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Nel 1913 Terzigno conquista l’autonomia da Ottaviano

La visita a quel “santuario” della storia vesuviana che è il Museo Archeologico di Terzigno ha “riacceso” in me il ricordo delle complicate vicende che consentirono “al Terzigno” di conquistare l’autonomia da Ottajano, grazie all’opera di personaggi di notevole spessore come il notaio Gregorio Gionti e il dottor Prisco Contaldi. La conquista dell’autonomia fu favorita dai gravi problemi causati dall’eruzione vesuviana del 1906. Correda l’articolo l’immagine dell’affresco del Larario.

 

 

 

Nel secondo Ottocento la scena politica ottajanese venne dominata da don Giuseppe Bifulco, di Terzigno, sacerdote e sindaco, uno dei sindaci più importanti della storia di Ottaviano. I Bifulco di Terzigno producevano e commerciavano vino, possedevano masserie, palazzi e una splendida villa, erano imparentati con le famiglie ottajanesi che contavano.  Quando vide che nulla avrebbe potuto impedire l’autonomia di San Giuseppe, il Bifulco cercò di far capire ai “galantuomini” “del Terzigno” e di Ottajano che la via dell’integrazione sarebbe stata vantaggiosa per gli uni e per gli altri: lo dimostravano anche i buoni risultati della comune partecipazione in alcune società finanziarie e la collaborazione nel progetto di fondazione di un istituto bancario.

 

Nel marzo del 1887 venne aperta a Ottajano una sezione della “Società di incoraggiamento di arti, industria e mestieri “. Nel discorso ufficiale il sindaco sacerdote, che aveva fortemente voluto quella sezione, ricordò a tutti che da sempre la ricchezza delle comunità dipende dalla concordia sociale: il progresso materiale e morale non mette radici là dove regnano il disordine, l’invidia e le contrapposizioni rissose.  Condivisero questi principi Oreste Bordiga e i proff. Colucci e Memola, che erano presenti come amici del sindaco e come rappresentanti del Comizio Agrario del Circondario di Napoli; si dichiarò d’accordo Giuseppe V Medici, Presidente della sezione; non prese la parola il notaio Gregorio Gionti, uno dei sostenitori più “riscaldati “dell’autonomia di Terzigno e, per tradizione di famiglia, nemico dichiarato del Bifulco. Volle il caso che il Gionti fosse sindaco ff. di Ottajano nei giorni dell’eruzione del 1906: in quella tragedia egli non diede buona prova di sé, non si comportò come era necessario che si comportasse un primo cittadino.

 

Era presente a quella cerimonia, a rappresentare Terzigno, anche il dottor Prisco Contaldi che voleva l’autonomia, ma non subito. Il 9 marzo 1892 il Consiglio Provinciale di Napoli votò a favore dell’autonomia di San Giuseppe e rinviò ogni deliberazione su quella di Terzigno.  Racconteremo, deis iuvantibus, le complicate vicende dell’eredità di Giuseppe IV Medici e le battaglie che per anni le sue sorelle e i suoi figli combatterono per mettere le mani sulle masserie di Terzigno, e come il peso politico dei mariti delle figlie indusse i consiglieri provinciali a decretare quel rinvio, e a suggerire, contemporaneamente, che alla frazione venisse concessa un’autonomia di fatto.  Nel 1893 San Giuseppe divenne Comune autonomo e subito dichiarò guerra a Ottajano per la divisione del territorio e dei beni. Le vicende di questa lunga guerra sono state minuziosamente descritte da Luigi Iroso. I danni dell’eruzione del 1906 furono spaventosi. La ripresa fu lenta; micidiale risultò il ritardo nella sistemazione del territorio e nella pulizia degli alvei di Terzigno, intasati dalla cenere.

 

E così il nubifragio e l’alluvione del 24 ottobre 1910 provocarono nella frazione un disastro che parve annunciato. Il Vesuvio e le piogge – scrisse l’ing. Paolo Mastellone – hanno “potentemente e bruscamente cangiato il regime delle acque” nel territorio di Terzigno. Erano necessari “muri controripa, banchine e gavete in via Vecchia Passanti, in via Avini, in via Borde e Calamone, al Mauro, nel rione Lava Vulcanica e lungo la strada promiscua per Poggiomarino “. Risultavano indispensabili la pavimentazione della strada che attraversava Rione Caprai, “sensibili movimenti di terra per deviare nell’alveo di via Camaldoli una mole non lieve di acqua che attualmente allaga l’abitato di Terzigno”, “l’apertura di un grande canale nel fondo Menichini per bonificare il Borgo Nuovo, e di altri due canali per proteggere “dal pericolo costante delle alluvioni “il rione Principessa Margherita e il rione “Parisi o Notillo”. L’ing.  Mastellone calcolò che gli interventi “urgenti” non sarebbero costati meno di 300.000 lire. Una cifra enorme.

 

Nella seduta del Consiglio Comunale del 17 dicembre 1911 il sindaco Luigi Menichini, dopo aver rivolto “un mesto pensiero di saluto e di addio” a Giovanni Sabbatini, “della forte Terzigno “, “primo soldato ottajanese “caduto in terra di Libia, descrisse lo stato delle finanze comunali: la descrizione cancellò ogni dubbio: non c’erano i soldi per i lavori che l’ing. Mastellone giudicava necessari e non rinviabili. Dodici mesi dopo, il 19 dicembre 1912, il Consiglio Comunale di Ottajano espresse voto favorevole all’autonomia della frazione e ricordò, nella motivazione del voto, che il territorio di San Giuseppe “si interpone ampiamente e totalmente “a separare Terzigno dal capoluogo: il che provocava problemi che nessun amministratore avrebbe potuto risolvere.  Negli ultimi giorni di aprile del 1913 l’on. Beneventano, illustrando ali colleghi deputati “la proposta per l’autonomia di Terzigno “dichiarò che la topografia e la netta separazione dei territori esigevano che la Camera approvasse la proposta. E la Camera approvò.

 

Il Consiglio Provinciale di Napoli, che nel 1907 ancora una volta aveva rinviato il dibattito sull’ autonomia della frazione, appellandosi al “perdurare dell’emergenza vesuviana “il 20 maggio 1913 si riunì in seduta straordinaria e all’unanimità “fece voti “perché anche il Senato approvasse “prontamente” la proposta di legge che rendeva Terzigno Comune autonomo. Undici giorni dopo, i sena- tori esaudirono i voti.

 

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