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Il Triangolo della Morte, la visione di S.E.L. Area Nolana

I carnefici della nostra Terra sono i nostri futuri salvatori e questo solo perchè pendiamo dalle labbra di qualche programma televisivo. Ma cosa c’è dietro tanto redivivo interesse per la questione delle discariche e dei rifiuti nell’Ager nolanus?

 Ci sarà mica sotto qualcosa? Cerchiamo di capirlo chiedendo lumi a chi da anni combatte le ecomafie in uno dei contesti più inquinati del paese, quello che nel 2004, l’oncologo Alfredo Mazza definì il triangolo della morte, per l’alta incidenza tumorale, ascrivibile all’inquinamento di quelle zone. Abbiamo trascorso un tardo pomeriggio con il segretario della sezione di Sinistra Ecologia e Libertà dell’area nolana, Nicola Di Mauro, che ci ha esposto il suo quadro della situazione.

Allo stato attuale il tema dei rifiuti è sotto i riflettori dell’attenzione mediatica, il Nolano, la cosiddetta Terra dei Fuochi, il Triangolo della Morte e così via, sono tutte terre martoriate dallo sversamento abusivo di rifiuti ad opera della criminalità organizzata; ma adesso, a suo avviso e visto che la camorra in genere si muove là dove il clamore non c’è, a chi conviene tutto questo clamore, su una cosa che bene o male tutti già conoscevamo?

«In passato, il traffico dei rifiuti tossici, rifiuti speciali, come tutti sappiamo è stato gestito dalla camorra e con la compiacenza di una certa parte politica. Oggi invece abbiamo come presidente della commissione di controllo sui rifiuti, una persona di queste parti, l’onorevole Paolo Russo e che è stato anche presidente della commissione agricoltura della camera dei deputati. Ora non diciamo che la sua parte politica abbia dirette responsabilità ma sicuramente ne hanno di politiche, perché là dove potevano incidere per risolvere la situazione non l’hanno fatto o per lo meno non si sono visti i risultati. Quindi, ripeto, questo non vuol dire che c’è una connivenza ma c’è un tipo di responsabilità forte, rispetto a un territorio come quello campano che ha visto gli sversamenti di rifiuti tossici rovinare la salute e l’ambiente».

Certo però, una cosa che fa pensare è l’aumento repentino di tante trasmissioni televisive che improvvisamente si occupano di un argomento per niente nuovo e per niente mutato dall’ultimo periodo di crisi, cosa ne pensa di questo fenomeno?
«Il fatto stesso che ci siano state in passato delle responsabilità della camorra, in questo tipo di materia, noi, ora vi vediamo l’ombra lunga di questa, anche per quel che riguarda le bonifiche, c’è una forte attenzione sulla Terra dei fuochi e sugli sversamenti illegali e questa è una cosa positiva ma noi dobbiamo tenere molto alta l’attenzione sulla questione delle bonifiche, perché sono stati stanziati per queste molti soldi dell’unione europea e non dobbiamo quindi permettere a chi ha già distrutto questa terra con gli sversamenti che si riproponga ora come colui che vuole bonificare questa terra.

Ad esempio, se le imprese campane che fanno riferimento alla camorra sono leader per quanto riguarda il movimento terra, saranno inevitabilmente coinvolte, perché serviranno per fare la bonifica. Noi temiamo che quei soldi vengano messi sul territorio per fare delle bonifiche che poi come abbiamo visto, spesso non venivano neanche portate a termine. Abbiamo questo forte timore perché al governo di questa regione c’è una parte politica che, come prima dicevo, non ha responsabilità dirette ma sicuramente non ha fatto niente per fermare uno scempio sotto gli occhi di tutti».

Volendo portare avanti questo sospetto come si fa poi a non essere tacciati di allarmismo, se non peggio …
«Noi, nell’area nolana, abbiamo innanzitutto una storia! Noi di SEL e le altre associazioni ambientaliste. Noi, in questi luoghi, siamo stati sempre vigili, come ad esempio abbiamo partecipato all’unità di crisi quando si voleva aprire Paenzano 2 a Tufino, abbiamo fatto diverse denunce per sversamenti di rifiuti, questa è la nostra storia e le persone ci conoscono».

Ma c’è anche un’altra parte politica che c’ha la sua storia, ma una storia nera …
«Certo! Ognuno ha la sua storia, fortunatamente! Ma non c’è solo questo, noi non possiamo giustificare la nostra posizione politica solo con la nostra storia ma con una posizione che non è contro le bonifiche, ma per le bonifiche fatte in un certo modo e fatte e affidate a persone e organi precisi. I soldi che arrivano sul territorio sono necessari perché si possa convertire quei terreni in maniera più ecologica».

Ma avete presente che cosa significa bonifica? Spesso si tratta semplicemente di spostare i rifiuti da una parte ad un’altra!
«Ed è proprio questo il punto, perché noi vorremmo una conversione ecologica dei territori inquinati. E che preveda un periodo “no-food” che arrivi fino ai dieci anni! Perché sappiamo che le terre inquinate non possono essere utilizzate subito per le coltivazioni a scopo alimentare. Per la riconversione ci vogliono tempi lunghi e per questo ci vogliono soldi e persone giuste».

Sì ma come vi porrete davanti ai contadini e a chi vive di questo?
«Bisogna fare una distinzione, esistono terreni che sono gestiti da contadini e dalle cooperative e questi sono quelli che hanno subito un certo tipo di conseguenze per l’inquinamento e poi ci sono altri territori che invece sono stati oggetto diretto di sversamenti e quindi oggetto delle bonifiche, sono territori dove non si coltiva niente, sono due cose diverse».

Sì ma spesso sono aree contigue …
«Questo è un lavoro che dovrà essere fatto in collaborazione con loro. I contadini che hanno subito conseguenze devastanti dall’inquinamento e che non sono diretti responsabili, perché non hanno permesso di sversare nei loro terreni e che saranno coinvolti nel progetto di bonifica».

Ci può fare un esempio per capire meglio?
«Una riconversione ecologica dove noi possiamo immaginare quei territori campani, quelli che dopo un certo periodo di bonifica, possano essere riconvertiti al biologico, per fare un esempio, o evitare una monocoltura estensiva come si fa nelle nostre zone con i noccioleti per alimentare un mercato in espansione come quello del biologico, tutto questo differenziando e tutelando le tipicità regionali».

Quali sono le criticità del Nolano?
«Le criticità sono tante e hanno una lunga storia alle spalle, ad esempio, proprio su Tufino, sulle discariche Paenzano 1 e Paenzano 2, ci sono delle inchieste della procura che hanno accertato che in queste discariche legali sono stati sversati rifiuti speciali, rifiuti ospedalieri e dove camion che venivano dal Nord sversavano qui i loro rifiuti. E quello è un luogo critico del territorio, dove c’è pure lo STIR, dove vengono conferiti rifiuti che spesso non sono adatti alla tritovagliatura e poi ci sono molte cave e questo è stato e può ancora essere un problema e cioè quello che divengano discariche abusive.

Una caratteristica del territorio e quella delle cave a campana, dove abbiamo una specie di pozzo che poi si allarga sul fondo, e sempre a Tufino, ne abbiamo un esempio che si chiama l’uocchio ‘e monte. Poi c’è Boscofangone, luogo di interramento dei rifiuti speciali della camorra; il pentito Carmine Alfieri ammise che lo stesso Vulcano Buone fu costruito su quei rifiuti pericolosi. Ma continua ad essere zona di scarico di rifiuti per chiunque decidesse di farlo. Noi abbiamo chiesto anche all’ARPAC di fare dei rilevamenti col georadar ma questa lamenta spesso la carenza degli strumenti adatti a fare tali rilievi o analisi più approfondite.

Noi spingeremo a far sì che quest’agenzia funzioni e in particolar modo lo faccia l’unità territoriale di Tufino, perché ogni qual volta ne richiediamo l’intervento questa, per esplicita ammissione del suo responsabile, l’ingegnere Lo Mazzo, lamenta carenza di uomini e mezzi. Quando fu inaugurata, l’unità territoriale, si vide la solita passerella dei politici, tra cui sempre Paolo Russo e ora invece non possono lavorare».

Quali saranno le vostre attività future in tema ambientale?
«Noi, oltre a stigmatizzare alcuni comportamenti lassisti dei sindaci locali, abbiamo anche delle proposte, qualche anno fa avemmo una riunione con i sindaci del territorio, dove cercammo di porre un approccio ambientale diverso da come era stato portato avanti fino ad allora, dove si partiva dalla gestione dei rifiuti e dove immaginavamo un abbattimento degli imballaggi, il riciclo, il riuso, le isole ecologiche, viste come luogo della rigenerazione del rifiuto e non come semplice luogo di stoccaggio».

Forse concetti troppo elevati per un certo tipo di politica …
«È una questione di scelte politiche, perché se tu accetti la logica dell’inceneritore tu devi alimentare l’inceneritore in qualche modo, per far sì che questo renda dal punto di vista economico. Se invece proponi alternative all’incenerimento è ovvio che si fa una scelta politica radicalmente opposta, ovvero quella ad esempio del riciclaggio e della differenziata. Ovviamente, noi pensiamo che tutte le aziende che dovrebbero occuparsi dei rifiuti, comprese quelle per fare il compost, dovrebbero essere ditte locali e non venire da fuori come spesso accade oggi. Anche i comuni dovrebbero prendere parte attiva a questo processo, quello che potrebbe essere finalmente un ciclo virtuoso dei rifiuti».

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