L’attimo esatto della testata che Zidane rifilò in mondovisione a Materazzi, nella finale di Berlino del 2006, è stato immortalato nel bronzo grazie all’artista algerino Adel Abdessemed.
Atto di ribellione o gesto imprudente, ma anche decisione precipitosa e avventata, suggerita dall’istinto, da una forza viscerale che scuote ogni fibra del corpo e ti porta all’azione spregiudicata: è il classico “colpo di testa”, nelle venature più disparate con cui l’espressione di un gesto imprudente si può colorare. Qualsiasi vocabolario ne riporta, insieme al senso figurato, anche il significato letterale, di sportiva memoria: “il modo con cui si colpisce la palla, il pallone”.
E se, proiettandosi in ambito calcistico, i due concetti si fondessero, addirittura sostituendo al pallone un altro “campo di scontro”? E’ quanto successo a Berlino, nel luglio 2006. A tal proposito, il colpo di testa più famoso dell’ultimo decennio non è quello di Materazzi che, contro la Francia nella finalissima mondiale, regalò il pareggio all’ Italia, ma quello che sempre lo sventurato difensore azzurro ricevette dal campionissimo transalpino Zidane, a pochi minuti dalla fine del match. Una capocciata in pieno petto che costò l’espulsione di Zizou. Il resto è storia.
Oggi, quel “colpo di testa”- in tutti i sensi- torna a far discutere e ci riconsegna il frammento di una vicenda “mondiale” e il ricordo di un comportamento antisportivo, consegnati alla storia in un monumento di bronzo.
Un colosso di quasi sei metri – realizzato a Carrara ma fuso a Napoli – campeggia nella piazza antistante il Centre Pompidou di Parigi, uno dei massimi centri d’arte mondiali; l’opera è stata eseguita dall’astro nascente dell’arte concettuale, l’algerino Adel Abdessemed, che ha bloccato nella materia l’istante esatto della “collisione”: Zidane, provocato dal difensore italiano, si gira e, di scatto, con forza, colpisce Materazzi. Il volto di quest’ultimo, ben in mostra, riproduce fedelmente l’attimo di dolore, enfatizzato da una profonda e drammatica espressività.
“Coup de tete” (foto), fulcro d’attenzione della mostra personale dell’artista che rimarrà in esposizione fino al 7 gennaio 2013, con nitore classicista, recupera l’idea delle grandi statue del mondo greco-romano, giganti di marmo o bronzo dalle finalità encomiastiche.
Le dimensioni, il materiale, l’evidenza realistica nella resa dell’azione, rievocano il pathos delle tragiche opere classiche; è inscenato l’epilogo dello scontro tra il furor del protagonista – l’eroe noir Zizou – e l’ impotenza dello sconfitto, immortalato, con virtuosismo tecnico, nel momento in cui lo sbilanciamento causato dall’ impatto lo farà tramortire al suolo.
Ma Adel Abdessemed rovescia il senso della scultura tradizionale. Non semplicemente una celebrazione di un momento triste per lo sport e per la Francia, né la volontà di stigmatizzarlo farisaicamente: come ha sottolineato il curatore Philippe Alain Michaud, “la statua si oppone alla tradizione che consiste nella realizzazione di monumenti che onorano le vittorie, mentre questo lavoro è un’ode alla disfatta. L’opera di Adel si situa spesso su un doppio registro, nonostante riprenda un evento popolare, conosciuto da tutti e immediatamente identificabile, si tratta anche di un’allusione al realismo e agli affreschi di Masaccio. Lo sguardo di Zidane verso il suolo ci rimanda a quello di Adamo, cacciato dal paradiso”.
Un’ode della sconfitta, calcistica, sportiva o umana che sia. Lo scontro Zidane-Materazzi, evento dal clamore mediatico ancora fulgido nella memoria, rievoca una lotta tra moderni gladiatori privata di ogni connotazione mitologica ed eroica. E ha già creato tanto scalpore quanto il colpo di testa in diretta mondiale di sei anni fa, mettendo “in scena il gesto più deplorevole dell’immensa carriera di Zidane; veicola un messaggio contrario all’etica sportiva e strumentalizza la forza simbolica di quel colpo di testa, nascondendo deliberatamente il talento e le emozioni positive trasmesse da Zidane ai francesi”, almeno secondo quanto si legge nella lettera che Michel Keff, presidente dell’Association Nationale des Presidents de Districts de Football (ANPDF), ha pubblicato affinché il gruppo scultoreo venga rimosso, esprimendosi in termini di censura bella e buona.
Ma si sa, l’arte è spesso fonte di provocazione e procura non poche noie con la sua potenza dialettica capace di comunicare con semplicità concetti dall’immediatezza disarmante. Dunque, non c’è da meravigliarsi se, con un accenno di tipico nazionalismo, qualche cugino d’Oltralpe sia poco incline a tollerare che si ricordi quel momento di collettiva tragedia sportiva nazionale con un gigantesco monumento bronzeo, per di più piazzato davanti ad un museo della capitale francese. Per noi italiani, invece, quella statua è un vanto che suscita decisa ammirazione; perché è prodotto tra Carrara e Napoli, ma anche perché rappresenta il ricordo di una notte di festa: il cielo azzurro sopra Berlino.
(Fonte foto: Rete Internet)
STORIE D’ARTE
http://www.ilmediano.it/apz/vs_cat.aspx?id=38

