Ieri visita di monsignor Depalma allo stabilimento di Pomigliano dopo le polemiche per la solidarietà ai manifestanti Cobas e Fiom. Il prelato: “La Fiat ha aperto le porte alla Fiom e ora la Fiom faccia un passo indietro”.
Pace fatta, ieri, tra il direttore della Fiat di Pomigliano, Giuseppe Figliuolo, e il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, che due mesi fa, con una lettera firmata dal dirigente della fabbrica della Panda, era stato accusato di stare dalla parte dei violenti, cioè degli operai Cobas che il 15 giugno scorso si scontrarono con i carabinieri davanti allo stabilimento automobilistico partenopeo nel tentativo, fallito, di bloccare il sabato di recupero produttivo.
Poco dopo gli scontri il vescovo si recò sul posto per accertarsi della situazione. Un gesto che la dirigenza Fiat, evidentemente, non digerì. A ogni modo è stato all’insegna della comunione d’intenti l’incontro di ieri, avvenuto nella grande fabbrica, tra il massimo esponente della Chiesa nolana e Giuseppe Figliuolo, che peraltro tra due giorni lascerà il timone dell’impianto di Pomigliano a Carlo Matarazzo, attuale responsabile della Sevel di Val di Sangro. Il vescovo Depalma, a mezzogiorno, su invito formale inoltrato dalla Fiat alla fine di luglio, si è prima incontrato con il direttore negli uffici dello stabilimento e poi con le rsa dei sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, accordo che la Fiom non ha mai firmato. Depalma, ha anche visitato la nuova linea di montaggio della Panda.
“Ho accettato l’invito perché il mondo degli operai è un mondo che mi è caro, – ha detto il vescovo alla fine del suo pomeriggio nella Fiat – come pastore – ha puntualizzato il prelato – gli operai mi appartengono tutti, di qualsiasi idea essi siano”. Per quanto riguarda l’incidente “diplomatico” provocato dalla lettera di luglio il vescovo ha riferito che lui e il direttore Figliuolo si sono “spiegati col dialogo e che le parole a volte possono essere pesanti a causa della tensione”. “Ho chiesto alla Fiat – ha poi specificato Depalma – che venga tenuto nel giusto conto la condizione dei 1350 cassintegrati di Pomigliano e i dirigenti mi hanno risposto che non ci sono preclusioni e che faranno tutto il possibile per risolvere questa situazione: la cassa integrazione non è la soluzione. La soluzione è nella dignità del lavoro”.
Quindi, l’appello alla Fiom: “Ho apprezzato il gesto della Fiat, che ha aperto le porte alla Fiom. A questo punto – l’invito di Depalma, è che anche la Fiom faccia un passo. Non è più tempo di alzare muraglie ma di creare ponti: lo dico a tutti, azienda e sindacati, che devono lavorare nel dialogo perché la fabbrica dev’essere una grande famiglia esemplare”. Il vescovo non ha voluto però specificare se il suo sia stato un appello affinché la Fiom firmi l’accordo Panda. “Non voglio sollevare inutili polemiche – ha risposto l’esponente della Chiesa – preferisco riferire ciò che ho visto in quella fabbrica: tanti giovani, uomini e donne: il nostro futuro”. Depalma ha parlato a lungo con le rsa dello stabilimento.
“Sono un gruppo di rappresentanti aziendali molto responsabili e maturi – le parole del vescovo – il referendum del 2010 sull’accordo Panda è stato vissuto con molta sofferenza ma con altrettanto coraggio e responsabilità, sapendo che si trattava del futuro della fabbrica in questo territorio, che bisognava salvare Pomigliano”.

