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martedì, Novembre 30, 2021

Quartiere a luci rosse a Napoli, la polemica continua

La proposta del sindaco De Magistris non finisce di suscitare polemiche mentre scarseggiano iniziative concrete di contrasto alla sottocultura maschilista e violenta.

Nel film “Tutto su mia madre” di Pedro Almodovar Agrado, una prostituta transessuale, in un monologo che è rimasto celebre, chiarisce cosa significhi essere autentica. Dopo aver spiegato che si chiama Agrado perché ha speso la vita cercando di renderla gradevole agli altri, elenca tutti gli interventi estetici cui si è sottoposta per diventare com’è: labbra, mascella, occhi, seni, tutto rifatto. Poi conclude con una battuta folgorante, quella che rende il monologo indimenticabile: “….una è tanto più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa”. Una battuta che restituisce l’essenza di esperienze di vita certamente minoritarie, quelle della transessualità e della prostituzione come scelta di vita, e che è però contemporaneamente vera per qualunque vita, di chiunque, ovunque.

Il problema della prostituzione è difficile da affrontare, se lo afferri da un lato sguscia via dall’altro.
L’estate che sta volgendo al termine ha visto un’accesa discussione svilupparsi sull’opportunità o meno di dedicare una zona della città di Napoli alla prostituzione, al sex work. Il sindaco De Magistris in un’intervista rilasciata a ferragosto a “Il Mattino” proponeva la realizzazione di un quartiere a luci rosse, una zona cuscinetto in cui “accogliere le prostitute con finalità di recupero e reinserimento”.

Le reazioni non si sono fatte attendere. C’è stata la condanna del cardinale Sepe (ha attaccato la proposta durante un’omelia e il sindaco ha creato un caso perché ha risposto tirando in ballo un’inchiesta su Propaganda Fidei in cui il cardinale è stato indagato per la gestione poco chiara di immobili), la dissociazione di un consigliere dell’IdV e la netta presa di distanza di Elena Coccia, avvocatessa, trent’anni di esperienza nel campo del diritto di famiglia, dei diritti civili e vicepresidente del consiglio comunale.

Le parole del sindaco sono state considerate per lo più una boutade estiva, parole dette con troppa leggerezza e senza attenta riflessione, ma si è poi scoperto che in realtà un progetto allo studio c’è e proviene dall’assessorato ai Servizi Sociali retto da Sergio D’Angelo. La tesi è che i diritti delle prostitute e la tutela della salute sia delle prostitute che dei clienti è possibile solo se si assegna alla prostituzione una zona definita. Si parla di decisione partecipata, con la collaborazione delle associazioni che si occupano della questione.
Si diceva del problema che se cerchi di afferrarlo per la testa sguscia via dalla coda. Ma di cosa stiamo parlando? Delle prostitute straniere che vediamo nelle nostre periferie, spesso giovanissime, costrette alla prostituzione in una situazione di schiavitù o semischiavitù?

Qui l’unica cosa da fare sarebbe liberarle, come si farebbe con qualunque schiavo in un paese civile, non dislocarle in un’area apposita in cui possano essere schiave “in modo controllato” (ma che significa? Non bisognerebbe semplicemente arrestare i loro sfruttatori?). E poi perché il quartiere a luci rosse sarebbe più “civile”? Perché quartieri simili ci sono in Olanda o in Germania? Io credo che noi i quartieri a luci rosse li abbiamo avuti sempre, solo con altri nomi. Pensiamo al “vico belledonne”, oppure, come da “Il Mediano” del 21 scorso l’imbrecciata a San Francesco, vicino ai Tribunali. E ora non è che sia molto diverso, le prostitute si sa dove si trovano.

Tra tutte le motivazioni, poi, quella di proteggere i bambini dalla vista del pubblico meretricio appare la più ridicola e contraddittoria: i bambini ne vedono quanto ne vogliono a casa tra Tv e computer e poi veniamo da un decennio in cui la prostituzione è stata sbandierata come cosa normale e accettabile. E il punto veramente dolente è proprio questo. La prostituzione, come dice Elena Coccia, “fuori dall’autodeterminazione è subordinazione, e chi la frequenta da cliente non solo è persona con problemi sessuali irrisolti, ma è un latente violento, che concepisce il sesso come belligeranza. Non a caso tutte le guerre, anche le più recenti, si sono combattute anche con la violenza e lo stupro”.

Questo tipo di rapporto non è accettabile come normale perché lede la dignità di persona di chi si prostituisce. E anche se fa parte dell’esperienza umana che si possa avere desiderio di essere subordinati, e quindi si possa anche scegliere “liberamente” di prostituirsi accettando il rapporto di subordinazione, non si può negare che il rapporto in sé sia un rapporto di asservimento. Ciò per cui le donne lottano è l’esatto opposto: un rapporto tra pari, rispettoso della persona.
E’ del 23 scorso un articolo a firma Camillo Langone, apparso sul Foglio di Giuliano Ferrara in cui il giornalista, parlando del presunto assassino di una giovane nigeriana di 21 anni, dice che “forse ha ucciso per amore”, che spera “gli sia comminata una pena lieve” e invoca una preghiera “per noi maschi che al buio perdiamo la testa”.

Dice che “le negre sono bellissime e dopo il tramonto anche i trans sono favolosi e molte altre baldracche, battone e lapdancer”. Queste sono solo alcune delle cose tremende che questo signore dice in totale tranquillità, chiamando amore qualcosa che è tutto tranne amore, parlando di persone come oggetti di trastullo a tempo (solo dopo il tramonto, di giorno uno non se le porterebbe nemmeno al ristorante, dice). Questi sono, per lo più, i clienti delle prostitute, questo quello che pensano, le parole con cui parlano.

Il quadro che emerge dalle statistiche descrive in pochi numeri la situazione in Italia: ci sono tra le 50 e le 70mila prostitute, di cui il 65% lavora in strada, il numero dei clienti raggiunge i nove milioni e per l’80% chiede di non usare il preservativo (archivio di La Repubblica).
Contrastare questa sottocultura maschilista e violenta è l’unica cosa di cui realmente si senta il bisogno e istituzionalizzare la prostituzione non è certo una scelta che va in questa direzione.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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