“Marchionne restituisca ciò che ha preso ai lavoratori”. Così Beniamino Depalma, nell’omelia della messa di Natale, a Pomigliano.
Tantissime persone, forse cinquecento, seicento. Numeri a parte la sera di Natale non c’era spazio nemmeno per uno spillo nell’auditorium del liceo classico-scientifico Imbriani, dove il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, ha organizzato la messa per la Fiat e per tutto il mondo del lavoro in crisi. Una partecipazione massiccia che ha fornito la misura di quanto da queste parti sia sentita la vertenza dello stabilimento automobilistico campano e di tutte le altre grandi fabbriche di questo strategico polo industriale. “ La Fiat non deve chiudere: l’essere umano viene prima della finanza, della politica, dell’economia ”, il monito di Depalma lanciato durante la lunga omelia. Il vescovo ha ribadito il suo appello all’“ unità sindacale” e alla “ responsabilità ”.
Frasi che hanno riassunto i timori di queste settimane. La grande azienda automobilistica è infatti al centro di un epocale conflitto politico con la Fiom, dagli esiti imprevedibili. Entro il prossimo 14 gennaio, data di scadenza del confronto sindacale, il Lingotto potrebbe dare il via ai primi 19 licenziamenti unilaterali di altrettanti operai della newco Fabbrica Italia Pomigliano. Estromissioni decise dopo che, a ottobre, la corte d’Appello di Roma ha confermato la sentenza del tribunale capitolino, emanata a giungo, con cui la magistratura ha ordinato la riassunzione nello stabilimento della nuova Panda di 145 operai cassintegrati “ discriminati dall’azienda – secondo i giudici – perché iscritti alla Fiom ”.
I primi 19 lavoratori, attivisti del sindacato di categoria della Cgil, sono stati regolarmente riassunti nella newco, qualche giorno fa. Gli altri 126 operai dovranno passare in Fip entro la metà di aprile. Cosa che ha scatenato forti preoccupazioni anche perché se la Fiat dovesse dare il via ai licenziamenti per legge non potrà più riassumere nessuno fino a tutto il 2013. Inoltre ci sono le scadenze relative al regime di cassa integrazione per cessazione di attività ( che sta interessando complessivamente 2400 tute blu ) e a quello di cassa per ristrutturazione in cui sono coinvolti 720 addetti dell’indotto Fiat-ex Ergom e 316 di Fiat-Wcl.
“Il lavoro è un diritto, non un favore – ha aggiunto il vescovo Depalma – invito la finanza, la politica, i sindacati a risolvere il problema della disoccupazione e i rischi di nuovi smantellamenti”. Il massimo esponente della Chiesa locale è stato a tratti caustico. “Preghiamo anche per gli imprenditori – l’ulteriore monito del vescovo di Nola – affinché i soldi che guadagnano vengano reinvestiti per il lavoro e lo sviluppo e preghiamo anche per Marchionne, perché lui ha preso tanto dai lavoratori e quindi restituisca quanto ha preso”. Frasi pesanti come macigni. Ribadite in toto da don Aniello Tortora, responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola.
“Mi ha colpito – ha poi dichiarato Tortora – l’invito rivolto ai politici credenti di comportarsi nella vita in modo coerente alla nostra religione”. Dal pulpito ha preso la parola Raffaele Russo (Pdl), sindaco di Pomigliano: “Accogliamo l’invito alla responsabilità e all’unità ”. Domani, nella Cgil di Napoli, conferenza stampa unitaria sulla ex Ergom. Mobilitazioni di piazza in vista.

