Una via nascosta che sfocia con le sue diramazioni nella fertile e minacciata campagna
vesuviana. Una cronaca sentimentale di un’altra estate di roghi e monnezza.
Contrada Patacca è uno di quei luoghi fantasma che costellano il Vesuviano. Lo definiamo così
perchè sembra che esista solo come luogo di scarico e di roghi illegali. La Contrada è condivisa
tra San Giorgio ed Ercolano e come ogni luogo di confine ne paga i danni, così come i comuni,
probabilmente, si rimanderanno le responsabilità.
Ad ogni modo ci interessiamo di questo luogo non solo per la questione ambientale, di per sè
grave ma anche per far sì che le autorità si adoperino per riqualificarlo. In primo luogo perchè c’è
gente che ci vive e lavora e, sperando che non siano loro stessi gli artefici della loro e dell’altrui
disgrazia, meriterebbero maggiore attenzione e rispetto. In secondo luogo, come ogni via rurale
del Vesuviano, Contrada Patacca possiede ancora quel fascino ancestrale della nostra fertile e bella
campagna. Varrebbe la pena quindi non dimenticarsene, poichè non si può e non si deve vivere di
solo Centro.
Dall’asse principale della via, che sale dalla piazzetta del Pittore a San Giorgio fino alle prossimità
della chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, in quel di Ercolano, si diramano altre viuzze
che si perdono tra i campi più o meno coltivati che ne caratterizzano lo scenario. Quella che più ci
ha colpito è però via San Michele, una via chiusa, senza sbocco e forse proprio per questo ritrovo
di coppiette e di chi vuol scaricare; ma non finisce qui, infatti, nottetempo, c’è anche chi appicca il
fuoco e purtroppo non solo alla pummarolara caratteristica di questi tempi ma anche ai molti, troppi
rifiuti ivi presenti.
In una delle nostre passeggiate c’è capitato pure d’incappare, tra i copertoni e l’immancabile eternit,
in quello che ci è inequivocabilmente sembrato uno strumento per appiccare il fuoco, quel fuoco
che ci ha accompagnato durante le lunghe sere d’agosto, con gli acri effluvi che caratterizzano la
combustione della plastica e che si sono insinuati finanche nelle nostre stanze da letto.
Salendo verso Ercolano, il contesto cambia e diviene più urbanizzato, fino a sfociare sulla trafficata
via Togliatti che viene da San Giorgio e che lì si trasforma appunto in via Patacca raggiungendo, a
breve distanza, la piazza cosiddetta del Miranapoli. Il tratto ercolanese condivide con San Giorgio
il grosso problema dell’acqua che scende copiosa con la pioggia e che talvolta inonda una via
dalle caditoie occluse e che tra l’altro ricalca in buona parte il tracciato di uno dei tanti lagni che
scendono dal Vesuvio.
Ogni angolo morto, ogni spazio oscuro è buono per gettarvi immondizia o scaricarvi i resti di un
frettoloso lavoro di edilizia domestica; ogni campo merita la sua ricompensa di buste e bottiglie
di plastica. Eppure, alzando lo sguardo, verso gli alberi e il cielo, si può immaginare la bellezza
di quel luogo, quando questo, come tutto il nostro mondo, non era assoggettato alla sterile logica
consumista.

