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“I TENTATIVI NORMATIVI DELLA SCUOLA ITALIANA DEI PRIMI LUSTRI DEL TERZO MILLENNIO”

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La nostra Scuola, attraverso interventi di riforme, si è sempre mossa nella prospettiva di integrazione con i diversi sistemi di istruzione europei. Di Annamaria Franzoni

Già dal finire del secolo scorso è stata imperante l’esigenza di adeguare il curricolo scolastico ed integrarlo al sistema del lavoro e della vita sociale secondo una prospettiva d’integrazione tra i diversi sistemi di istruzione europei. Tutto ciò ha richiesto un sistema di certificazione delle competenze valido a livello nazionale, la trasparenza delle certificazioni, il riconoscimento dei crediti che hanno aperto o stanno aprendo la strada a grandi cambiamenti. Tuttavia numerose sono le problematiche irrisolte.

La nostra nazione nonostante la preoccupante crisi economica, si è sforzata di imprimere un forte slancio al raggiungimento di tali obiettivi proprio attraverso la scuola e sviluppando partenariati tra mondo del lavoro e il settore istruzione/formazione.
A sostegno di ciò un’ampia e dettagliata normativa scolastica ha regolamentato e riformato la scuola e i percorsi di formazione e di istruzione tenendo conto della storia scolastica del nostro paese armonizzando e attualizzando quanto era stato svolto nel corso degli ultimi decenni.

Il sistema formativo italiano nel corso dell’ultimo ventennio è stato oggetto di un ampio processo di mutamento all’interno del quale hanno svolto un ruolo di notevole impulso il principio di sussidiarietà che ha determinato il decentramento amministrativo e ha portato all’autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche e la pressante richiesta dell’Europa di migliorare il livello formativo generale mediante l’innalzamento dei tassi di partecipazione alle attività di formazione nella prospettiva della life-long-learning.

Nel corso dell’ultimo decennio in particolare le riforme scolastiche ispirate alla legislazione di modifica del titolo V della Costituzione e dalla rivisitata conduzione e gestione della res pubblica evidenziata in particolare dalla L. 59/97, legge Bassanini, hanno prodotto cambiamenti epocali generando un’autonomia che, con il trascorrere degli anni, si sta rivelando sempre più funzionale al ruolo di “tessuto giuridico”dove innestare riforme innovazioni organizzativo – didattiche.
I punti di forza e di originalità che caratterizzarono la Riforma Moratti del 2003 ripercorrono in modo puntuale le peculiarità che già il D.P.R. 275/99 aveva evidenziato in materia di istruzione e formazione, nonché in riferimento alla politica gestionale dell’istituzione scolastica basata sul coinvolgimento e contributo degli stakeholders per lo sviluppo di una “cultura del cantiere-scuola”.

Pertanto, la Riforma dei cicli scolastici, introdotta dalla L. delega n. 53/2003, resa applicativa dal D. Leg. n° 59/2004, trova in quegli anni ragioni ed urgenza di applicazione nelle valutazioni sul sistema scolastico italiano, tenendo conto delle indicazioni della Comunità Europea sia per i parametri di qualità della formazione e sia per il riconoscimento dei crediti formativi ai giovani.
Gli aspetti di più immediata visibilità della Riforma, ovvero l’anticipo della frequenza scolastica, l’apprendimento generalizzato della lingua inglese e dell’informatica, rientrano nel quadro di una dimensione antropologica che vede l’allievo protagonista di processi d’integrazione a livello mondiale.

L’idea centrale di tale riforma può essere individuata nella reinterpretazione positiva di un obbligo scolastico che includa il principio del diritto/dovere alla formazione e che garantisca il raggiungimento di esiti/risultati non più basati soltanto sul concetto di eguaglianza, bensì su quello di equivalenza formativa: c’è quindi un richiamo a rendere praticabile l’individualizzazione/personalizzazione della formazione più volte teorizzata e auspicata fin dagli anni ’70.

Da qui l’ampliamento dell’offerta formativa, l’ammodernamento dei curricula, la prospettiva dell’integrazione tra i diversi sistemi di istruzione, formazione, lavoro e vita sociale, la definizione di un sistema di certificazione delle competenze valido a livello nazionale, la trasparenza di tutte le certificazioni, il riconoscimento dei crediti che hanno aperto o stanno aprendo la strada a grandi cambiamenti: tuttavia numerose sono le problematiche irrisolte che possono trovare, memori degli errori e forti dei successi gli strumenti per animare il dibattito e coinvolgere scuole, enti di formazione, mondo del lavoro, stakeholders e condividere scelte e decisioni miranti al raggiungimento dei sette traguardi-faro che l’Agenda Europa 2020 ha tracciato e che il pianeta scuola faticosamente si sta impegnando a percorrere.

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