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IN CHE MODO E CHI DEVE FORMARE I NOSTRI GIOVANI

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La società attuale rivolge ai giovani richieste sempre più elevate. Ad essere chiamata in causa è la scuola, innanzitutto. Di Annamaria Franzoni

La sfida per il cambiamento del sistema dell’istruzione si colloca in uno scenario di profondo mutamento indotto dalla trasformazione di una civiltà post-industriale, caratterizzata da una velocità di trasformazione talmente rapida da ispirare a Bauman la metafora  di “società liquida” all’interno della quale gli individui sono ridotti a molecole fluttuanti, incapaci di sostenere rapporti profondi e appaganti.

Nel contempo le richieste di tale  società, fluida, globalizzata e informatizzata, rivolte ai giovani divengono sempre più elevate e la scuola, insieme alle altre agenzie formative, è  chiamata in causa per raggiungere l’obiettivo di fornire quelle skills indispensabili e cruciali per affrontare in modo maturo e competitivo le sfide imposte dalla società e dall’ambiente economico di oggi e di domani.
In conseguenza di ciò la scuola ha dovuto sforzarsi di costituire sempre più e sempre meglio, in  linea con la richieste strategiche di Lisbona 2020, una formazione di qualità, e un’adeguata opportunità d’inclusione nella “società della conoscenza”: di qui la necessità di significative  revisioni ordinamentali foriere di risposte concrete rispondenti alle nuove esigenze e  ai bisogni formativi a livello locale, nazionale, europeo e mondiale.

Nel corso dell’ultimo decennio in particolare le riforme scolastiche ispirate alla legislazione di modifica del titolo V della Costituzione e dalla rivisitata conduzione e gestione della res pubblica evidenziata in particolare dalla L. 59/97, legge Bassanini, hanno prodotto cambiamenti epocali generando un’autonomia che con il trascorrere degli anni si sta rivelando sempre più rispondente in maniera responsabile, ad  un “vision” formativa condivisa, nell’ambito di un “mission” sostanzialmente rivolta alla realizzazione dei bisogni del territorio in modo chiaro, visibile, trasparente.

L’attuazione di tale progettualità realizzata da un gestione autonoma, capace di attivare una partecipazione ampia e condivisa della comunità interna ed esterna alla scuola, richiede un’attenta pianificazione delle risorse e stimola nuove forme di collegialità agendo sugli atteggiamenti delle persone, sulla loro motivazione, sulle attese e quindi sui suoi concreti comportamenti.

A tale scopo una politica gestionale fondata sul coinvolgimento e contributo dei singoli, sarà in grado di valorizzare le risorse professionali presenti nella scuola, implementandone le competenze e producendo un miglioramento continuo dell’organizzazione caratterizzato da un clima relazionale positivo all’interno del quale la crescita e la formazione dei nostri giovani adolescenti  possa svilupparsi a pieno.

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