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Nessuno dei documenti per il futuro governo dell’Italia dedica un capitolo alla questione meridionale. Nei propositi di chi si candida a governare l’Italia, solo cenni sparsi alle specificità dell’Italia del Sud.

Ma il Mezzogiorno? Dove è finito il Mezzogiorno? C’è veramente da chiederselo, leggendo gli intenti dei leader e delle formazioni che si candidano a governare l’Italia, o comunque a «fornire un contributo» a qualsiasi titolo. E già, perché quest’anno, nei giorni di Natale, abbiamo studiato per voi: siamo andati a leggere quelli che una volta si chiamavano «programmi». Per carità, è solo un esame sbrigativo e superficiale, per giunta incompleto perché taglia fuori alcuni dei soggetti politici più in vista. Poi si sa che i programmi elettorali e i manifesti sono parole scritte sulla sabbia. Ciò nonostante, qualcosa ci permettono pur di capire.

Ebbene, il fatto è questo: nessuno, ma proprio nessuno, dei documenti da noi consultati ha un capitolo riservato al Mezzogiorno. La questione meridionale è piuttosto da leggere tra le righe, setacciando le proposte finora formulate dai principali leader sulla scena politica. Noi abbiamo cercato di decifrarne gli intenti, per quello che è possibile, consultando vari programmi e materiali presenti sui siti web ufficiali dei partiti e delle formazioni in gioco. Tra questi, le pagine dell’agenda Monti, di recente pubblicata sul web. Oppure le “dieci idee” con cui Pierluigi Bersani ha sfidato gli avversari alle primarie del centrosinistra. Per non sbagliare, abbiamo letto anche la Carta d’intenti diffusa lo scorso ottobre, a cui, oltre al Partito democratico, hanno impresso il loro sigillo anche Sel e Psi.

Abbiamo poi consultato le slide che il Pdl ha inserito sul suo sito: in questi grafici costruiti con Powerpoint il partito berlusconiano illustra le sue posizioni sui temi più caldi, in attesa di un nuovo contratto con gli italiani o di qualsiasi cosa ne prenderà il posto. C’è una sezione dedicata alle “idee” anche sulla vetrina internet della Lega; e per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, è consultabile da mesi un dettagliato programma.

ANTIMAFIA – Non è solo un problema del Sud, ovviamente. Però passa per il Mezzogiorno, come tutti sanno, il fronte più caldo della lotta alla criminalità organizzata. Estendere l’applicazione del reato di riciclaggio, includendo il cosiddetto “autoriciclaggio”, è una delle proposte contenute dall’Agenda Monti per intercettare e bloccare la circolazione dei capitali mafiosi. Ancora: per il presidente del Consiglio uscente, gli appalti pubblici devono essere affidati, di regola, alla Stazione unica appaltante, per meglio blindarli dalle infiltrazioni criminali. Il centrosinistra, nella sua Carta d’intenti, si appella semplicemente alla necessità di selezionare le candidature alle cariche pubbliche, in base alle regole del Codice etico approvato dalla Commissione bicamerale antimafia.

Per quanto riguarda il Pdl, poco è dato sapere sui contenuti dei provvedimenti che adotterebbe un governo targato centrodestra. Sul sito web del partito berlusconiano, tuttavia, vengono elencati i successi ottenuti dallo Stato quando al governo c’era il Cavaliere: i latitanti catturati, i beni sequestrati e confiscati, il “modello-Caserta” con l’intervento dell’esercito, e le misure per facilitare la confisca di beni ai mafiosi, con l’avvio dell’Agenzia beni sequestrati alla mafia. Se, d’altro canto, cercate la parola “mafia” nel programma del Movimento 5 stelle, non la troverete: non compare, infatti, neppure una volta.

FEDERALISMO FISCALE – Cosa devono aspettarsi le regioni del Mezzogiorno dai governanti prossimi venturi? Come verranno ripartiti i trasferimenti dello Stato ai sistemi sanitari regionali, per dirne una? A questo il Pdl dedica una delle slide esposte sul sito: si propone di superare il criterio della “spesa storica” per arrivare a quello dei “costi standard”. Leggi: la sanità non deve costare quanto è costato finora, ma quanto dovrebbe realmente costare. A essere messe ulteriormente a dieta, si suppone, sarebbero quelle regioni che finora hanno accumulato debiti imponenti, come il Lazio, la Campania e la Sicilia. Sul fronte opposto, la Carta d’intenti del centrosinistra mantiene un silenzio pressoché totale sull’argomento, e neppure il documento montiano sembra sbilanciarsi più di tanto.

A questi argomenti, ovviamente, dedica grande attenzione il programma della Lega. Uno dei concetti-chiave proposti dai nordisti è “regionalismo differenziato”. In pratica, si tratta di trasmettere funzioni alle regioni che sono pronte per riceverle, differenziando, appunto, tra diversi gradi di autonomia da regione a regione. Un modello, secondo il partito padano, che riuscirebbe non solo a premiare le regioni più virtuose, ma potrebbe stimolare quelle più arretrate a imitarle, innescando una sana competizione tra territori. Per il movimento promosso da Beppe Grillo, invece, il federalismo sta compromettendo il funzionamento della sanità pubblica e inasprendo le differenze tra regione e regione.

GIOVANI E MERITO. Trattenere il talento sul territorio, frenando l’esportazione di cervelli. E’ uno degli obiettivi che si pongono gli ideatori dell’Agenda Monti, che dedica un intero capitolo al merito e alla mobilità sociale. Ci sono alcuni accenni (non molti a dire il vero) a misure concrete: i montiani intendono spianare la strada alle nuove idee imprenditoriali, soprattutto con la semplificazione degli adempimenti burocratici e con agevolazioni fiscali, sul modello delle misure già varate dall’ultimo governo per le imprese “start-up”. La leva della detassazione viene indicata anche per le assunzioni di giovani, e d’altronde l’agenda montiana intravede borse di studio di taglio “professionale” per ragazzi capaci ma privi di risorse familiari. Per quanto riguarda l’accesso alle carriere professionali e nella pubblica amministrazione, l’ex commissario europeo alla Concorrenza cita la necessità di allentare l’influenza della politica.

Con questa filosofia è d’accordo, in qualche modo, anche la Carta d’intenti del centrosinistra. Il proposito dei suoi sottoscrittori è di liberare l’energia e la creatività delle nuove idee, forzando le “chiusure familistiche e corporativistiche della società italiana”. Il documento, però, non chiarisce il come. Da segnalare, a margine, che il programma del Movimento 5 Stelle prevede l’abolizione del valore legale dei titoli di studio, così come di diversi ordini professionali.

(Fonte Foto:Rete Internet)