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Ottajano, 8 maggio 1676: le famiglie del Vaglio preparano i “toselli” per la processione di San Michele Patrono

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Quella del 1676 fu una processione particolare. Un mese prima era stato approvato il “catasto” di Ottajano con l’elenco preciso delle famiglie, delle proprietà private e dei beni demaniali. I “nobili” e i “possidenti” avevano trovato il coraggio necessario per opporsi alle pretese di Giuseppe I Medici e per fargli capire che bisognava impostare su basi nuove il complesso rapporto tra la comunità ottajanese e la famiglia feudale.

 

 

La statua portata in processione è certamente quella di San Michele “’o gruosso”. La trasporta un carro adorno di lastre metalliche e tirato da due coppie di “bovi del Padule”, di buoi che vengono o dalla palude della Longola o da quella di Volla. Li hanno forniti, e li guidano, due ottajanesi che abitano al Vaglio, i fratelli Matteo e Tommaso Giugliano, che l’autore del documento, il “deputato” (oggi diremmo consigliere comunale) Ottavio Fabio Pisanti, indica come “vaticali di carboni”, mercanti di carbone, ma che in realtà sono al servizio di Giuseppe I Medici. Li aiutano Natale Pagano, Paolo Maffettone e Giovanni Paolo Pagano, tutti del “Vaglio”: Carminella, la moglie di Giovanni Paolo, ha 30 anni, ha da poco partorito il 7° figlio e il catasto la indica come “vammana”.

 

Guidano il corteo che accompagna San Michele il sindaco Nicola Caputo, “dottor fisico”, gli “Eletti” Antonio di Raimondo, Ursino Caldarelli, Gennaro Sepe, Francesco Crispo e i “deputati” Marco Aurelio Gastaferro e il Pisanti. La processione sale al Palazzo Medici, ancora Castello: nel giardino la ricevono i signori “ospiti del Principe” Giuseppe I Medici, che è assente, e assente è anche la moglie Adriana D’Avalos: tocca ai funzionari della Corte principesca, guidati da Diomede Bifulco, consegnare ai “ministri” del sindaco il pane, la pasta e “il salume” da distribuire ai “miseri”, come vuole la tradizione. Il documento attesta anche la presenza di un “musico”, Fabrizio Di Domenico, ma non ci dice quale strumento egli suona. Cinque anni dopo, durante la processione del 1671, Giuseppe I Medici porterà personalmente per le strade del Vaglio e della Terra Vecchia la piccola statua di San Michele, fatta con le pietre del Gargano e donata alla Chiesa del Patrono da Padre Tiberio Guastaferro, ottajanese di piazza San Giovanni, grande predicatore dell’Ordine dei Gerolamini. Il corteo dal Palazzo scende lungo la strada che attraversa il Vaglio e la Terra Vecchia fino al Ponte, uno dei due ponti sull’alveo Rosario.

 

E lungo questa strada sono stati preparati con tavoli, travi, tessuti preziosi e immagini sei “toselli”, sei cappelle, dinanzi alle quali la statua si ferma per un momento, i fedeli si inginocchiano e il parroco Ludovico Crispo impartisce la benedizione: poi prende dal “tosello” i doni che gli organizzatori hanno preparato per lui e li affida a un assistente. I “toselli” sono stati allestiti dal sacerdote Vincenzo Mazza, che abita in una “casa palaziata” e possiede, al Piano, 45 moggia di terra, dal “Magnifico” Domenico Bifulco che “vive del suo” e possiede oliveti e vigneti fino al Mauro, e da Camillo Miranda: anche lui “vive del suo” in una “casa palaziata” alla Cupa del Vaglio con la moglie Carmosina Boccia e con otto figli e quattro nipoti: lui ha 44 anni e la moglie 40 anni. Hanno contribuito all’allestimento dei “toselli” anche i Giugliano “vaticali di carboni” e il “potecaro” Nicola Parise, il cui figlio Aniello è “cocchiere di cavalli”. Questo catasto della Ottajano del ‘600 merita di essere pubblicato, con i nomi dei luoghi, dal Vaglio fino al Mauro, con i nomi dei capifamiglia, delle donne, dei figli, con le notizie sulle masserie, sulle case “palaziate”, sugli animali, e sulla triste vita quotidiana dei “miseri”.

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