L’incontro con il presidente e con la vice dell’Accademia della Crusca è nato in collaborazione con il Centro di lettura Leggimi Forte di Pasquale Avallone e il Liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco.
L’ evento si è svolto presso la Sala Studio Imbriani dell’ex Distilleria in via Roma a Pomigliano d’Arco. L’occasione per gli alunni della Classe I Cambridge, guidati dalla prof.ssa Loredana Antignani, di riflettere sulla importanza del linguaggio giovanile e sulla lingua italiana nella sua interezza. Un vero dibattito intergenerazionale, dal titolo “L’Italiano e i giovani: competenze, acquisizione, perdita”, che ha permesso di approfondire le radici della lingua italiana, l’istruzione nel periodo degli anni’50 del Novecento fino agli anni ‘90 per poi giungere alle considerazioni dell’utilizzo della lingua italiana nel nuovo millennio.
Certamente tutto è cambiato, il passato non potrà riproporsi, ma si può arginare il dilagare di forme contratte delle parole italiane con una maggiore consapevolezza dell’utilizzo dell’ italiano, dell’utilizzo dei verbi e degli aggettivi qualificativi che sono raramente adoperati.
Questo è il discorso centrale del dibattito – tenuto dal presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille, e della vice presidente, Rita Librandi – rivolto al pubblico presente ed in particolar modo ai giovani alunni del liceo di Pomigliano d’Arco. Oltretutto, si è anche approfondita la tematica dell’utilizzo di emoticon meme, presi dal mondo del web: si tratta di una vera e propria perdita di consapevolezza del linguaggio italiano.
I relatori sono giunti alla considerazione che sarebbe fondamentale trasformare in frasi gli emoticon per esprimere le proprie emozioni ed utilizzare, il meno possibile, frasi già preconfezionate. La mera imitazione dei social media riduce il linguaggio e ciò diventa un problema per le nuove generazioni. L’ acquisizione di nuove terminologie italiane permette nuova consapevolezza e nuove conoscenze per i ragazzi che al termine del percorso liceale entreranno comunque a far parte del mondo del lavoro. La riflessione finale, infine, è stata dedicata all’enorme utilizzo di parole inglesi per definire attività quotidiane o stati d’animo che sarebbe meglio esprimere in italiano.
Per i relatori invece, l’utilizzo della lingua britannica è ottimo per quanto riguarda i sistemi informatici, la navigazione sul web, e tutte le attività che la tecnologia ci porta a compiere, come scaricare un documento che solitamente anche in ambito lavorativo si dice download file. Questo interessante evento si è concluso con la certezza che parlare la lingua italiana sicuramente permette maggiore consapevolezza della nostra nazione, delle nostre origini e della cultura italiana, che è ricca di storia e tradizioni dimenticate negli ultimi venti anni e che andrebbero recuperate.
(articolo in collaborazione con la giornalista Ivana Murolo)








