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Fiat, il rientro della Fiom dopo l’esilio

Stamane i metalmeccanici Cgil faranno ingresso a Melfi. Domani pomeriggio sarà la volta di Pomigliano. Landini: “La partita con la Fiat è solo iniziata”. Ma Sgambati avverte: “Tra noi e loro coesistenza impossibile: non possono fare come gli pare”.

“La partita con la Fiat è ancora aperta”. Lo ha detto ieri il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, annunciando il rientro, entro questa settimana, dei metalmeccanici della Cgil nella fabbriche italiane del gruppo, dopo circa tre anni di assenza forzata.

A Pomigliano i delegati della Fiom faranno ritorno domani, all’una e mezza del pomeriggio, con un breve sit-in davanti al varco operai dello stabilimento della Panda, la cui realizzazione ha determinato il nuovo contratto aziendale dell’auto, che la Fiom nel dicembre del 2010 non ha firmato. Stamane intanto rientrano nella Fiat di Melfi anche i tre operai (due sono rsu) iscritti al sindacato di Landini e licenziati dall’azienda nel luglio del 2010 con l’accusa di sabotaggio. Giovanni Barozzino, diventato nel frattempo senatore di Sel, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli si dovranno presentare alle otto in azienda, grazie alla sentenza civile che in via definitiva (Cassazione del 31 luglio di quest’anno) ne ha imposto il reintegro.

Proprio due mesi fa i tre operai sono stati però citati in giudizio penale dalla procura di Melfi per aver bloccato i carrelli robotizzati dell’impianto lucano durante lo sciopero indetto nella notte tra il 6 e il 7 luglio di tre anni fa. “A partire da martedì 24 e nei prossimi giorni – ha riferito Landini durante la conferenza stampa tenuta ieri pomeriggio nella Fiom di Roma – i nostri delegati riprenderanno possesso delle salette sindacali e di tutte le agibilità. Ma i problemi restano – ha aggiunto il segretario generale – perché la Fiat continua a discriminare la Fiom dimostrando di non voler applicare fino in fondo le sentenze della magistratura e della Corte Costituzionale”. Il riferimento è al fatto che i rappresentanti della Fiom continuano a essere chiamati al confronto con l’azienda soltanto a tavoli separati e solo “a giochi fatti”, cioè quando le intese con i sindacati firmatari sono già state raggiunte.

“E’ un comportamento antisindacale, non è accettabile”, ha aggiunto Landini rivolgendosi anche alle istituzioni regionali, anch’esse orientate ad accettare i confronti a tavoli separati. Per il resto il segretario generale della Fiom continua a ritenere del “tutto insufficienti gli investimenti annunciati dalla Fiat in Italia”. “Irisbus e Termini Imerese rischiano di sparire – ha specificato Landini – mentre il Suv Maserati a Mirafiori e la Panda a Pomigliano non garantiranno piena occupazione. Forti dubbi incombono su Cassino e Melfi”. Ma il ritorno dell’attività sindacale della Fiom nelle fabbriche Fiat sta preoccupando i sindacati firmatari, soprattutto sotto il profilo della corretta gestione degli investimenti e dell’esigibilità degli accordi e dei contratti, da cui la Fiom è “immune” per non averli sottoscritti.

“E’ evidente – stigmatizza Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm Campania – che non può esserci nello stesso stabilimento chi si assume le responsabilità condividendo le penalità e chi invece può pensare di fare come gli pare”.

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