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Come eravamo. L’elenco dei “quartieri e dei rioni periferici di Ottajano” nel maggio del 1846

Il 9 maggio 1846 il Segretario Generale dell’Intendenza della Provincia di Napoli chiese al sindaco di Ottajano, il terzignese Carlo Saverio Bifulco, l’elenco dei quartieri “annessi” al Centro Abitato e la loro distanza dal Centro. Quasi tutti i nomi dei luoghi indicati dal Segretario Generale di Ottajano, Achille Procida, sono ancora presenti nella memoria e nell’uso. Qualche nota storica, dettata da Luigi Iroso, sull’epidemia “gastro-nervosa” che turbò gli Ottajanesi nel 1846. Nel 1864 Ottajano ha 17.533 abitanti e nella provincia di Napoli solo Napoli, ovviamente, e Castellammare di Stabia hanno più abitanti. Correda l’articolo l’immagine di un manifesto della “Distilleria Galliano”.

 

 

 

Il quartiere Astalonga dista “un miglio e mezzo” e comprende i rioni Ammendola, Carilli, Pigliocchi, Scopari, Guastaferri, Carrafielli. Il quartiere Zabatta sta a “un miglio e mezzo” (Uliani, Tristi, Recupe, Coglielli, Palonchi, Viti), mentre il quartiere “Santa Maria la Scala” è lontano “miglia due” (Caldarelli, Salvati, Iunni, Lucuni). Il quartiere “Campitello” dista “miglia tre” (Lupi, Pagliarone, Commissario, Pagani, Uliani di sopra, Pacicchi). Il quartiere “Avini” dista “miglia tre e mezzo” (Sant’Antonio, Sciaccoli, Santa Teresa, Crapari di sotto, Ranieri, Mesciuni). Il quartiere “Passanti” dista “miglia cinque” (Scocozza, San Felice, Caprari al Mauro, Carilli al Mauro, Gilappi, Amati). Bisogna percorrere “tre miglia” per raggiungere il Centro Abitato “dal Terzigno” che comprende molti “rioni”: Perni, Bianchi, Bifulchi, Catapani, Miranda, Ugliani, Casilli, Croce dei Camaldoli, Pizzoli, Croce del Carmine. Il quartiere Mattiuni dista “miglia due e un quarto” (Bianchi, Guastaferri, Longhi). Il quartiere “Piano” dista “miglia quattro e mezzo” (Santi e Guadagni di sotto).

 

Il quartiere “Casilli” dista “miglia due e tre quarti” (Nappi, Piattelli, Judici, Ciferi, Cotruni, Cetrangoli, Crispi, Valdassami, Capocresti, Ambruosi, Mastanielli, Parisi, Guadagni di sopra). Il quartiere “San Giuseppe” sta a “un miglio e mezzo” (Scudieri, Ammendola, Purgatorio, Bartoli, Caramagni, Mastro Mattei, Lavinaio, Crocevia, Mastro Giuseppe, Fontana) e a “due miglia” si apre il quartiere “Cupa di Boccia” (Lucarelli, Fecatielli, Cicchetti, Copellarielli, Giugliani, Rossilli). Il quartiere “Santa Maria Apparente” dista “miglia due e mezzo” e comprende solo il rione “Asciuttolilli”, mentre a “un miglio e mezzo” si trovano i “rioni” di San Gennarello (Francesi, Menculi, Cutoli, Quattrograno, Prischi, Furchi, Ammirati, Ranieri, Ionni, Purgatorio, Spini). Il quartiere “Cacciabella” dista “miglia due e mezzo” (Alteri, Vitoni, Lucci, Gaudo, Albertini). Scrive il prof. Luigi Iroso, storico eccezionale del nostro territorio, che a partire dagli ultimi giorni dell’aprile 1846, “l’equilibrio epidemiologico, precario nella nostra realtà territoriale, esplode con virulente manifestazioni febbrili”.

 

Pietro Ramaglia, sommo clinico, e medico personale di re Ferdinando II, viene invitato dal sindaco Bifulco a “illuminare” i medici ottajanesi, che non riescono a capire la natura del morbo. E Ramaglia, dopo aver osservato gli aspetti del fenomeno, emette la sentenza: è febbre petecchiale, e suggerisce le medicine efficaci, e infine allestisce anche un pronto soccorso. Contribuisce a vincere la febbre anche il dottor Aniello Marigliani, inviato dall’Intendente della Provincia. Il dottore spiega che tutto nasce dai forti venti che agitano il clima, dalla miseria che impedisce ai poveri di vestirsi in modo adeguato e da un nemico storico della plebe meridionale: il micidiale pane “formato con la così detta azzimatura”. E il 10 giugno 1846 la commissione sanitaria sequestra alcuni sacchi di farina destinati a due “panizzatori”: Angelo Menichini e Vincenzo Capasso.  E’ farina “chiaramente nociva”, ma i due, “in virtù di complicati stratagemmi giuridici”, non vengono arrestati. Anche nel 1846 viene documentato un reato che percorre tutta la storia di Ottaviano: alcuni proprietari di fondi in via Lavinaio hanno spostato in avanti le siepi di recinzione e si sono impadroniti di porzioni cospicue del demanio pubblico.

 

Ma il sindaco Bifulco fa la voce grossa e costringe i predatori a restituire alla Comunità il bottino. Una “tabella” firmata nel 1864 dal Prefetto della Provincia di Napoli e usata dall’ “Ufficio delle Tasse per l’applicazione della legge d’imposta” ci dice che Castellammare di Stabia ha 21.794 abitanti, e subito dopo viene Ottajano con i suoi 17.533 abitanti. Gli abitanti di Afragola sono 16.493, 9.983 quelli di Caivano, 10.893 gli abitanti di Frattamaggiore e 8.706 quelli di Casoria. “Somma Vesuviano” (così scrive il prefetto) conta 7.599 abitanti, mentre 9.204 sono i Torresi di Torre del Greco e 15.480 quelli di Torre Annunziata. Più di 5000 Ottajanesi hanno meno di 14 anni, pochi sono quelli che hanno più di 60 anni, i “possidenti” sono 3000, 200 sono gli “esercenti di arti liberali”, e cioè medici, avvocati, notai, maestri di scuola e commercianti, 49 sono i preti, 22 le “monache”, 300 gli “artigiani”, 1070 gli “operai”, 59 i “familiari”, cioè i servitori, 1300 gli “agricoltori” e 100 i mendicanti (30 i maschi e 70 le “femmine”).

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