutto per tirarsi da parte. Succede così , in questi giorni  con i primi dati sull’applicazione della legge sugli ecoreati. Sono passati 8 mesi dalla sua entrata in vigore e Lazio e Campania svettano per il più alto numero di contestazioni e sequestri. Lo Stato ha messo sotto chiave beni per 12 miliardi di Euro. Il totale delle infrazioni rilevate è di 774 reati  su  4.718 controlli. Tre Regioni – se alle prime due aggiungiamo la Toscana –  non sembrano, però, dare troppa evidenza alla nefasta classifica. Confermano che chi non è contento della posizione cerca di sfilarsi. I reati contro l’ambiente sono entrati nel codice penale italiano dopo anni di discussione e con una  sostanziosa spinta dalla “terra dei fuochi “. Lo strumento adottato è valido ed ha  bisogno di tempo per modificare sul serio usi e costumi.  Quello che ha, invece,  bisogno di  slancio  è il sistema dei controlli sul territorio. In particolare in quelle zone del Paese dove gli ecoreati  hanno una notevole stratificazione. E’ dovuta non solo a spiacevoli consuetudini, ma ai sistemi industriali e paraindustriali, con tutto ciò che ne consegue in business ed arricchimenti illeciti. Un plauso oggi lo merita certamente Legambiernte, che al primo bilancio dell’applicazione della legge, ha evidenziato come si sia passati da codicilli e sottocommi di vecchie leggi, a norme più cogenti.Le contestazioni attuali non contengono più barocche  espressioni  come “insudiciamento di colture”, “danneggiamento di beni ” , “disastro innominato “. Siamo diventati più moderni e efficaci , anche se le prescrizioni a carico di chi inquina hanno  bisogno di qualche limatura. Molti casi in mano a giudici , prevedono esclusivamente sanzioni. Tropo poco, francamente se  vogliamo riconquistare posizioni a livello europeo ed evitare multe salatissime.Si capisce che gli scaltri,i più danarosi, potranno far finta di essersi sbagliati nella gestione dei rifiuti o dei danni prodotti dalle loro attività.  Nella prassi  sono le Agenzia Regionali di protezione ambientale a dare prescrizioni tecniche  sui reati formali. Per cui – osserva  Legambiente – si sistemano gli impianti non in regola, si paga la sanzione e il reato è estinto.Non ha torto l’organizzazione Può andar bene così all’infinito ? Troppo presto per dire che la legge va emendata. Ripetiamo: ha bisogno di progredire,di essere applicata concretamente ben al di sopra dei  774 reati . Ciò che va  rilevato subito, a beneficio oggi  almeno delle  tre Regioni ” disonorate” , è la capacità di controllare in modo più incisivo il territorio, frenando qualsiasi voglia di autoregolamentazione locale con circolari, direttive, subprovvedimenti regionali . Una tentazione dei poteri  decentrati ,  mai placata del tutto e che in eccesso può generare nuove forme di illegalità. Di  sicuro cambierebbe la classifica*****

SOCIETA/PUBBLICO E PRIVATO

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