E’ un olio su tavola (cm.61×49,5) completato dal Maestro nel 1638. Sul retro della tavola è incollato un foglio con una poesia che J. De Decker dedicò all’opera nel 1660: di questa poesia trascrivo la prima parte: “Quando io leggo questa storia, descritta da San Giovanni e contemporaneamente osservo questo quadro, mi domando dove mai la penna fu seguita dal pennello con tanta precisione e il morto colore si accostò tanto alla vita.”. L’opera dopo un lungo viaggio tra mercanti e collezionisti arrivò nel 1819 a Londra, nella collezione dei Re di Inghilterra, e qui è ancora custodita.
Giovanni Evangelista racconta che il giorno successivo a quello della sepoltura di Cristo in una tomba fuori Gerusalemme Maria Maddalena si recò al sepolcro e vide, sconvolta, che la porta era aperta e il locale era vuoto. Andò a chiamare due discepoli, che, preso atto della situazione, se ne andarono. Maria Maddalena incominciò a piangere e a due angeli vestiti di bianco, che le apparvero e le domandarono perché piangesse, spiegò i motivi delle sue lacrime. Poi si voltò, vide un uomo e pensò che fosse il giardiniere, e a lui chiese ove fosse il corpo di Gesù. Quando l’uomo parlò, la donna capì subito che era Gesù, e stava per toccarlo, ma Gesù le disse:” Non toccarmi – noli me tangere -, perché non sono ancora salito dal Padre mio”. La scena del “noli me tangere” è stata spesso rappresentata dai pittori, che hanno sempre messo al centro la mano di Maria Maddalena che si protende verso Cristo, perché lei vuole accertarsi di non essere ingannata dai suoi occhi (si veda il quadro di Tiziano la cui immagine è in appendice).
Ma Rembrandt non ha seguito la tradizione: ha “vestito” Cristo come un giardiniere – cappello, vanga in mano e coltello infilato nella cintura – e ha rappresentato la donna nel momento in cui “le balena l’idea che non si tratti del giardiniere che cura le tombe e il giardino, ma del Cristo risorto. Con il fazzoletto in mano la donna alza le braccia per la sorpresa causata dal riconoscimento. Il vaso degli unguenti e il panno che aveva portato per profumare la salma sono poggiati a terra, ormai inutili. Raramente in un quadro Rembrandt ha attribuito all’elemento naturale un ruolo tanto drammatico come in questo dipinto, nel quale la luce dell’alba dissipa l’oscurità e, sfiorando le due figure principali, illumina l’angelo come se fosse proprio lui a emanarla” (Pieter Van Thiel). Rembrandt ha preparato la “tavola” con uno strato di base color bruno, che era stato usato per la prima volta da Tiziano al posto dello strato bianco, e su di esso ha steso un velo di ocra rossa: l’ocra innerva le pietre e il verde della vegetazione, ottenuto mescolando giallo ossido di piombo e blu smalto.
Le pennellate sono corte e intense soprattutto sulle figure in primo piano, e in particolare sulla tunica di Gesù, in cui il bianco è rafforzato da una punta di gesso: è il così detto bianco di cerussa. La luce dell’alba è una luce rossa, che mette in ombra il volto di Cristo e ci “detta” la severità dell’ordine “Noli me tangere, non toccarmi”: il volto della Maddalena, illuminato a metà, esprime meraviglia e esultanza. E’ un miracolo, la Resurrezione di Cristo, ma diventa storia anche perché si svolge in un luogo ben preciso – in lontananza si vedono le Torri del tempio di Gerusalemme – e la mano nel fianco, la vanga, i capelli ondeggianti e la forma del cappello ci dicono che nel Figlio di Dio miracolosamente risorto ci sono ancora i segni della natura umana. Con due sapienti pennellate Rembrandt ha “costruito” due donne che si allontanano dal giardino: nel Vangelo di Marco si dice che alla scena erano presenti anche Salomé e Maria, madre di Giacomo. Nell’opera di Rembrandt “ si riscontrano la ricchezza dei contenuti umani, l’adesione al vero, anche nei suoi aspetti più umili e quotidiani, un sentimento della realtà espresso sinteticamente attraverso la funzione unificante della luce e del chiaroscuro.
Di estrema importanza sono gli studi sul ritratto e sui suoi numerosi autoritratti che derivano da un’attenta osservazione dei tratti del viso che rievocano gli studi giovanili sulla fisiognomica, la scienza che analizza le relazioni tra il carattere, le emozioni e le espressioni del volto. Un’eccezionale padronanza del chiaroscuro conferisce ai dipinti, ma anche alle sue straordinarie incisioni, drammaticità e un complesso gioco di effetti spaziali e compositivi. Spetta proprio alla luce l’importante funzione di materializzare le figure dall’ombra cupa del fondo, suscitando nei personaggi palpiti di intensa vita spirituale. La pittura dell’artista olandese è fatta da pennellate brevi, toni sobri e smorzati, magici effetti chiaroscurali, mezzi pittorici raffinatissimi” (Alfonso Talotta).




