L’intelligenza creativa è la chiave per l’accesso al futuro ed è strategica per l’inserimento dei giovani nella giungla del lavoro.
Dopo una rapida chiacchierata sulla mente disciplinare, cioè la padronanza delle maggiori teorie e interpretazioni del mondo, e sulla mente sintetizzante, cioè la capacità di integrare idee e conoscenze di diverse aree disciplinari in un insieme coerente, su cui mi sono soffermata nei due articoli precedenti, si procede con una riflessione sull’intelligenza creativa, cioè sulla capacità di affrontare la soluzione di problemi nuovi.
“To think outside the box” , pensare fuori dagli schemi, vuol dire per Gardner porsi nuove domande e trovare ad esse risposte fuori dagli schemi convenzionali, riuscire a guardare al sapere in modo critico e innovativo, partendo dal sapere per approdare ad un sapere rinnovato.
In tal modo è possibile realizzare “saperi” che servendosi anche delle più sofisticate e innovative tecnologie si servano di esse e non ne restino imbrigliati, superandole con soluzione inattese e inaspettate che possano influire sulla realtà in modo permanente.
Quanto la scuola possa contribuire a sviluppare questa e le altre chiavi del futuro, di cui Gardner ci parla, è una sfida ardua e complessa, ma indispensabile alla creazione di quel curricolo di cui la scenario europeo ci chiede rendicontazione da diversi anni.
Le “menti” oggetto di questa riflessione non sono una sovrastruttura di cui corredare i nostri allievi, ma disponibilità di pensiero esistenti e capaci di venire alla luce grazie al docente facilitatore e animatore di input tali da coltivarle, creando idonei ambienti di apprendimento, basati sul rispetto reciproco, sull’acquisizione certa delle abilità di base per poter operare un nuovo modo di “ripensare le discipline” ed approdare ad un pensiero interdisciplinare.
Sembra contraddittorio, per l’idea che nel tempo ci siamo fatti delle discipline e del sapere formale, riuscire a coniugare creatività e conoscenza disciplinare, ma in fondo esse divengono strettamente interrelate perché solo dalla conoscenza formale può nascere la capacità di una creatività autentica, che porti l’individuo ad acquisire modalità di pensiero distintive, mediante modalità strategico-metodologiche multi prospettiche e laboratoriali che diano adito a risposte multiple e ad una pluralità di approcci alla realtà.
É chiaro che tutto ciò richieda una professionalità docente motivata e che possa riacquisire intenzionalità e consapevolezza del proprio ruolo per offrire ai giovani una molteplicità di modelli positivi per preparazione, atteggiamenti, scelte di vita, creatività.
In questi tempi duri e difficili per la scuola, in cui la professione insegnante è messa in discussione e resta inascoltata nelle sue esigenze più profonde, in un momento in cui si misura il tempo lavorativo, ritenendo che aumentando le ore di lezione dei docenti si possa risparmiare per creare scuole di standard europeo, si stanno mettendo a dura prova le “intelligenze creative” di una scuola che c’è e che lavora e che, tuttavia, continua a credere nella sua funzione e importanza.
Il lavoro del docente è unico nel suo stile, non è paragonabile ad altri ed è tanto difficile da misurare e computare in ore. Il problema deve necessariamente, quindi, essere inquadrato e affrontato secondo una prospettiva diversa che parta dalla necessità di ridare senso all’azione educativa e di affrontare la risoluzione della sua crisi con consapevolezza e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti, riportando l’attenzione sulle responsabilità di ciascuno.

