In base a quel che si vocifera gli occupanti abusivi si trovavano lì già da un bel pezzo. Fatto sta che ieri la polizia municipale di Acerra ha dato il via a un controllo nei locali del palazzo di via Calzolaio sequestrato a febbraio dalla direzione distrettuale antimafia ai fratelli Pellini, condannati in via definitiva per disastro ambientale per traffico di rifiuti tossici e per questo da alcuni mesi finiti in carcere. Ma durante i controlli di ieri i caschi bianchi hanno “scoperto” che una serie di locali del palazzo di via Calzolaio sotto tutela giudiziaria erano stati occupati abusivamente da altrettante famiglie. Tra gli occupanti figurano anche diversi pregiudicati, alcuni dei quali in passato sono anche stati esponenti di spicco del crimine organizzato locale. Una dozzina di loro sono stati denunciati per essersi illegalmente insediati nell’edificio. Edificio che, sulla base della documentazione relativa all’operazione di febbraio dell’antimafia, è stato tutto quanto sequestrato dalla dda. All’interno il palazzo contiene, al pian terreno, alcuni locali che di volta in volta sono stati messi in affitto per uso commerciale. Dal primo all’ultimo piano ci sono invece gli uffici. All’ultimo ci sono infine dei sottotetti un tempo adibiti a uffici. Sottotetti che alcuni anni fa, cioè prima del sequestro della dda, risultarono abusivi. Furono quindi sequestrati dalla municipale e acquisiti al patrimonio comunale. Nel frattempo però i locali sono stati occupati altrettanto abusivamente da famiglie in parte coinvolte con la mala della zona. E ora si tenta di ripristinare la legalità. A questa operazione della polizia municipale dovrebbe infatti seguire lo sgombero forzato dei locali occupati. A ogni modo ad Acerra sono moltissimi gli edifici di proprietà dei fratelli Pellini sequestrati dalla dda, circa 140 appartamenti, molti dei quali residenziali e di buona fattura. Ci sono anche diverse ville, enormi. Sono quelle in cui tuttora vivono i familiari di Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex maresciallo dei carabinieri detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Il prossimo 22 gennaio al tribunale di Napoli si aprirà la prima udienza del procedimento finalizzato alla confisca dell’immenso patrimonio sequestrato: oltre 200 milioni di beni.








