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Fiat, spiragli di sviluppo a Pomigliano

Il segretario della Fim di Napoli parla della possibilità di produzioni aggiuntive a Pomigliano nel campo della componentistica. Ma Mercogliano ( Fismic ) frena: “Il mercato è ancora stagnante. Necessario attendere “.

Secondo fonti sindacali la visita dei tecnici Chrysler nella grande fabbrica automobilistica di Pomigliano starebbe facendo prospettare scenari positivi. Per esempio c’è chi, come Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli, collega la presenza in questi giorni, a Pomigliano, dello staff della casa americana alla possibilità di realizzare nello stabilimento della Panda componenti per le auto prodotte dal marchio d’oltreocenao. “Grazie a Chrysler stiamo riuscendo a piazzare il prodotto italiano nella rete commerciale mondiale – conferma Terracciano – per cui l’evoluzione di questo processo porterà inevitabilmente allo sviluppo della componentistica”. Il segretario della Fim partenopea si sbilancia e parla di un “distretto della componentistica”. “Ma per attrarre i nuovi investimenti – sottolinea Terracciano – sarà necessario disporre di territori in grado di farlo”.

E’ un invito alla pax sindacale e un richiamo al conflitto che sta opponendo da una parte la Fiat e, dall’altra, la Fiom. Comunque qui la sete di occupazione e di rilancio dell’industria crea la ridda di ipotesi e interrogativi. Puntati sulla possibilità di introdurre altre produzioni nell’impianto che, sia pure dotato di una tecnologia avanzata, resta monoprodotto e con una mission non proprio di quelle particolarmente impegnative dal punto di vista soprattutto della consistenza quantitativa del prodotto. Una vettura di eccellenza nel suo segmento, la Panda, che in questa fase è l’unica a fornire indicazioni davvero positive nel magro panorama italiano della produzione automobilistica, con dati di vendita davvero confortanti.

Ma la realizzazione di questo solo modello appare ancora poca cosa in un’area, quella campana, che conta oltre 5000 addetti nel solo perimetro della grande fabbrica. Ai quali bisogna aggiungere altri 1200 lavoratori dell’indotto napoletano di primo livello Fga-Marelli ed Fga-Wcl ( componenti e logistica ) insieme ai 1500 dipendenti di Fiat-Fma Avellino ( produzione motori ). Uno dei più importanti comparti del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Zeppo di cassintegrati, però. Sono migliaia, soffocati nella morsa della crisi. Una situazione che richiede interventi urgenti. Quando i tecnici della Mazda hanno fatto visita alla grande fabbrica partenopea, l’estate scorsa, sembrava che la Fiat fosse a un passo dall’accordo per la produzione aggiuntiva di una vettura da realizzare per conto della casa nipponica. Poi però non se n’è fatto più niente.

“Il problema – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – è che crisi di mercato di questa portata restano uno scoglio estremamente difficile da superare, indipendentemente dalle condizioni sociopolitiche, più o meno favorevoli, in cui può versare un’area. Il nostro compito come sindacato è di gestire momenti del genere al meglio, tenendo presente che la Fiat sta lanciando dappertutto, anche qui, vedi la Fma, segnali chiari nella direzione dei nuovi investimenti. Dovremo attendere ancora, però. Ma sono anche convinto che Marchionne darà l’impulso che aspettiamo tutti, al momento giusto”.

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