Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Vincenzo Caputo è un personaggio singolare che, negli anni, si è ritagliato uno spazio significativo nella comunità di Somma Vesuviana. Con le sue rubriche sui social media, “Personaggi, luoghi ed oggetti della Somma Vesuviana che fu…” e “Pensare laicamente”, cerca di catturare l’attenzione di molti lettori, proponendo riflessioni mai banali.
Il suo lavoro ha il merito di riportare alla luce storie, volti ed ambienti della memoria collettiva cittadina. Attraverso iniziative semplici ma efficaci — come la pubblicazione di vecchie fotografie — ha costruito un ponte tra passato e presente, offrendo alla comunità occasioni di riconoscimento e di confronto.
Accanto a queste iniziative di carattere popolare, Caputo è solito scrivere anche lunghi e difficilissimi articoli, rivolti a pochi lettori selezionati. La prosa è ricercata. I contenuti spesso complessi. Caputo non sembra preoccuparsi troppo di essere accessibile a tutti e sicuramente non condivide la massima che recita: “Non conta quanto un giornalista scrive, ma quante persone riesce a raggiungere”. In pratica, il blogger sommese sembra voler dialogare solo con l’intelligenza artificiale.
Va avanti come un treno. Il risultato è una produzione che non sempre concede immediatezza, ma che mantiene una sua coerenza. Caputo scrive senza preoccuparsi di semplificare. È sempre presente nel dibattito, difficilmente superficiale e raramente incline a concessioni stilistiche.
Dà forse il meglio di sé quando affronta la teologia, disciplina che ha insegnato per anni. In questi scritti il livello si alza ulteriormente. Le sue riflessioni sull’ateismo e sulla razionalità sono nette, strutturate e spesso provocatorie, difficili da liquidare con facilità. In pratica, Vincenzo Caputo è il terrore dei Testimoni di Geova, dei cattolici osservanti e dei prelati.
Emblematiche sono le sue discussioni con Giovanni Perna, figura profondamente religiosa e dotta. Quando si incontrano, Caputo, già da lontano, con il suo incedere ciondolante e una smorfia a mezza bocca, lo apostrofa: “Rassegnati, dopo la morte non c’è più niente. Solo il vuoto cosmico”.
Perna risponde per le rime e nascono lunghe discussioni. I loro incontri sono un piccolo rito: provocazione, replica, citazioni, ironia. Si passa dal Vaticano ai testi sacri, dalle interpretazioni teologiche all’Apocalisse, in un confronto acceso ma mai ostile. Alla fine restano sempre un sorriso e una stretta di mano, segni di un rispetto che resiste alle differenze.
Paradossalmente, assistendo a questi scontri tra visioni opposte, ciascuno può ritrovare e rafforzare le proprie convinzioni. Anche la fede, a volte, si accende e si rianima nel confronto.



