Nuove scoperte sui fondali italiani: ad Imperia e Filicudi antiche navi romane sono apparse sui fondali marini. Ecco i tesori che solo il Mediterraneo può nascondere.
Che l’Italia sia un Paese ricco di bellezze è lapalissiano, ma che il nostro mare, o per dirla alla latina il “mare nostrum”, sia altrettanto ricco di storia è meno evidente. Questo perché l’inaccessibilità dei preziosi reperti marini, sparsi lungo tutto il territorio nazionale, contribuisce a far dimenticare al pubblico, spesso e velocemente, i numerosi relitti che, ogni anno, a decine, vengono ripetutamente scovati sui fondali italiani. Tesori ben nascosti che le autorità nostrane faticano decisamente a ritrovare.
Ad aiutarle ci pensano, tuttavia, fortunati pescatori, dilettanti sub e tombaroli senza scrupoli, il cui lavoro facilita costantemente l’arduo compito dei reparti specializzati delle forze dell’ordine italiane. Anche quest’anno, così, l’estate e la voglia di mare hanno contribuito, come sempre, alla scoperta di nuovi relitti e pregiati reperti. A largo di Alassio, vicino Imperia, ad esempio, lo scorso 9 agosto, è stato ritrovato il relitto di una antica nave romana del II secolo d. C.
La scoperta, avvenuta in seguito alle indagini svolte dai carabinieri di Alassio su un traffico illecito di anfore in Liguria e nel Nord Italia, è sorprendente. Sono circa 50 la anfore ritrovate dal reparto subacqueo dei carabinieri di Genova, intervenuto a supporto dei colleghi di Alassio, i quali, trovate nelle case dei tombaroli alcune carte nautiche, hanno indirizzato il reparto specializzato genovese all’individuazione dei reperti.
La nave, che si trova a 50 metri di profondità, a largo di Porto Mauruzio, trasportava molto probabilmente vino ed olio ed è, secondo la Sovrintendenza dei Beni Archeologici ligure, “uno dei più importanti ritrovamenti mai avvenuti nella regione”. L’antico cargo, infatti, è una preziosa testimonianza del traffico commerciale nel Mediterraneo durante l’epoca imperiale. In attesa della conclusione delle indagini, l’area marina è stata intanto sottoposta a tutela e interdetta all’ancoraggio, all’immersione e alla pesca dalla Capitaneria del porto.
Un altro relitto, anche questo una nave romana, è stato scoperto poi, lo scorso 17 agosto, a largo di Filicudi. A rintracciarlo è stato l’archeologo subacqueo Philippe Tisseyre, della Sovrintendenza del Mare della Regione Sicilia. L’imbarcazione è stata ritrovata a circa 50 metri di profondità nella Secca di Capo Graziano, un’area già famosa per i molti relitti e le molte anfore che vi si conservano. Un vero e proprio “museo archeologico sottomarino”, come è stato ribattezzato a Filicudi, che si arricchisce ora di un nuovo magnifico reperto.
Il ritrovamento è stato reso possibile grazie alla collaborazione della Sovrintendenza con i carabinieri di Filicudi, anch’essi sulle tracce di alcuni tombaroli del mare che avevano messo in commercio varie anfore. Proprio questi ultimi oggetti hanno permesso all’archeologo dell’Università di Palermo di individuare il punto esatto in cui è situata l’antica nave e porre il sito sotto tutela. Decisiva, nel recupero, la partecipazione del Museo archeologico regionale Luigi Bernabò Brea di Lipari.
Quello del Tisseyre è comunque solo uno dei numerosi ritrovamenti che, annualmente, avvengono a largo delle coste italiane e in tutto il Mediterraneo. Ancora una volta, come eredi dei Greci e dei Romani, siamo chiamati a scovare, conservare e tutelare tesori inestimabili. Questo il prezzo da pagare per vantare una storia millenaria che ancora pulsa tra le città, le campagne e i mari del Paese più bello del mondo.
(Fonte foto: Rete Internet)

