Altra mazzata per la fiat di Pomigliano:è ancora cassa integrazione

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il Lingotto ha annunciato per Fabbrica Italia un secondo periodo di stop, dopo quello in pieno svolgimento, dal 24 settembre al 5 ottobre.L ‘ennesimo stop coinciderà con l’udienza sul rientro degli iscritti Fiom.

Il parcheggio della Fiat di Pomigliano è quasi deserto e tutto, dentro e attorno allo stabilimento, sembra far presagire un brutto futuro prossimo. Al rientro dalle ferie, cioè appena il 20 agosto scorso, i 2200 addetti alle produzioni nuova Panda non sono tornati al lavoro. Da più di una settimana gli operai di Fabbrica Italia Pomigliano sono costretti a starsene a casa, bloccati dal primo periodo di cassa integrazione varato da quando, a dicembre, è stata inaugurata la moderna e costosa produzione dell’utilitaria ( il Lingotto all’epoca parlò di 700 milioni di euro di investimenti ). Ma la speranza di rilancio dell’intera industria campana stenta a farsi riconoscere come tale.

La vettura non tira e in un mercato tremendo come quello attuale va peggio delle più nere previsioni. Intanto lunedi , 3 settembre, la catena di montaggio riprenderà a funzionare. Però la sensazione è quella del fuoco di paglia visto che dopo soltanto venti giorni, il 24 dello stesso mese, dovrà fermarsi, per la seconda volta consecutiva quest’anno, fino al 5 ottobre. Questa situazione ovviamente preoccupa gli oltre duemila dipendenti della Fip ma è molto più preoccupato chi invece non è stato riassunto nella nuova società, voluta da Marchionne nel 2010. Sono infatti circa 3000 ( 2200 in cig da molti mesi e altri 800 periodicamente utilizzati nelle nuove attività ) gli operai della Fiat di Pomigliano e del suo indotto di primo livello ancora alle dipendenze di Fiat Giambattista Vico, la vecchia società automobilistica che sarà dismessa tra poco meno di un anno, nel luglio del 2013.

E’una prospettiva che fa tremare perché questa cessazione societaria segnerà anche la fine dell’utilizzo della cassa integrazione straordinaria. A quel punto la manodopera rimasta alle dipendenze di Fga si troverà davanti al bivio che porta o alla riassunzione nella Fip oppure all’inserimento nelle liste di mobilità, vale a dire al licenziamento. Ecco perché un giorno si e l’altro pure, per fare qualche esempio, i segretari regionali di Fim e Fismic, cioè di alcuni dei sindacati che hanno firmato l’accordo per la nuova Panda e per il nuovo contratto aziendale, chiedono l’introduzione, a Pomigliano, di una seconda linea di produzione, insieme alla contestuale dismissione della linea polacca del modello precedente di Panda, ancora sfornata dall’impianto di Tichy.

«Ma non sarà secondario il ruolo che dovrà assumere il governo in questa vicenda», evidenzia Giuseppe Terracciano (Fim). «In ogni caso sono convinto – aggiunge Luigi Mercogliano (Fismic) – che sarà possibile uscire, sia pure lentamente, da questa crisi attraverso un’azione ben mirata sotto il profilo industriale e concertata anche a livello istituzionale». Si spera nell’adozione di nuovi incentivi all’acquisto e si guarda con interesse alla Mazda, i cui tecnici sono stati ripetutamente in visita nello stabilimento partenopeo. Altri elementi che potrebbero costituire motivo di cauto ottimismo per Pomigliano sono la salita in cadenza della produzione della nuova Panda con motore Gpl e l’introduzione, prevista già a luglio ma poi slittata, della nuova Panda con motore a metano.

Ma sullo sfondo di queste incertezze produttive e di mercato si staglia, più grande che mai, la sagoma del conflitto sindacale. Entro i primi di ottobre la Corte d’Appello di Roma dovrà pronunciarsi sull’ingresso forzato nella Fip di 145 operai iscritti alla Fiom. «E non mi sembra un caso che proprio per quel periodo la Fiat abbia annunciato altra cassa integrazione», polemizza Andrea Amendola, segretario regionale dei metalmeccanici Cgil.

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