Sì, la periferia merita attenzione. Ma oggi la periferia di Ottaviano sta a monte di piazza Municipio. E poi, convocare il consiglio in una sala parrocchiale: Suvvia, Prof. Simonetti: le istituzioni repubblicane non sono laiche?
Fu lunga la guerra che i tre “quartieri” di Ottajano, e cioé San Giuseppe, Terzigno, San Gennarello, condussero contro Il Centro Abitato per conquistare l’autonomia. Fu una guerra lunga e rumorosa, di tanto in tanto pittoresca. Si disse perfino che Luigi de’ Medici aveva scagliato un anatema perpetuo contro l’autonomia di San Giuseppe. E il caso volle che San Giuseppe conquistasse l’autonomia nel 1893, proprio nell’anno in cui si spense la linea maschile della potente famiglia.
Fu una guerra strana. Chi ha letto le carte non può non sospettare che tra gli autonomisti più chiassosi ci sia stato sempre qualche doppiogiochista, che in piazza e in Consiglio sbraitava come un ossesso contro la tirannia del Centro Abitato, ma in realtà l’ autonomia era il primo a non volerla. Tra l’ ottobre del 1861 e il marzo del 1862 i consiglieri sangiuseppesi, guidati da Luigi Leone, riescono a far sì che il consiglio comunale di Ottajano approvi la proposta di trasferire l’archivio e la sede legale del Comune in un locale che il Comune possiede nella piazza di San Giuseppe. E’ il trionfo: ma i vincitori sono incazzati. In aula hanno creato problemi non i consiglieri del Centro Abitato, che erano assenti, ma don Giuseppe Bifulco, potentissimo capo del “ partito “ di Terzigno, e perfino Aniello Ammirati, che è di San Giuseppe.
L’ Ammirati, segretario del Tribunale di Napoli, tra poco salirà al grado di Vice Presidente e dalla casa napoletana di via dell’ Anticaglia n.24 continuerà ad amministrare i suoi beni disseminati per tutto il territorio di Ottajano e a interessarsi delle vicende della politica locale. Non contenti della prima vittoria, i consiglieri sangiuseppesi chiedono al Prefetto che nell’o.d.g. della seduta del Consiglio Provinciale che si terrà il 26 giugno 1862 sia inserita la proposta di concedere l’autonomia ai “villaggi annessi“ a Ottajano. La procedura è sbagliata: la proposta va comunicata al Consiglio Comunale e trasmessa in prefettura attraverso il verbale della seduta. Il Consiglio viene convocato per il 21 giugno.
Ma il 21 giugno, nell’ aula consiliare di Ottajano sono presenti solo tre consiglieri della frazione San Giuseppe. Gli altri sono rimasti a casa. La proposta muore lì. Era facile prevederlo. Le famiglie dei “galantuomini“ del Centro Abitato e delle frazioni sono strette l’una all’altra da una complessa rete di vincoli di parentela – e gli affetti , si sa, sono vincoli molto saldi -, e di rapporti, diciamo così, commerciali, che, si sa, sono vincoli ancora più saldi. I capi delle consorterie si sono riuniti e hanno spiegato ai giovani chiassosi che non è il momento adatto per dividere, separare e fare casino. C’è già troppa confusione, in giro: il brigante Pilone, i camorristi di vario taglio, i piemontesi, la crisi economica, la riorganizzazione del sistema di potere.
E poi i Medici: che pareva fossero stati travolti dal crollo della dinastia dei Borbone, e invece non solo si sono salvati, ma hanno già ripreso le redini del governo del territorio, stanno di nuovo “ a cascetta “. E poi, se San Giuseppe diventa Comune autonomo, chi farà il sindaco? un Cola? o un Leone? Poco dopo il Ministero dell’ Interno fa sapere che è illegittima anche la delibera del Consiglio che trasferisce nella frazione l’archivio e la sede legale del Comune. Tutto torna al punto di partenza. Presso l’ Archivio dello Stato, in una cartella intestata alla Prefettura di Napoli, c’è un documento che dimostra, al di là di ogni dubbio, che dall’ufficio del Prefetto venne trasmesso al Ministro un invito, rispettoso e pressante, a conservare intatto l’impianto istituzionale di Ottajano, a non cambiarne nemmeno una virgola.
Credo che a San Gennarello la battaglia per l’autonomia non sia più inserita nell’agenda politica. Negli ultimi trenta anni la frazione ha dato sindaci e vicesindaci, assessori potenti e potenti consiglieri: con tutti gli annessi e i connessi. San Gennarello ha vinto le ultime elezioni, e pare che anche candidati di Ottaviano centro abbiano goduto – faccio fatica a crederlo – del sostegno di sponsor sangennarellesi: è la prova di una integrazione reale. Qualche segnale significativo di questo fenomeno si era già manifestato attraverso i risultati delle elezioni da cui nacque la seconda Amministrazione Iervolino. Ma non è una integrazione equilibrata, poiché alla base c’è la crisi economica e sociale di Ottaviano centro: una crisi che appare sistematica, come se l’avesse progettata e realizzata una masnada di démoni maligni.
Il giorno 5 settembre il Consiglio Comunale di Ottaviano si riunirà in San Gennarello. I faziosi sussurrano che la cosa è un omaggio a chi ha vinto le elezioni. I puri di cuore dicono che la cosa serve per dimostrare l’attenzione che la politica dedica alle periferie, e che la seduta successiva si terrà alla Zabatta. Non seguo il filo del ragionamento. Oggi, la periferia di Ottaviano è a monte di piazza Municipio, comprende il Carmine, San Giovanni, San Michele, il centro (?) storico.
Non è un paradosso. In questi quartieri ci sono tutti i segni caratteristici di una periferia: non ci sono negozi, non ci sono bar, non ci sono circoli, c’è buio, c’è vuoto, c’è silenzio. Una seduta del Consiglio Comunale si dovrebbe tenere nella scuderia del Palazzo Medici: certo, bisognerà procurarsi le chiavi del cancello. Ma credo che non sia cosa difficile. Il Consiglio Comunale svolgerà i lavori nella sala parrocchiale della frazione. E’ un omaggio al ruolo che la parrocchia ha svolto nella storia sociale e anche politica di San Gennarello?
E’ un tentativo di conquistare la protezione di San Gennaro Vescovo, Martire, e artefice di miracoli e di prodigi? Presidente Simonetti, lei ci insegna che le istituzioni repubblicane sono laiche, e poi convoca il Consiglio in una sala parrocchiale. .. E se a un consigliere gli scappa, non dico una bugia, perché sarebbe una calunnia, ma dico una parolaccia…? E’ già prevista l’indulgenza plenaria? A San Gennarello, prof. Simonetti, ci sono spaziosi edifici scolastici…
(Foto: Ottaviano anni ’60)

